Un’occasione perduta e un segnale istituzionale che lascia l’amaro in bocca. La seduta del Consiglio Comunale di Belpasso, chiamata a trattare temi di cruciale rilevanza sociale, si è chiusa ieri prima ancora di iniziare a causa della mancanza del numero legale.
Tra i punti più attesi all’ordine del giorno figurava la “Mozione di indirizzo per il riconoscimento formale e la sensibilizzazione sociale sul tema del Femminicidio”, promossa dalla consigliera Fiorella Vadalà. Un atto di indirizzo politico e civile volto a promuovere percorsi educativi nelle scuole e organizzare tavoli di confronto aperti a tutta la cittadinanza, nato per rispondere all’escalation di violenza di genere che continua a scuotere la coscienza pubblica nazionale.
Un tema dolorosamente attuale, che si inserisce in un clima ancora carico di commozione e rabbia per il drammatico caso di Lorena Isceri, la 45enne originaria del Salento sequestrata sotto casa a Firenze dal suo ex Federico Vella e drammaticamente uccisa lungo l’autostrada A1. Un orrore che impone alle istituzioni locali di fare la propria parte sul piano della prevenzione e dell’educazione emotiva e culturale.
Tuttavia, nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale di Belpasso, la politica non è riuscita a trovare una sintesi unitaria. Al momento dell’appello nominale sono risultati presenti solo il Presidente del Consiglio Andrea Magrì, i consiglieri Salvo Pappalardo, Stefano Toscano, Carmelo Carciotto e Andrea Paparo, oltre agli assessori Arizzi e Campisi. Troppo pochi per garantire la validità della seduta.
Costatata l’assenza della maggioranza dei componenti del Senato cittadino, al Presidente Magrì non è rimasto che prendere atto della mancanza del numero legale ai sensi dell’articolo 53 dello Statuto Comunale vigente e sciogliere l’aula.
Duro lo sconforto espresso al termine del tentativo di avvio dei lavori: la mozione sul contrasto al femminicidio avrebbe dovuto rappresentare una convergenza super partes, un segnale corale di vicinanza a tutte le vittime e alle famiglie devastate da simili tragedie.
Particolarmente duro e intriso di amarezza il commento della consigliera Fiorella Vadalà: “L’aula consiliare deserta quando si parla di femminicidio è lo spaccato di una società ancora sommersa, che permetterà altri crimini di questo genere con il cattivo esempio che viene dato dalle istituzioni.”
La mancata partecipazione di gran parte della politica locale su un tema che avrebbe dovuto unire al di là delle appartenenze partitiche riapre un dibattito profondo sul ruolo delle istituzioni nel contrasto alla violenza sulle donne.





