Una mattinata di profonda commozione e solidarietà ha unito la comunità di Belpasso. Sono stati consegnati ufficialmente tre defibrillatori semiautomatici (DAE) destinati ad altrettanti istituti scolastici del territorio: l’Istituto Superiore “F.Redi”, il plesso Ex ITIS dell’IC “Nino Martoglio” e l’IC “Giovanni Paolo II” di Piano Tavola.

Un gesto concreto che nasce da una dolorosa perdita, la scomparsa, avvenuta il 13 dicembre 2025, della signora Maria Grazia Bonforte. I figli, Daniele e Roberto Motta, hanno scelto di raccogliere le donazioni ricevute in memoria della madre e, integrando personalmente la somma mancante, hanno acquistato i dispositivi salvavita per donarli alla popolazione scolastica.
Il sindaco Carlo Caputo ha espresso profonda gratitudine per l’iniziativa, sottolineando il grande cuore del territorio: “Belpasso è una comunità piena di buoni sentimenti. Oggi ne abbiamo avuto un’ennesima, commovente, conferma.”
La consegna dei DAE ha visto una partecipazione calorosa e coinvolgente da parte di docenti, studenti e istituzioni. La Misericordia di Belpasso ha effettuato delle dimostrazioni pratiche sull’uso dei dispositivi, offrendo un prezioso momento educativo. I defibrillatori sono stati inoltre benedetti, a sigillo di un momento che unisce senso civico e profondo valore umano.
All’evento erano presenti, il primo cittadino di Belpasso, Carlo Caputo, l’assessora alla Pubblica Istruzione Tiziana Arizzi, l’on. Giuseppe Zitelli, insieme ad amministratori e consiglieri comunali. Fondamentale anche il presidio dei volontari della Protezione Civile e della Polizia Locale, a testimonianza di una comunità capace di stringersi nei momenti che contano e di fare squadra per il bene comune.

Le parole di Roberto Motta: “Il bene va fatto sempre”
Di seguito, la toccante dichiarazione integrale di Roberto Motta, che spiega le radici e il messaggio profondo dietro questa donazione:
Oggi siamo qui per onorare la memoria di mia madre, Maria Grazia Bonforte, venuta a mancare il 13 dicembre 2025. Desidero innanzitutto ringraziare tutte le persone che, con un piccolo o grande gesto, hanno voluto contribuire economicamente e aderire alla mia idea di donare dei defibrillatori alle scuole, con la speranza che possano servire a salvare vite umane – soprattutto quelle dei bambini e dei ragazz-i qualora ce ne fosse bisogno. Tutto questo nasce da un momento di grande dolore. Quando mia madre è venuta a mancare, ho ricevuto l’affetto e la vicinanza di tantissime persone. Chi mi conosce sa quanto io creda nel fare del bene, nell’aiutare il prossimo e nell’impegno verso la comunità. Proprio in quei giorni, molte persone, venendomi a trovare nello sconforto e conoscendo il mio modo di essere, mi hanno stimolato e incoraggiato a lasciare un segno concreto. Mi hanno spinto a trasformare la rabbia per la perdita di mia madre, e quel dolore immenso, in qualcosa che potesse fare del bene agli altri; in un gesto che potesse restare per sempre, in modo indelebile. Ed è proprio da lì che è nata questa idea: raccogliere delle somme e, insieme a mio fratello, aggiungere la parte restante per acquistare questi tre dispositivi.
La forza per compiere questa azione me l’ha data mia madre. In quei giorni ero lì, in ospedale accanto a lei, e anche quando stavo male dentro di me facevo finta che andasse tutto bene pur di regalarle un sorriso. Volevo solo vederla stare bene, felice, e poter tornare a casa dai suoi nipoti, cosa che purtroppo non si è potuta realizzare.
Oggi, quindi, siamo qui per ricordare mia madre, ma con questo gesto vorrei lasciare anche un messaggio ai ragazzi e a tutta la comunità belpassese: il bene va fatto sempre, senza distinzione di alcun genere.
Dobbiamo imparare a volerci bene, a rispettarci e ad aiutarci, perché spesso ci rendiamo conto di quanto siano importanti le persone soltanto quando non ci sono più. Spero che questa iniziativa possa essere di stimolo per tutti coloro che desiderano fare del bene, perché ce n’è davvero bisogno. Io credo fortemente e soprattutto nei giovani di oggi, nei bambini, nelle nuove generazioni. Salvare la vita di un ragazzo significa salvare una famiglia, significa proteggere il nostro domani.
Viviamo in un mondo dove la tecnologia ci tiene sempre connessi davanti a un monitor, e a volte ci rende più distanti gli uni dagli altri. Proprio per questo dobbiamo insegnare ai nostri figli a essere più presenti, ad ascoltarsi, a guardarsi negli occhi, a tendere una mano a chi è in difficoltà. Aiutare il prossimo non significa soltanto fare una donazione economica. A volte basta una parola, un gesto semplice, stare vicino a un amico o a un compagno che sta attraversando un momento difficile.
Per questo la mia scelta è ricaduta sugli istituti scolastici: perché è proprio dalle scuole che bisogna partire. È qui che si formano non solo gli studenti, ma soprattutto le persone di domani. Se riusciamo a crescere una generation fondata sui valori del rispetto e della solidarietà, allora avremo adulti migliori e una società migliore.
Questo è il ricordo più grande e più bello che porterò sempre con me: averle donato serenità e amore fino all’ultimo. E se tutto questo, un domani, potrà aiutare anche solo un ragazzo – sperando che non ce ne sia mai bisogno – allora avrò realizzato il desiderio più grande che porto nel cuore.
Grazie di cuore a tutti voi per essere qui oggi. Ringrazio l’Amministrazione Comunale e le Dirigenti Scolastiche che hanno collaborato nei sopralluoghi per individuare i punti migliori dove installare i dispositivi, dimostrando sensibilità e presenza concreta verso la comunità.
E soprattutto… un grande bacio va a te, Mamma, che mi manchi tantissimo




