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Home » Ambiente » Biancavilla. Dopo l’abusivismo e l’amianto spuntano trivelle e ciminiere

Biancavilla. Dopo l’abusivismo e l’amianto spuntano trivelle e ciminiere

Pietro Nicosia Di Pietro Nicosia
12 Aprile 2019
in Ambiente, Biancavilla
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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Biancavilla. Dopo l’abusivismo e l’amianto spuntano trivelle e ciminiere
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Dopo il tavolo tecnico di ieri sul digestore dell’umido della Ch4 Energy, Piano Rinazze sembra veder stravolgere la sua naturale vocazione agricola

Sembra un destino atroce quello di Biancavilla, città dalle mille potenzialità castrate dall’opera dell’uomo. Una straordinaria posizione naturale, sospesa a metà fra l’Etna, con un territorio in parte ricadente in un’area Unesco (quella sommitale del vulcano), e la Valle del Simeto su cui, come da un balcone, la città si affaccia. Una posizione paesaggistica invidiabile, da cui ammirare il corso del fiume e le arance della Piana di Catania, un agrume invidiato da tutto il mondo per le straordinarie caratteristiche organolettiche. E poi l’opera di due geni come Tamo da Brescia e Carlo Sada, che hanno lasciato traccia del proprio passaggio in diversi monumenti cittadini, e la poesia futurista di Antonio Bruno.

Eppure, della fortuna che il Padreterno ha regalato alla “Terra di Callicari”, l’uomo sembra proprio non sapere che farsene. Venne l’abusivismo a sfigurare, fra i ’70 e gli ’80, le periferie della cittadina e parte del tessuto storico. Poi, vent’anni fa, lo shock per una fibra malefica contenuta nella pietra, la fluoroedenite – simile all’amianto –, causa di decine di morti per mesotelioma pleurico. E se tutto ciò non bastasse, ecco le trivelle che da qualche mese cercano petrolio nei pressi del Simeto e, all’orizzonte, gli impianti rifiuti che impediscono ai giovani di immaginare il proprio futuro basato su quanto di più gustoso e naturale questa terra offre.

Di ieri il tavolo tecnico sul primo dei due impianti, quello della Ch4 Energy, che prevede il trattamento anaerobico della frazione organica dei rifiuti e degli scarti di potatura per la produzione di biometano e compost. Una conferenza che, di fatto, ha annunciato a tutta la città che con ogni probabilità quest’opera vedrà la luce. Le autorizzazioni sembrano esserci tutte. Mancano ancora pochi passaggi burocratici ed il pronunciamento del Tar (dopo un ricorso dell’attuale amministrazione) per far aprire il cantiere. Prevediamo, nel mezzo, una raccolta di firme degli ambientalisti, un po’ di marce, slogan, cartelli, politici in passerella, telecamere, indignazione. Tuttavia, il destino sembra ormai segnato.

Sia ben chiaro: l’impianto della Ch4 Energy, come sembrano concordare tutti, è sicuro, ecologico e potrebbe addirittura giovare anche all’agricoltura. Ma il punto è un altro: perché proprio questo territorio e perché questa dimensione? Perché un impianto, anche se ecologico, deve sorgere nel bel mezzo degli agrumeti e delle produzioni agricole biologiche Dop e Igp? E perché deve accogliere la frazione umida di 1 milione e 800 mila persone? Perché queste strade dovranno vedere transitare 30 autocompattatori maleodoranti ogni giorno?

Dal canto suo, la Ch4 Energy è certa di aprire l’impianto a Piano Rinazze e ostenta una spavalda sicurezza. La società sta facendo di tutto per rendersi simpatica al territorio: ha convocato i giornalisti (Yvii24 ha rifiutato l’incontro) e gli editori della zona alla vigilia del tavolo tecnico. Si è impegnata a contribuire alla riduzione della Tari (tassa rifiuti) per i biancavillesi in quanto il Comune non pagherà oneri di conferimento per l’umido e promette prebende annuali che l’amministrazione potrà utilizzare come meglio crede: carri di carnevale, notti bianche, spettacoli stellari per i santi patroni, Natali a venire pieni di luci e di bontà.

Insomma, l’impianto di Piano Rinazze sembra aprire la strada ad uno sviluppo diverso da quello che alcuni avevano arditamente ipotizzato sin qui, sintetizzato al meglio dal successo dell’Area interna “Valle del Simeto”, e che faceva leva sui prodotti agricoli d’ecellenza, sul biodistretto e sull’indotto enogastronomico e naturalistico che ne poteva derivare. Le trivelle già bucano da tempo il territorio per ricercare petrolio, il “digestore” della Ch4 Energy sembra cosa fatta ed un termovalorizzatore (quello che Paternò aveva rigettato con una durissima battaglia) sembra proiettare la propria ombra cupa sulla città. Chi sarebbe disposto, domani, a a trascorre una domenica in un agriturismo a Piano Rinazze con vista su trivelle e ciminiere? A pensarci bene, potrebbe essere un’idea: pranzo tipico con panorama sull’inceneritore, ogni 4 coperti, in omaggio una mascherina di protezione dai fumi combusti.

Tags: Ch4 Energycomune biancavilladigestoreimpianto rifiutipiano rinazzerifiutitrattamento anaerobico rifiuti
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Iscritto all’Albo dei Giornalisti dal 1993, collabora con le differenti tipologie di media: carta stampata, tv, internet. Fra le diverse forme di giornalismo predilige il racconto dei luoghi siciliani con le immagini e con le parole.

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