Le criticità strutturali del sistema della formazione professionale siciliana sono tornate prepotentemente al centro del dibattito, confermando drammaticamente i timori e le analisi emersi nella puntata di Fede Talk dello scorso 23 giugno. Quello che era stato descritto come un settore strategico ma perennemente in bilico tra eccellenza e fragilità burocratica, oggi si trova ad affrontare una crisi senza precedenti: l’improvvisa revoca dell’Avviso n. 33 da parte dell’Assessore Turano.
In appena due giorni, mesi di concertazione tecnica, programmazione e mappatura dei fabbisogni territoriali sono stati letteralmente azzerati. Un dietrofront che non solo blocca il Catalogo regionale dell’offerta formativa IeFP 2026/2027 (già approvato a marzo), ma che mette a nudo i nodi storici che penalizzano la Sicilia rispetto al resto d’Italia.
Come si è discusso a Fede Talk, la dignità del sistema formativo passa per regole certe e il rispetto dei Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) di settore. Eppure, la miccia che ha portato al ritiro dell’Avviso è stata accesa dalla nota di una singola sigla (Assofor) che non sottoscrive alcun CCNL.
Le associazioni datoriali storiche (FORMA.RE , CENFOP Sicilia, ANFOP Sicilia, Sicilia e ASEF), supportate in modo unitario dai sindacati di categoria (FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA e SNALS), sollevano un interrogativo di pura trasparenza: com’è possibile che un’intera programmazione pubblica venga ribaltata in 48 ore sulla base di ricognizioni non ufficiali?
Durante il confronto dello scorso 23 giugno era emersa chiaramente la necessità di dare stabilità agli enti e continuità agli studenti, soprattutto a quelli in obbligo scolastico che vedono nei percorsi IeFP l’unica alternativa alla dispersione.
Le parti sociali avevano offerto all’Assessorato una via d’uscita logica e sostenibile nel mantenere attivo l’Avviso n. 33 e verificare l’effettiva necessità di finanziare ulteriori percorsi solo in un secondo momento, a iscrizioni consolidate. La scelta di azzerare tutto, invece, ricalca pericolosamente quanto già vissuto con il vecchio Avviso n. 7, che paralizzò il settore per mesi.
L’impatto sociale: ragazzi e famiglie come “danni collaterali”. La formazione professionale in Sicilia non è un ammortizzatore sociale o un diplomificio:, è un presidio educativo. Toglierle certezze significa colpire direttamente le periferie urbane e i piccoli comuni dove questi centri sottraggono i giovani alla criminalità e al disagio stradale, trasformando il talento manuale e tecnico in vera occupabilità.
“Ci chiediamo quale interesse pubblico possa giustificare una scelta di tale portata” – denunciano le associazioni. A pagare il prezzo delle esitazioni della politica saranno migliaia di studenti e i lavoratori del comparto.
L’intervento della Presidenza: ultima chiamata. La convocazione urgente dell’Assessore Turano da parte del Presidente della Regione, Renato Schifani, è la conferma che il caso ha superato il livello di guardia amministrativo ed è diventato un problema politico regionale. L’auspicio è che la Presidenza ripristini la rotta, ricordando che la formazione dei giovani siciliani non può essere trattata come una variabile cedevole alle prime pressioni esterne.






