In data 22 luglio 2026, la Polizia di Stato di Catania, su disposizione di questa Procura Distrettuale della Repubblica, ha dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare dell’obbligo di dimora, emessa in data 20 luglio dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania, nei confronti di un giovane paternese, classe 2002.
Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal GIP, ferma restando la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di condanna, alla luce degli elementi attualmente disponibili e considerando la fase processuale preliminare che non ha ancora permesso l’instaurazione del contraddittorio davanti al giudice, l’indagato è stato ritenuto gravemente indiziato dei delitti di tentato omicidio pluri-aggravato, porto e detenzione di strumenti atti ad offendere, dell’uso di un coltello a scatto, dei futili motivi, avendo il reo agito in conseguenza di gesti irriverenti posti in essere dalla vittima (in condizioni di palese ebbrezza alcolica), nonché della finalità della discriminazione razziale, avendo rivolto espressioni offensivi di natura razzista alla persona offesa durante le fasi esecutive del delitto.
Il provvedimento restrittivo in parola, consistente nell’obbligo di dimora, a fronte della richiesta di custodia in carcere avanzata da questo Ufficio di Procura, scaturisce da investigazioni di tipo tradizionale, svolte dalla III Sezione Investigativa “Reati contro la persona, sessuali e in pregiudizio di minori”, in occasione del ferimento, accaduto la sera del 3 maggio scorso, nel centro storico di Catania, di un cittadino extracomunitario, trovato riverso per terra, in una pozza di sangue, in stato confusionale. Il predetto, non in grado di chiarire né l’identità del suo aggressore né la dinamica sottesa agli accadimenti, è stato ricoverato per “ferita da taglio in sede temporale sinistra, ferita da punta al dorso, ferita da punta all’emitorace sinistro” e dimesso con prognosi di 30 giorni.
A conclusione delle tempestive indagini, caratterizzate dalla combinazione di esiti della disamina di ripresa e di interesse nonché delle dichiarazioni assunti dai testimoni, comprese quelle autoaccusatorie dell’indagato, è stato possibile comprendere che il ferimento in parola sarebbe stato originario originato dai gesti irriverenti posti in essere dalla persona offesa nei confronti dell’indagato, quindi da un breve scambio di battute, seguito dall’estrazione da parte dell’indagato stesso di un coltello, con cui avrebbe colpito ripetutamente la parte lesa, sferrandogli più fendenti diretti all’addome, al dorso e al capo.






