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Home » Provincia » Democrazia partecipata 2017: condannati Adrano, Belpasso, Biancavilla, Paternò, Ragalna. Bene Licodia

Democrazia partecipata 2017: condannati Adrano, Belpasso, Biancavilla, Paternò, Ragalna. Bene Licodia

Pietro Nicosia Di Pietro Nicosia
29 Gennaio 2020
in Politica, Provincia
Tempo di lettura:2 minuti di lettura
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Democrazia partecipata 2017: condannati Adrano, Belpasso, Biancavilla, Paternò, Ragalna. Bene Licodia

Foto di Okan Caliskan da Pixabay

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I cinque comuni sanzionati per il mancato coinvolgimento dei cittadini nell’utilizzo del 2% dei trasferimenti regionali. E Santa Maria di Licodia, sale in cattedra

Paternò € 27.602, Biancavilla € 16.982, Belpasso € 11.392, Adrano € 10.545, Ragalna € 7.565. Non è una graduatoria di somme destinate a cinque comuni del versante sud-occidentale dell’Etna, ma, purtroppo, l’esatto contrario: sono, infatti, le somme che questi comuni dovranno restituire alla Regione Siciliana per la mancata destinazione del 2% del totale dei trasferimenti regionali spettanti a ciascun comune in forme di democrazia partecipata nell’anno 2017. Fra i centri del comprensorio Etna-Simeto, brilla solo Santa Maria di Licodia: l’amministrazione presieduta da Totò Mastroianni, prima sindacatura, ha infatti utilizzato l’intero 2% delle somme stanziate in suo favore dalla Regione nel 2017: 8.995 euro, aggiungendone anche cinque.

Val la pena di ricordare che le amministrazioni condannate sono: Adrano Ferrante; Belpasso Caputo; Biancavilla Glorioso; Paternò Mangano/Naso; Ragalna Chisari.
La “democrazia partecipata” è stata introdotta nei comuni siciliani dalla Legge regionale n.5 del 2014, articolo 6, comma 1, e stabilisce il coinvolgimento della società civile per la destinazione del 2% del totale dei trasferimenti regionali spettanti a ciascun comune. In sostanza, in modalità che ogni comune sceglie autonomante, si chiamano i cittadini a presentare, e poi a scegliere, come utilizzare una piccola parte dei fondi della Regione: progetti per servizi, associazioni, opere pubbliche etc.

La successiva legge regionale numero 9 del maggio 2015, ha introdotto un principio sanzionatorio che obbliga i Comuni inadempienti a restituire a Palermo, nell’esercizio finanziario successivo, la somma non impiegata per il finanziamento delle forme di democrazia partecipata. Proprio in questo meccanismo sono rimasti incastrati i 5 comuni. E Santa Maria di Licodia si prende una piccola rivincita: il piccolo comune etneo sale in cattedra e, sul coinvolgimento dei cittadini nell’amministrazione, indica ai comuni del comprensorio la via da seguire. Bravi.

Tags: democrazia partecipatarestituzione fondi
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