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Home » Cronaca » “En Plein 2”, azzerati i “Laudani” di Paternò

“En Plein 2”, azzerati i “Laudani” di Paternò

redazione Di redazione
19 Giugno 2018
in Cronaca, Provincia
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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Operazione della Dda nella notte contro i “Mussi di ficurinnia” dei Rapisarda e dei Morabito

Alle prime ore del mattino, su delega di questa Procura Distrettuale, circa duecento carabinieri del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia etnea, nei confronti di 19 persone chiamate a rispondere dei delitti di associazione di tipo mafioso, in quanto ritenute appartenenti al “gruppo di Paternò”, quale articolazione territoriale della famiglia mafiosa“Laudani” facente capo a  Salvatore Rapisarda e a Vincenzo Morabito inteso Enzo Lima, nonché di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti,tentata rapina,porto e detenzione illegale di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.
L’operazione odierna costituisce naturale sviluppo dell’indagine “En Plein” eseguita l’8 aprile 2015 che ha portato alla cattura di 16 soggetti (per i delitti di associazione di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, porto abusivo e detenzione illegale di armi) consentendo in quell’occasione di colpire duramente due contrapposti gruppi criminali operanti a Paternò, segnatamente, l’articolazione territoriale del clan “Laudani” – facente capo ai due “responsabili” Salvatore Rapisarda e Vincenzo Morabito – ed il gruppo facente capo al defunto Salvatore Leanza inserito nel clan “Assinnata”, propaggine territoriale della famiglia mafiosa “Santapaola”.
Le indagini compiute nell’ambito del citato procedimento penale “En Plein” consentivano di individuare il mandante e gli esecutori materiali dell’omicidio di Salvatore Leanza, inteso “Turi paredda”, avvenuto a Paternò il 27 giugno 2014 e del tentato omicidio di Antonino Giamblanco, inteso “u sciallarese”, avvenuto a Motta Sant’Anastasia il 30 luglio 2014.

GLI ARRESTATI

Proprio con riguardo a questi due fatti di sangue, inoltre, lo scorso mese di maggio, veniva data esecuzione ad un ulteriore provvedimento di cattura emesso dal G.I.P. a carico di 6 soggetti nei confronti dei quali, grazie alla convergenza delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Franco Musumarra e Orazio Farina, venivano acquisiti gravi indizi di colpevolezza in merito alla loro partecipazione all’omicidio in danno di Leanza ed al tentato omicidio del Giamblanco.
Nell’arco temporale immediatamente successivo alla esecuzione dell’ordinanza cautelare En Plein del maggio 2015, il costante monitoraggio dei personaggi di vertice del clan Laudani di Paternò permetteva di accertare che, nonostante lo stato detentivo, Salvatore Rapisarda continuava a reggere dal carcere le fila del clan e veniva in ciò coadiuvato dal fedelissimo Alessandro Giuseppe Farina, il quale, essendo anch’egli detenuto, si avvaleva della moglie Vanessa Mazzaglia, del suocero Antonino Mazzaglia e del nipote Emanuele Lucio Farina per veicolare direttive ed ordini ai sodali in libertà.

Salvatore Rapisarda conferiva l’incarico di responsabile ad interim per il territorio di Paternò al nipote Vincenzo Marano (detto Enzo u squalu), il quale gestiva le “piazze di spaccio” e la cassa comune del clan, assicurando il mantenimento degli associati detenuti. Le indagini consentivano di identificare, altresì, le “nuove leve” del gruppo mafioso in questione, le quali si occupavano di portare avanti le illecite attività criminose, al fine di monetizzare le somme di denaro destinate a confluire nella cassa comune.
Attraverso i colloqui con i familiari, i detenuti venivano, a loro volta, informati dei problemi associativi da risolvere (primo fra tutti quello degli stipendi agli associati) ed intervenivano dando specifiche disposizioni da far pervenire all’esterno del carcere.

Si accertava, inoltre, che uno degli strumenti di finanziamento dell’associazione mafiosa era il traffico di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana), che si sviluppava sulle “piazze di spaccio” di Paternò e di Santa Maria di Licodia.
Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, anche recenti, riscontrate da attività di indagine tecnica e tradizionale, permettevano di ricostruire le attività criminali e l’organigramma dei gruppi Morabito e Rapisarda, operativi nei Comuni di Paternò, Santa Maria di Licodia e Belpasso.
Le indagini permettevano di far luce anche su una tentata rapina a mano armata consumata il 30 dicembre 2017 a Paternò in danno di un distributore di carburante, nel corso della quale i due malviventi intervenuti (che venivano identificati negli arrestati Emanuele Lucio Farina e Samuele Cannavò esplodevano anche un colpo d’arma da fuoco a fini intimidatori.

L’operazione di oggi, denominata “En Plein 2”, si inquadra in un’ampia strategia di contrasto della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania e dei Carabinieri del Comando Provinciale che ha consentito, negli ultimi anni, grazie alla esecuzione dei diversi provvedimenti restrittivi citati, di disarticolare il gruppo Laudani di Paternò.
Gli uomini fermati nell’operazione odierna sono stati associati al carcere di Catania Bicocca, Messina e Prato, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terrà nei prossimi giorni.

 

Tags: antimafiaCataniaclancoscaddadirezione distrettuale antimafiain evidenzalaudanimafiamorabitooperazionePaternòrapisarda
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