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Home » Quel che le donne dicono » Femminicidio. La famiglia, culla della violenza

Femminicidio. La famiglia, culla della violenza

Pilar Castiglia Di Pilar Castiglia
15 Luglio 2017
in Quel che le donne dicono
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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Femminicidio. La famiglia, culla della violenza
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La scia di sangue di questi giorni testimonia quanto il fenomeno sia profondo. Un dramma dal quale nessuo si può chiamare fuori

Alla faccia di quelli che dicono che la violenza sulle donne non esiste. Questo il bollettino degli ultimissimi giorni. A Roma un uomo di 79 anni ha ucciso la moglie di 81 anni soffocandola con una busta di plastica per poi uccidersi a sua volta lanciandosi dal balcone. A Bari, una donna di 48 anni è stata uccisa a coltellate dal compagno di 32 anni. In provincia di Siena, un uomo di 56 anni ha ucciso a coltellate la moglie di 42 anni alla vigilia dell’udienza di separazione. In provincia di Caserta, una donna di 49 anni è stata uccisa dal compagno a colpi di pistola. La donna era stata già vittima di violenza ad opera del marito dal quale era separata che l’anno scorso ha tentato di ucciderla con venticinque coltellate. Infine, a Cagliari, una giovane ragazza è in coma farmacologico a causa delle botte prese dal fidanzato che, credendo che la ragazza fosse morta, si è lanciato dal cavalcavia.

Forse qualcosa che non va c’è! Forse ci sono altri responsabili in tutto questo, oltre ai diretti protagonisti. Forse bisognerebbe smetterla con quegli insulsi e stereotipati eventi sulla violenza sulle donne e sul femminicidio organizzati da gente impreparata e incompetente che, inconsapevolmente, diffonde messaggi che alimentano la violenza e la cultura maschilista, ai quali ormai siamo così tanto abituati tanto che nessuno vi presta più attenzione. Forse bisognerebbe che ai piani alti si rendessero conto che la famiglia per come ci ostiniamo a concepirla e a mantenerla, troppo spesso, soprattutto per i bambini, non è teatro di amore e crescita consapevole, ma è teatro di violenza e di morte. Ciò, a causa delle imposizioni mentali che ereditiamo e dalle quali non vogliamo sganciarci.

Esistono gli uomini violenti e ne esistono tanti, ma esistono donne, tante donne, che si ostinano a voler portare avanti rapporti malati, patologici, disturbati. Donne che a loro a volta diventano aggressive e violente con chi si spende per aiutarle (Carabinieri, operatrici dei Centri Antiviolenza, familiari, amici) quando loro hanno già deciso di ritornare con il maltrattante. Questo è il punto. Le istituzioni non potranno mai tutelare appieno una donna se non è lei stessa a decidere di tagliare il legame violento. E perché queste donne non lo fanno? E perché questi uomini si agganciano a queste donne? E perché questi uomini sono violenti? Le risposte sono da ricercare nelle famiglie di origine e nella nostra cultura sessista e maschilista che viene alimentata da uomini e da donne. Il fenomeno della violenza sulle donne è un fenomeno che riguarda tutti, uomini e donne, e che è causato da tutti, da uomini e da donne.

E quindi, vi prego, smettiamola con eventi con scarpette rosse, drappi rossi e frasi fatte, ai quali partecipano per lo più solo donne, spesso improvvisate e con la testa intrisa di maschilismo più degli uomini, e quando partecipano gli uomini è solo perché sono in cerca disperata di consensi elettorali.
Il fenomeno della violenza sulle donne è gravissimo perché se non si ferma non può fare altro che ricreare altre generazioni di violenti e di donne dipendenti che si ostinano a non volere spezzare la catena della violenza. Entrambi, uomini violenti e donne dipendenti sono nocivi per i figli che assistono ad un modello genitoriale sbagliato che da adulti non potranno fare altro che riprodurre. La violenza non è mai giustificabile e deve essere punita, come in effetti viene punita, ma deve essere prevenuta, altrimenti è un circolo senza fine. Un circolo del quale, tutti, proprio tutti, uomini e donne, sono gravemente responsabili.

Tags: donnefamigliafemminicidioin evidenzaviolenza
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