Oggi è il Giorno della Memoria che ricorre ogni 27 gennaio poiché in quella giornata del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz sancendo la fine dell’Olocausto.
Tra le tante tragiche vicissitudini durante la seconda guerra mondiale, una ha riguardato una città, Terezin, ad alcune decine di chilometri da Praga, che venne trasformata in un ovattato ghetto per gli ebrei appartenenti alle classi sociali più in vista, poiché, in quanto tali, con la loro improvvisa sparizione, avrebbero potuto innescare delle ricerche insospettendo probabilmente l’opinione pubblica mondiale, la quale a quel punto si sarebbe potuta (e dovuta) accorgere (prima di quanto non lo abbia poi fatto) dei “demoni”, ma forse dovrei dire, della umana sociopatia (incapacità di accettare un equilibrio etico) che si celavano dietro lo stendardo del “Terzo Reich”.
27 gennaio “Il giorno della memoria”, la Commissione che non vide
Invece, la propaganda militante e mediatica seppe all’epoca fare apparire Hitler persino come colui che aveva “regalato” la città “Theresienstadt” agli ebrei (o ghetto di Terezín secondo la definizione preferita da alcuni studiosi), così riuscendo quindi a non ingenerare dubbi nell’opinione pubblica europea nonostante le persone continuassero a confluire a decine di migliaia a Terezin per poi sparire nel “nulla” (dal momento che gradualmente venivano poi avviate ai campi di concentramento e camere a gas per essere sterminate).
E quando la comunità internazionale chiese ai nazisti di visitare la fortezza di Terezin, dove erano ammassate tutte quelle persone (dormivano ad esempio in 25 in una stanza appena sufficiente per pochi e su fatiscenti letti di legno a castello), i comandanti del “Terzo Reich”, dopo avere innanzitutto deportato altrove (nei campi di concentramento per essere gassificati) tutti gli orfani e malati, organizzarono un percorso preordinato per la Commissione Internazionale, facendo ripulire agli stessi ebrei tutte le parti interne ed esterne delle strutture in cui sarebbe stata fatta passare.
27 gennaio “Il giorno della memoria”, la Commissione che non vide
Distribuirono a tutti vestiti nuovi e cibo, ed in particolare ai bambini imposero di ripetere continuamente la frase ‘’’Caro “Zio Rahm non vogliamo più mangiare tante sardine siamo sazi molto sazi’’. “Karl Rahm“ era il comandante in quella sede il quale a sua volta andava pure ripetendo “E’ così divertente stare a Theresienstadt, allora suonatela la musica allegra” (un’analoga frase anche tutt’oggi si sente quando si vuole dissimulare certa evidente quanto in certi casi notoria realtà specialmente nostrana).
Tutti dovevano quindi (in quella circostanza) ridere, cantare, ballare e mangiare, insomma dovevano apparire felici e contenti. Ma quando andò via la Commissione Internazionale, la quale incredibilmente non si pose neanche il dubbio di vedere cosa ci fosse oltre gli edifici del percorso prestabilito dai nazisti, tutti gli ebrei presenti in quell’occasione furono caricati sui carri merci ed inviati ai campi di concentramento a morire nelle camere a gas affinché non ci fossero testimoni.
27 gennaio “Il giorno della memoria”, la Commissione che non vide
Addirittura, i nazisti, avendo compreso l’importanza di insistere nella propaganda ingannevole, riorganizzarono la stessa orrenda commedia, ma stavolta girando un film che documentasse le stesse “farse” (che inquietante assonanza con certi “programmi televisivi” e d’informazione odierni) con protagonisti altri ebrei anch’essi deportati a Terezin in attesa di essere smistati nei campi di concentramento di Auschwitz.
All’allora Presidente della Commissione Maurice Rossell e gli altri delegati. nelle sei ore che passarono nella Grande fortezza di Terezin, fu mostrato loro un ghetto modello del tutto finto, con gente sana, vitto abbondante, alloggi puliti e tutt’altro che sovraffollato, tanto da concludere nel suo rapporto che: “Era una visita prevista dalle SS e io ho riportato quello che ho visto. Ho anche fatto parecchie foto e come si dice a volte una foto vale più di mille parole … abbiamo visto una normale città di provincia … Possiamo dire che abbiamo provato uno stupore immenso per il fatto di aver trovato nel ghetto una città che vive una vita quasi normale” (un’altra preoccupante simile corrispondenza con certe “dichiarazioni” foto e video, di altrettanti titolati vari osservatori dei giorni nostri). La farsa era invece terminata come volevano i tedeschi. Una tragica pagliacciata che aveva visto i nazisti come registi, gli ebrei come attori, la Commissione come spettatrice.
Nell’immagine sopra interna, Walter Frentz, un fotografo, produttore cinematografico e cameraman tedesco che ebbe un ruolo di primo piano nella realizzazione di film di propaganda in epoca nazista.







