Durante una festa dei 18 anni ammazzano una capretta a calci e postano il video. È accaduto ad Anagni, comune della provincia di Frosinone nel Lazio. La capretta pascolava serena all’interno di un agriturismo, quando un giovane ha dato sfogo furia contro la capretta tra le risate dei presenti a una festa di compleanno per i diciotto anni di una giovane. L’episodio è avvenuto sabato 19 agosto ma si è appreso solo da qualche giorno poiché è iniziato a circolare il video in rete. Scioccato il titolare dell’agriturismo ha sporto denuncia presso la Compagnia dei Carabinieri di Anagni. L’informativa inviata alla Procura dei Minori di Roma ha consentito l’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di ‘uccisione di animali’, dei due adolescenti, residenti a Fiuggi. Il Pm di turno, dopo aver visto i filmati, ha disposto l’avvio dei riscontri investigativi. La violenza sulla capretta, che aveva pochi mesi, è stata ripresa in un video, nel quale si vede un gruppo di diciottenni al termine di un compleanno uccidere a calci sulla testa una delle caprette che si trovava nell’agriturismo dove si erano tenuti i festeggiamenti. In un primo video, diffuso sui social, si vedono i ragazzi trasportare su una carriola la capretta che poi viene lanciata da una finestra. In un secondo filmato si vede uno dei ragazzi prendere la rincorsa per colpire a calci sulla testa la capretta tramortendola, ripetendo la scena fino ad ucciderla. Intorno le risate del gruppo e l’incitamento a continuare a far del male alla capretta che per la violenza dei colpi è morta. La Procura ha già iscritto due ragazzi nel registro degli indagati. Il proprietario della struttura ha denunciato l’episodio ai Carabinieri che ora procedono per il reato di “omessa custodia o malgoverno di animale”. I Carabinieri, individuato il presunto autore dell’inspiegabile episodio di violenza e dell’amico che ha ripreso l’intera scena con il suo smartphone, hanno ascoltato coloro che erano presenti alla festa. Le immagini, forti e scioccanti, pubblicate sui social mostrano il minorenne mentre con numerosi calci alla testa uccide la capretta che, attirata dal vociare e abituata alla presenza degli umani, si era avvicinata al gruppo di adolescenti che nel frattempo, invece di porre fine a quello scempio incitavano l’amico a non fermarsi.
L’OPINIONE.
Stavolta non pare c’entri il sesso, il porno, forse non c’entrano neppure le famiglie, forse persino le parentele sono cosiddette normali. Eppure ancora una volta i nostri ragazzi – tra l’altro nella fattispecie sembra non appartenenti a certi ambienti criminali, disagiati o emarginati – si sono come trasformati, esaltandosi addirittura in torturatori e carnefici di una piccola capretta. La scienza moderna in linea generale ci dice che non si nasce deviati, alterati, irragionevoli, cinici, salvo patologie inerenti altri campi scientifici. La scienza moderna ci dice, in linea di massima, che nasciamo potentemente predisposti cerebralmente come nessun essere vivente conosciuto che abbia mai abitato la Terra. Diventiamo quindi nel tempo ciò che ci permea la mente sin dalle prime ore di vita, poi ancora durante l’infanzia e quindi nell’adolescenza: emulando, elaborando, creando e immaginando, sulla scorta di ciò che nel tempo recepiamo, impariamo, consapevolizziamo, patiamo, viviamo, subiamo o gioiamo. Passato questo tempo (che ci dice la scienza moderna durerebbe fino a poco più dei vent’anni) di solito la nostra struttura interiore non avrà cambiamenti radicali, salvo continuo confronto con se medesimi, con gli altri e anche situazioni particolari. E allora è il mondo degli adulti a doversi chiedere dove ha sbagliato negli ultimi tre se non anche quattro decenni con le nuove generazioni. Lo Stato dovrebbe chiedersi, ad esempio, se gli insegnamenti scolastici e sin dai primi anni, sono adeguati ai tempi moderni, se forse non sarebbe l’ora di parlare più del presente, del ventesimo e ventunesimo secolo, invece che far uscire i ragazzi dalla scuola come se venissero dal passato. Forse la politica dovrebbe dare migliori esempi e in tutti sensi. Forse le istituzioni dovrebbero ritornare ad essere un riferimento certo e limpido. Forse i media, l’informazione, gli spettacoli, la pubblicità, i format, le canzoni, gli artisti, dovrebbero verificare meglio i propri contenuti e certe espressioni. Forse si dovrebbe far ritornare per tutti, nessuno esente, il sano timore della certezza di sanzioni e pene, rendendo anche la conoscenza delle leggi una materia fondamentale nella scuola dell’obbligo. Forse non ci deve essere alcuna tolleranza verso il cattivo esempio della criminalità, delinquenza e mafie. Forse dovrebbe tornare il senso del dovere e del bene comune. Forse è il momento di fermarsi a riflettere per agire con onestà intellettuale prima che con il passare del tempo si arrivi socialmente a qualche soglia di non ritorno della vivibilità.
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