Le “valchirie”, tutt’ora nell’immaginario di molti noi italiani questo termine rammenta soprattutto una figura erotica nordica, un retaggio di popolareschi quanto di successo, pellicole tra gli anni 70 e 90 tutt’ora diffusi. In questo articolo (sintetico considerato l’argomento) ove lasceremo da parte anche la mitologia in cui le valchirie erano al servizio di Odino per decidere quale tra i soldati deceduti dovesse andare nel Valhalla, parleremo delle donne negli eserciti del 21° secolo, specialmente quando necessariamente in prima fila, tra le quali le recenti autodefinitesi “valchirie ucraine”.
Per diverse Nazioni, ancora oggi, soprattutto ove Stato e confessioni sono un tutt’uno, è pressoché impensabile una donna soldato e tanto più al fronte. Fa eccezione e in maniera totalmente opposta il Kurdistan dove le donne si definiscono partigiane dell’umanità e non si arrendono davanti a nulla con il loro celebre motto ”combatteremo fino alla pace” tanto che spesso si arruolano adolescenti e diventano maggiorenni sul fronte, lo fanno di solito con il consenso della loro famiglia oppure anche contro il loro volere, sono note poiché riportate nelle cronache di qualche anno addietro le combattenti yazide, di etnia curda, che hanno formato una brigata dopo essere riuscite a sottrarsi alla schiavitù sessuale inflitta dai jihadisti dell’Isis Famose anche le soldatesse israeliane ove dal 1948 sono obbligate alla leva e note esperte di krav mag un’arte marziale di difesa personale sviluppata in Israele. L’esercito russo è composto da quasi il 5% di donne che tuttavia non svolgono mansioni di sentinella e di presidio e non vengono mandate in prima linea al fronte in caso di guerra nonostante siano autorizzate da un decreto presidenziale ad arruolarsi regolarmente dal 1992. La Cina dal 2020 ha raddoppiato la presenza di donne nell’esercito arrivando a circa il 4,5% di personale femminile. Negli Stati Uniti è dal 1976 che le donne sono ammesse tra i militari, con una percentuale del 16%, ma è solo da gennaio di quest’anno che è stato rimosso il divieto per le donne soldato di combattere in prima linea. In Italia dal marzo 2000 le donne sono state ammesse nelle Forze Armate. L’anno precedente anche tra i Carabinieri, nella nostra Nazione c’è un crescendo di interesse del mondo femminile verso la carriera militare e nelle Forze di polizia tanto più che le donne sono equiparate alle figure maschili. In Ucraina le donne prestano servizio militare come volontarie dal 1993 ricoprendo anche ruoli di prima linea e sono andate crescendo di numero specialmente nell’ultimo decennio con l’inasprirsi dei conflitti regionali con la limitrofa Russia. Con la recente invasione dell’ucraina da parte della Russia il ruolo delle donne soldato è divenuto sempre più necessario avendo anche bisogno l’esercito ucraino di nuove reclute, sicché recentemente si è costituito nella capitale, Kiev, un gruppo di donne soldato che si fanno chiamare le Valchirie ucraine e hanno preso parte all’addestramento militare, imparando tecniche di autodifesa e a maneggiare le armi. Si allenano insieme ai soldati al freddo, circondate dalla neve che ormai ricopre la regione. “Le donne che sanno difendersi e sanno maneggiare le armi non hanno paura di nulla”, ha dichiarato la fondatrice delle Valchirie ucraine Darina Trebukh. In merito alla guerra in Ucraina, controffensiva ucraina della scorsa estate non ha prodotto i risultati attesi. I russi continuano a occupare gran parte del territorio, consumando molte risorse e fiaccando il morale delle truppe del Paese e si teme anche una possibile dura invasione dell’esercito russo se non intervengono nel frattempo accordi di pace.
Nella seconda guerra mondiale le donne italiane ebbero un rilevante ruolo contro i nazisti, tuttavia una volta finito il conflitto, certa mentalità tipica anacronistica nostrana, specialmente politico-istituzionale (emblematico l’episodio di un allora magistrato poi anche presidente della Repubblica votato pure dalla sinistra che aveva schiaffeggiato una donna sol perché l’abito lasciva le spalle scoperte), unitamente a quella secolare confessionale, gradualmente ne rintuzzò la figura a quella tradizionale. Ma questa è un’altra storia per un successivo articolo.
Una studiosa della mente umana mi disse un po’ di tempo fa che, in potenza, dal punto di vista cerebrale non c’è differenza tra uomo e donna, la diversità oltre che nel fisico essendo esseri dimorfi tra cui di solito le maggiori dimensioni fisiche del maschio rispetto alla femmina, è data unicamente dalla secolare cultura.






