Ci sono storie che non si possono raccontare a voce bassa. Vanno urlate, scritte a caratteri cubitali, portate nelle piazze e nelle aule scolastiche. La storia di Giordana Di Stefano è una di queste.
Il 7 ottobre 2015, a Nicolosi, la vita di Giordana –- 20 anni appena, mamma premurosa e ballerina dal sorriso luminoso – è stata spezzata. 48 coltellate inflitte da Antonio Luca Priolo, l’ex fidanzato che non accettava la fine della loro relazione e che non voleva rassegnarsi a vederla libera. Quell’aggressione brutale avvenne proprio alla vigilia della prima udienza del processo per stalking che Giordana, con spavento ma estremo coraggio, aveva intentato contro di lui. L’uomo tentò una fuga verso il nord Italia, ma fu rintracciato poche ore dopo a Milano e condannato in via definitiva a 30 anni di carcere.
Ma il 7 ottobre non è solo una data sul calendario della cronaca nera: è il giorno in cui il dolore si fa testimonianza viva.
Da quel tragico giorno, Vera Squatrito, la mamma di Giordana, ha fatto una scelta: non cedere al buio. Ha preso il dolore più lacerante che un essere umano possa provare e l’ha trasformato in una missione instancabile per salvare altre vite.
Attraverso l’associazione Io Sono Giordana ODV, Vera gira l’Italia senza sosta. Entra nelle scuole, parla nei licei, incontra migliaia di studenti e giovani nelle università. Guarda i ragazzi negli occhi e racconta loro cos’è il possesso mascherato da amore, insegnando a riconoscere i primi segnali di violenza, a non isolarsi e ad avere il coraggio di denunciare.
A coronamento di questo lungo cammino di testimonianza è nato anche il libro «Io sono Giordana. Il mio nome, la vostra memoria» (scritto da Vera Squatrito insieme alla psicologa Elena Portale edito da Algra). Un volume in cui è la stessa Giordana a “prendere la parola”, una testimonianza che si propone come strumento educativo per le nuove generazioni e i cui proventi vanno a sostenere le attività antiviolenza dell’associazione.
7.10.15 – 7.10.26: La lettera di Vera a Giordana
Oggi, a 11 anni da quella terribile mattina, le parole di Vera ricordano a tutti noi che il tempo non cancella l’assenza, ma dona la forza di continuare a lottare:
11 anni senza di te, Occhi di Stella.
La vita è cruda. E non tutto ciò che accade può avere un senso.
La tua morte non ha un senso. Non lo ha la crudeltà con cui sei stata uccisa. Non lo ha il vuoto che hai lasciato. E non lo ha il dolore di chi, ancora oggi, prova a comprendere come sia stato possibile perderti così.
Forse non esiste un senso da trovare nella tua storia. Ci sono tragedie che non vanno spiegate, perché nessuna spiegazione potrebbe mai essere abbastanza grande da giustificare una vita spezzata. Oggi, nel giorno del tuo anniversario, resta una ferita che il tempo non ha saputo chiudere. Resta il tuo ricordo, che continua a vivere. Restano le domande senza risposta, le lacrime di sangue trattenute, la rabbia e quella terribile consapevolezza che tu dovresti essere ancora qui… con me… con noi.
Manchi infinitamente, mia dolce Giordy… e io, senza di te, non riesco ancora a respirare. Tienimi sempre la mano, anche quando tutto sembra troppo difficile, perché è nella tua mano che trovo il coraggio di restare, di esistere e sopravvivere.
La mobilitazione digitale: #UNAFOTOPERGIORDANA
Per far sì che l’eco di questo ricordo non rimanga chiuso nel silenzio, l’associazione ha lanciato l’iniziativa sociale #UNAFOTOPERGIORDANA.
L’azione: Salvate la foto simbolo di Giordana e condividetela su Instagram, Facebook, TikTok e WhatsApp – nei post, nelle storie o impostandola come immagine del vostro profilo. L’hashtag: #UnaFotoPerGiordana
L’appello: Non serve averla conosciuta di persona per farlo. Basta il desiderio di dire no alla violenza e di far sì che il suo nome continui a risuonare ovunque.
Facciamo rumore. Tanto rumore. Per Giordana.





