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Home » Attualità » Santa Maria di Licodia. Coronavirus, sindaco: «Verificare se vi sono presupposti per revocare ordinanza»

Santa Maria di Licodia. Coronavirus, sindaco: «Verificare se vi sono presupposti per revocare ordinanza»

Luca Crispi Di Luca Crispi
2 Marzo 2020
in Attualità, Santa Maria di Licodia
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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Santa Maria di Licodia. Coronavirus, sindaco:  «Verificare se vi sono presupposti per revocare ordinanza»

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Il primo cittadino licodiese non ritiene ancora che l’ordinanza sul nucleo familiare del 29enne proveniente da Codogno sia nulla

Il sindaco di Santa Maria di Licodia Salvatore Mastroianni non ci sta e rilancia in un vero e proprio “all in” sulla questione “quarantena da Coronavirus”. Dopo la Pec ricevuta questa mattina dall’avvocato Adriana Palumbo, legale della famiglia licodiese in quarantena, attraverso la quale veniva comunicata la nullità dell’ordinanza sindacale 4/2020 alla luce del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri firmato nella serata di ieri, il primo cittadino ha prodotto una propria nota indirizzata al Dipartimento Regionale di Protezione civile – ufficio coordinamento attività necessarie per il contenimento  della diffusione del COVID-19 – all’Assessorato Regionale della Salute, alla Prefettura UTG di Catania, all’Asp di Catania e al legale della famiglia, attraverso la quale sottopone al giudizio di questi organi la propria ordinanza di “quarantena”, chiedendo di “conoscere osservazioni e/o determinazioni in merito” e investendo l’Asp di verificare “se vi sono i presupposti clinici per revocare la misura disposta con l’ordinanza sindacale n.4/2020, trascorsi quattordici giorni dall’ultima esposizione”.

Un braccio di ferro che si fa sempre più duro, dunque, nel piccolo centro etneo, che vede sfidare da un lato chi ha cercato fino ad oggi una mediazione sulla vicenda anche attraverso la prosecuzione dell’isolamento non dovuto e chi, a suon di Pec, continua a cercare giustificazione ad un atto che ieri profumava di illegittimità mentre oggi si è intriso di nullità.

“Detta ordinanza sindacale”, si legge nella nota del sindaco “è stata trasmessa – per quanto di ognuno di competenza – all’Assessorato Regionale della Salute, alla Prefettura di Catania ed all’Asp di Catania, tra l’altro previamente informandoli e chiedendo suggerimenti in merito alle azioni da adottare oltre che personalmente anche telefonicamente, che però non pare siano mai intervenuti o proposto eccezioni, nè tantomeno provveduto ad intervenire, al netto di estemporanee dichiarazioni rese alla stampa dall’Assessore regionale Razza”. Era stato l’assessore regionale alla Salute Razza a sottolineare durante un’intervista al telegiornale regionale di Rai 3 come si registrino “ancora in alcuni comuni siciliani curiose iniziative individuali da parte dei sindaci”.

«Ho emesso l’ordinanza il 24 febbraio prima delle direttive regionali e nazionali», aveva dichiarato oggi il sindaco Mastroianni, richiamando questo vuoto normativo delle prime fasi dell’emergenza, anche nella nota inviata oggi ai vari enti sovracomunali. Gap legislativo colmato rapidamente, dalle successive ordinanze a livello regionale e nazionale, che non hanno certamente fatto cambiare idea al primo cittadino licodiese. Non è bastata nemmeno l’ordinanza n.1 del Presidente della Regione Siciliana, emanata all’indomani della quarantena licodiese, attraverso la quale viene individuata la competenza in materia di “permanenza domiciliaria a l’autorità sanitaria territorialmente competente”. 

Più che ad una sorveglianza attiva, a Santa Maria di Licodia, si è celebrata – e continua a celebrarsi – una vera e propria ghettizzazione del soggetto proveniente da Codogno. Nessun accertamento da parte della sanità pubblica della necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario, nessuna informazione dettagliata al nucleo familiare sulle misure da adottare, illustrandone le modalità e le finalità al fine di assicurare la massima adesione, nessuna informativa al medico di medicina generale da cui il soggetto è assistito e nessun contatto quotidiano da parte di un operatore di sanità pubblica per provvedere alla avere notizie sulle condizioni di salute del soggetto su cui si doveva attivare la sorveglianza attiva.

Insomma, il coronavirus ha isolato, di fatto il nucleo familiare – con all’interno anche un cardiopatico – che, apprendiamo dagli stessi protagonisti, non ha ricevuto una sola telefonata da un’autorità, né una visita sanitaria, né un post sui social o un comunicato stampa di vicinanza. In questo clima, nulla ha più valore, nemmeno la fine della quarantena mercoledì o domenica. Tutto, ha certamente perso sapore, lasciando spazio solamente all’amarezza. Per il resto, non rimane altro che attendere quale saranno le risposte degli enti regionali e statali, per scrivere una nuova pagina di questa travagliata vicenda.

Tags: coronavirsuquarantenasalvatore mastorianniSanta Maria di Licodia
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Luca Crispi

Luca Crispi

Giornalista pubblicista dal 2018, laureato in Economia Aziendale, ha sviluppato ed accresciuto la propria formazione professionale all'interno del mondo multimediale del giornalismo online. Predilige trattare argomenti di cronaca, politica e attualità

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