La Procura di Messina ha inviato l’avviso di conclusione indagini nell’ambito dell’inchiesta sui rilievi dell’Anac sull’Università di Messina, inerenti degli appalti per lavori e forniture. L’atto di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.c. è siglato dal Procuratore vicario Rosa Raffa, che è titolare del fascicolo insieme alla Sostituta Francesca Bonanzinga. I reati contestati sono turbativa d’asta in concorso e falso del pubblico ufficiale. Sono indagati l’ex rettore di Messina Salvatore Cuzzocrea, il direttore generale dell’ateneo Francesco Bonanno e sei imprenditori, titolari delle ditte che eseguirono lavori, in qualche caso ancora in corso e che effettuarono forniture per l’ateneo della città dello Stretto: il catanese Daniele Zenna, il goriziano Raffaele Olivo, il palermitano Giuseppe Cianciolo, il gangitano Santo Franco, il mussomelese Michelangelo Geraci e l’ex sindaca di Brolo Rosaria Irene Ricciardello attuale consigliere comunale d’opposizione e figlia del presidente dell’associazione Costruttori (Ance) Giuseppe. La predetta conclusione d’indagine riguarda uno dei filoni dell’inchiesta sull’Università di Messina, mentre continuerebbe l’investigazione relativa a rimborsi.
LE INDAGINI
L’indagine scaturì da un’interrogazione parlamentare del gennaio 2022 dell’on. Umberto Del Basso De Caro del Pd, eletto nella circoscrizione Campania 2 e avvocato penalista, nella quale si indicavano lavori per circa 35 milioni di euro di lavori e si evidenziava che le delibere dell’Università si caratterizzavano per la scelta diretta del contraente senza alcuna procedura ad evidenza pubblica, per il ribasso praticato da tutti gli aggiudicatari nella stessa misura. Si sottolineava altresì, il riferimento improprio alla normativa introdotta dal DL 76/2020 (articolo 2, comma 4). Tale disposizione normativa, la cui ratio è certamente rinvenibile nella necessità di incentivare gli investimenti pubblici in relazione all’aggiudicazione dei contratti pubblici sopra soglia, impedisce espressamente che l’ente appaltante possa derogare ai principi di trasparenza, di libera concorrenza, di non discriminazione previsti dagli artt. 18, 57, 58, 59 della Direttiva 2014/24/UE e l’art. 30 D.Lvo 50/2016″. Sicché venne chiesto al ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile e al ministro dell’Università se ne fossero a conoscenza e se intendevano disporre ulteriori elementi conoscitivi e se, all’esito di una compiuta istruttoria, ritenessero opportuno e doveroso adottare iniziative, per quanto di competenza, “per far luce sull’intera vicenda che, ad avviso degli interroganti, integra profili di responsabilità amministrativa, contabile e penale”.
Concluse le indagini sull’Università: turbativa d’asta e falso
Della questione si occupò l’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) che il 15 aprile 2022 scriveva “Gravi inadempienze e irregolarità da parte dell’Università di Messina in una serie di appalti che l’Ateneo siculo ha affidato direttamente, al di sopra delle soglie comunitarie, senza gara obbligatoria, utilizzando in maniera abusiva la normativa emergenziale”. Gli appalti contestati dall’ANAC riguardavano vari lavori: efficientamento energetico del patrimonio immobiliare dell’Ateneo (dieci milioni di importo); i lavori di restauro conservativo dei prospetti e riqualificazione del patrimonio immobiliare universitario (importo complessivo 7.808.000 di euro); l’esecuzione dei lavori per la riconversione residenze universitarie in due plessi dell’Università (importo affidamenti euro 9.363.953 e euro 8.419.316). Inoltre, l’indagine aveva anche riguardato affidamenti di forniture e servizi: fornitura e posa in opera di arredi didattici (importo complessivo euro 1.364.740); fornitura e posa in opera di completamento di arredo e accessori (importo complessivo euro 403.124), entrambi affidati con delibera del consiglio d’amministrazione dell’Università di Messina in data 24/9/2021. L’Anac ha contestato all’Ateneo siciliano l’insussistenza dei presupposti per l’applicazione del regime derogatorio del Decreto semplificazioni, tenuto conto che tale deroga dovrebbe essere riferita ai casi di sussistenza di ragioni di estrema urgenza strettamente derivanti dall’emergenza sanitaria in corso. Tali presupposti non ricorrono negli affidamenti considerati e nei settori indicati: le situazioni di urgenza prospettate dall’Ateneo si possono ricondurre alle situazioni di incuria e carenze manutentive protrattesi nel corso degli anni, non strettamente collegate all’emergenza Covid, così come richiesto dalla citata normativa.
Concluse le indagini sull’Università: turbativa d’asta e falso
L’Autorità Nazionale Anticorruzione, poi, sostiene che – anche a voler ammettere l’applicazione del regime derogatorio in esame – non risultano esserci i presupposti per l’operatività degli affidamenti diretti operati, tenuto conto che la stazione appaltante avrebbe dovuto procedere nel rispetto dall’applicazione dei principi derivanti dalla direttiva 2014/24. Ne consegue che – per quanto attiene alla scelta della procedura – non può ritenersi operante il richiamato regime di deroga, prospettandosi la necessità del rispetto delle procedure concorsuali ordinarie previsto dalla normativa europea della legislazione nazionale. Aggiunge l’Autorità Anticorruzione il mancato possesso dei requisiti dell’impresa aggiudicataria. Con specifico riferimento all’affidamento della progettazione esecutiva dei lavori di efficientamento energetico del patrimonio immobiliare dell’Ateneo, Anac ha accertato il mancato possesso dei requisiti di qualificazione SOA dell’impresa aggiudicataria; riscontra, altresì, la mancanza, in atti, delle verifiche condotte dall’Università sulla dimostrazione dei requisiti speciali e sulla concreta capacità dell’impresa di svolgere le predette lavorazioni. Viene contestata, inoltre, la mancata suddivisione dell’appalto in lotti funzionali, non rinvenendosi una adeguata motivazione. I lavori in esame, infatti, di importo notevole, hanno riguardato l’intero patrimonio immobiliare dell’ateneo, pur trattandosi di interventi su immobili distinti, agevolmente suddivisibili in lotti.
Concluse le indagini sull’Università: turbativa d’asta e falso
Con riferimento all’affidamento di lavori di restauro conservativo dei prospetti e riqualificazione del patrimonio immobiliare universitario, l’Anac contesta la scorretta applicazione delle norme sulla progettazione, non essendosi rinvenuta una adeguata progettazione idonea a soddisfare il livello del progetto definitivo, richiesto per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Con riferimento ai lavori per la riconversione della residenza universitaria dell’ex hotel Riviera e ai lavori di conversione in residenze per studenti di una porzione del padiglione A del Policlinico universitario Anac rileva che la stazione appaltante non avrebbe dimostrato la verifica delle categorie e classifiche richieste per i lavori in esame. Nel caso dei lavori del Policlinico universitario, la qualificazione effettivamente posseduta dall’impresa non consente, in concreto, di soddisfare i requisiti di qualificazione. Per tali appalti non è stata condotta alcuna verifica sul possesso dei requisiti per la progettazione. Con riguardo agli appalti per forniture e servizi, Anac contesta, infine, che non si è rinvenuta evidenza del confronto concorrenziale tra preventivi presentati dalle diverse ditte offerenti. Inoltre: Spiegazioni dell’ateneo insufficienti. Le affermazioni dell’Università secondo cui vi sarebbe stato tale confronto appaiono prive di supporto documentale. L’Ateneo, infatti, non ha optato per una procedura comparativa, neanche negoziata.
LE INDAGINI IN ATTO CONCLUSE
Le indagini della Procura di Messina e affidate ai Carabinieri del Nucleo investigativo, riguardano in atto: gli arredi del Dicam dell’ex facoltà di Scienze, importo di 403mila euro; la progettazione e l’esecuzione di lavori per l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare dell’ateneo, importo di 10 milioni e 170mila euro; il restauro conservativo dei prospetti e la riqualificazione del patrimonio immobiliare dell’Università, importo 7 milioni e 808mila euro; gli interventi edilizi per riconvertire una parte del padiglione A del Policlinico a residenza per studenti, importo 9 milioni e 363mila euro; gli interventi di riconversione dell’ex Hotel Riviera, lungo il viale della Libertà, in residenze universitarie, importo di 8 milioni e 419mila euro.
NOTA
È obbligo rilevare che gli odierni indagati sono, allo stato, solamente indiziati di reato e che la loro posizione sarà definitivamente vagliata giudizialmente solo dopo la emissione di una sentenza passata in giudicato in ossequio al principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza.






