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Home » Cronaca » Sicilia. Da 31 anni si attende la verità sulla strage di Capaci

Sicilia. Da 31 anni si attende la verità sulla strage di Capaci

Si commemora la strage di Capaci in cui furono uccisi Giovanni Falcone, sua moglie e la loro scorta. Cos’è cambiato da allora ? L'OPINIONE

Sebastiano Adduso Di Sebastiano Adduso
23 Maggio 2023
in Cronaca, Sicilia
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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Sicilia. Da 31 anni si attende la verità sulla strage di Capaci
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Oggi ricorre la commemorazione di quel 23 maggio 1992 quando alle 17 e 56, all’altezza del paese siciliano di Capaci (Pa), cinquecento chili di tritolo fecero saltare in aria l’auto su cui viaggiava il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo anch’essa magistrato e tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani: la strage di Capaci.

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Diceva a maggio 2020 il consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura Sebastiano Ardita “Dobbiamo essere coerenti e non ipocriti ricordando Falcone. Quella di Giovanni Falcone fu una storia di solitudine, di sconfitte, di tradimenti subiti dentro e fuori la Magistratura. Dovette difendersi dal Csm. Venne isolato, calunniato, accusato di costruire teoremi, mentre svelava i rapporti tra cosa nostra ed il potere. Gli venne contestato protagonismo, presenza sui media, di collaborare col governo, non fu eletto al Csm. Subì le stesse critiche che oggi si contestano ai magistrati più esposti”

Scriveva Fernanda Contri, già componente del C.S.M. il 15 dicembre 2016 “… ho molta fatica a venire al Consiglio Superiore perché i quattro anni di vita che io ho passato al Consiglio Superiore sono stati i più brutti anni della mia vita. È la verità, era la consiliatura 1986-1990, pensate al caso Falcone, Borsellino. Sono stati per me strazianti e ancora adesso quando passo, perché sono venuta a Roma per altri quindici anni poi, ma quando passo da Piazza Indipendenza dico all’autista “Vada via” perché ho paura di essere risucchiata dentro. Ovviamente il problema era la mafia, era Giovanni Falcone, era Paolo Borsellino. Voglio ricordare una cosa in positivo, in una notte famosa nello studio del Vice Presidente del C.S.M., quando alcuni suoi colleghi tentarono di mandarlo sotto processo disciplinare, con Elena Paciotti riuscimmo a ottenere una mediazione che non arrivasse a quel punto …”.

A gennaio di quest’anno è stato catturato dai Carabinieri del Ros di Palermo, coordinati dalla Procura del capoluogo siciliano, Matteo Messina denaro, l’ultimo capo mafia stragista e, condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Caltanissetta per le stragi del ’92 di Capaci e Via D’Amelio (19 luglio 1992) costate la vita ai Magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, alla moglie del giudice Falcone, Francesca Morvillo (anche lei Magistrato), e agli otto agenti delle loro rispettive scorte: Antonio Montinaro, Vito Schifani e, Rocco Dicillo; e, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Nel processo in corso a Caltanissetta, in cui è imputato quale mandante delle stragi del ’92, non si è mai presentato, lasciando vuota la sedia della stanza per il videocollegamento del supercarcere di L’Aquila.

Su Matteo Messina Denaro, nel frattempo, si sta sempre più accertando che viveva tranquillo da anni a Campobello di Licata (Tp) come un comune cittadino, avendo casa, altri immobili e l’auto, ma anche amanti, amici e medici che lo curavano. Nessuno sapeva, vedeva, sentiva e parlava. Un’amministrazione di centrosinistra, annuali manifestazioni antimafia come dappertutto nell’Isola con passerelle politiche e di benpensanti e parolieri, con anche alunni e studenti inquadrati. L’ennesimo significativo esempio di sparsa cultura socio-politica-istituzionale-burocratica-professionale-intellettuale siciliana, ormai di tutta evidenza anche annosamente italiana, di apparenza, magniloquenza, oratoria, omertà, commistione e dissimulata compiacenza.

L’OPINIONE

La risposta all’occhiello sopra, di fatto mi sembra sia stata implicitamente data: cambia tutto nella facciata culturale (con “bonus” a seguito) per nella sostanza mentale non cambiare pressoché nulla.

Si deve quindi ripartire dalla mente umana, ogni giorno, in ogni struttura pubblica, in ogni informazione e specialmente in ogni scuola, in proporzione con l’età sin da quella primaria, ma non occasionalmente oppure con eventi ciclici (quelli giovano solo alle passatoie e alle tasche), bensì sollecitamente con l’introduzione della conoscenza dei diritti e dei doveri come materia basilare ma insegnata da laureati in giurisprudenza, affinché i nostri ragazzi possano crescere con una visione civile migliorativa rispetto a noi adulti e chissà, forse, con il tempo riusciranno persino ad influenzarci.

Si può infatti rivoltare il mondo materiale, ma se il nostro cervello non si ristruttura, per esso non cambia niente. E passata l’adolescenza, ci dice la scienza moderna, è più arduo cambiare.

 

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