La Corte dei conti già a novembre 2019 aveva respinto la proposta della Regione Siciliana di spalmare il disavanzo* in dieci anni (all’epoca risultava di circa 7,3 miliardi) per non gravarlo sulle future generazioni. La Corte dei Conti aveva rigettato la proposta del Governo regionale siciliano di centrodestra, guidato allora da Nello Musumeci, oggi ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare nel Governo nazionale di centrodestra della Premier Giorgia Meloni, di spalmare in dieci anni il disavanzo della Regione in quanto era ritenuta dai Magistrati contabili una rateizzazione inopportuna. La motivazione, in sintesi, era che così si scaricano sulle future generazioni gli effetti degli errori compiuti dalla politica in passato. Va detto che il disavanzo in cui si trovava la Regione Sicilia affonda le sue radici nei precedenti Governi. Con ordinanza del 7 febbraio 2023, iscritta al n. 40 del registro ordinanze 2023 la Corte dei conti, Sezioni riunite per la Regione Siciliana, in sede di giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Siciliana per l’esercizio finanziario 2020, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale innanzi alla Consulta. La Corte costituzionale accogliendo il ricorso (detto molto in sintesi, la sentenza è di 17 pagine) ha stabilito che la Regione siciliana doveva spalmare il disavanzo in tre anni e non in dieci anni come ha fatto in virtù dell’articolo 7 del decreto legislativo 27 dicembre 2019, 158. La Consulta ha dichiarato illegittime le conseguenti norme approvate dall’Assemblea siciliana ovvero l’articolo 4, comma 2 dell’assestamento del bilancio di previsione 2019 e del triennale 2019/2021. Proprio nelle more del pronunciamento della Corte Costituzionale, il decreto legislativo era stato modificato attraverso un nuovo accordo tra Stato e Regione e sostituito da una nuova legge che consentiva di spalmare il disavanzo in otto anni anziché in dieci oppure nei tre precedentemente previsti. Pur nonostante tale consonanza Stato-Regione, la Consulta si è espressa dando ragione alla Corte dei Conti.
Sul punto è intervenuto il Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani «L’equilibrio dei nostri conti, comunque, non è in discussione poiché nel frattempo abbiamo rispettato le indicazioni di Roma e della Corte dei conti, abbattendo il disavanzo e rimettendo la Sicilia in regola. In ogni caso, la norma oggetto della sentenza è stata superata dalla disposizione legislativa del 2022 che accorda alla Sicilia il ripiano del disavanzo in otto anni». Di seguito aggiunge anche l’assessore all’Economia, Marco Falcone «Nel 2022 siamo scesi da 6 a 4 miliardi di euro e per il rendiconto 2023 le nostre previsioni accreditano un ulteriore calo di ben 500-700 milioni. Proseguiremo dunque, nella virtuosa operazione di ripiano del nostro debito senza incidere sul livello dei servizi offerti dalla Regione, e anzi potenziandoli e incrementando gli investimenti».
* Il disavanzo, detto in termini semplicistici, non è un debito bensì uno squilibrio fra le entrate e le uscite. Se le uscite superano le entrate allora nasce il disavanzo. Questo squilibrio va sanato per ristabilire la regolarità dei conti, nella fattispecie della Regione Siciliana, la quale avrebbe a questo punto due strade: aumentare i tributi (la “pressione” fiscale) quindi le entrate, oppure diminuire le spese e pertanto operare tagli al bilancio.






