PALERMO – Nuovo duro colpo alla criminalità organizzata nel capoluogo siciliano. I Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di 22 persone, sette delle quali già detenute e raggiunte dalla misura cautelare direttamente in carcere, ritenute coinvolte nell’escalation di violenze e intimidazioni che negli ultimi mesi ha interessato il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, ha consentito di ricostruire una serie di episodi criminali avvenuti tra il novembre 2025 e i primi giorni di luglio 2026. Secondo gli investigatori, gli indagati sarebbero gli autori e i mandanti degli attentati e delle intimidazioni che hanno colpito l’area del mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. A nove di loro vengono contestati, a vario titolo, i reati di estorsione, tentata estorsione e detenzione illegale di armi, comprese armi da guerra, aggravati dal metodo mafioso. Un secondo filone dell’inchiesta riguarda sei persone accusate di far parte di un’organizzazione dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana nei quartieri di San Lorenzo e dello Zen 2, gruppo che avrebbe avuto anche la disponibilità di un arsenale di armi. Gli altri sette destinatari del fermo erano già detenuti per altre vicende giudiziarie e hanno ricevuto la notifica del provvedimento all’interno degli istituti penitenziari. L’indagine rappresenta la prosecuzione dell’operazione che, nello scorso mese di giugno, aveva già portato all’emissione di altri otto provvedimenti di fermo per estorsione, danneggiamenti e tentato omicidio. Determinante, secondo quanto emerso, sarebbe stato anche il contributo del nuovo collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino, arrestato il 20 marzo 2026, le cui dichiarazioni avrebbero permesso di delineare il ruolo di primo piano attribuito a Salvatore Verga, ritenuto dagli inquirenti il referente dell’organizzazione e accusato di continuare a gestire dal carcere i “picciotti” incaricati di compiere intimidazioni e azioni estorsive. L’inchiesta mette inoltre in evidenza il clima di omertà che continua a caratterizzare il fenomeno del racket delle estorsioni. Nonostante le numerose intimidazioni messe a segno negli ultimi mesi ai danni di commercianti e imprenditori palermitani, soltanto due vittime hanno trovato il coraggio di denunciare le richieste di pizzo. Tra queste un imprenditore che, sentito dagli investigatori alla fine di giugno, ha raccontato di aver ricevuto una prima richiesta estorsiva di 5 mila euro, successivamente ridotta a 3 mila euro, somma che avrebbe poi consegnato in due diverse tranche. Gli investigatori ritengono che proprio il clima di paura imposto dall’organizzazione mafiosa abbia scoraggiato molte altre vittime dal rivolgersi alle forze dell’ordine. Le indagini proseguono per ricostruire l’intera rete criminale e individuare eventuali ulteriori responsabilità.






