Le recenti dichiarazioni dell’eurodeputato Roberto Vannacci, che ha espresso forti riserve sull’utilità concettuale e normativa della catalogazione del femminicidio, hanno sollevato una dura reazione nel catanese. A rompere il silenzio è stata in prima battuta Vera Squatrito, madre di Giordana Distefano, la ventenne uccisa nel 2015 a Nicolosi dall’ex partner. Attraverso una lettera aperta pubblicata sui social, ha espresso tutto il proprio sdegno, ricordando all’esponente politico che “le parole hanno un peso” e invitandolo apertamente a “vergognarsi” per aver sminuito una piaga sociale così profonda. Ad accrescere la solennità e la crudezza del messaggio è stata la scelta di allegare al post la fotografia della tomba della figlia, un’evidenza tangibile e dolorosa delle conseguenze irreversibili della violenza di genere.
La protesta solitaria di una madre si è trasformata rapidamente in un fronte comune grazie all’immediata e ferma presa di posizione di Giovanna Zizzo, madre della piccola Laura Russo, sottratta alla vita dal padre a San Giovanni La Punta nel 2014. Legate da anni da un profondo legame nato dalla condivisione di una tragedia indicibile, le due donne portano avanti una costante attività di sensibilizzazione scolastica e sociale. Giovanna Zizzo ha fatto scudo intorno alle parole dell’amica, ribadendo come i familiari delle vittime si trovino a scontare un vero e proprio “ergastolo del dolore”. Per la donna, l’intervento dell’europarlamentare non rappresenta soltanto un’offesa personale, ma un tentativo pericoloso di cancellare anni di battaglie culturali volte a dare un nome preciso alle dinamiche di possesso e sopraffazione patriarcale.
La risposta sinergica di Squatrito e Zizzo sposta il fulcro del dibattito dall’arena politica a quella della dignità umana. Negare la specificità del termine, secondo le due madri, equivale a voler nascondere la polvere sotto il tappeto, normalizzando una violenza strutturale che continua a distruggere intere famiglie. Il loro appello congiunto si configura come un ammonimento formale a chi riveste ruoli istituzionali, affinché non si utilizzi la visibilità pubblica per smantellare i progressi educativi e legislativi faticosamente conquistati sul campo.






