La relazione della Direzione Investigativa antimafia del 1° semestre 2022 conferma la tendenza rilevata ormai da diversi anni circa il generale inabissamento dell’azione delle consorterie più strutturate che hanno raggiunto un più basso profilo di esposizione e, come tale, particolarmente insidioso proprio in ragione dell’apparente e meno evidente pericolosità.
Tale atteggiamento risulta sempre più diffuso in tutte le matrici mafiose in considerazione del vantaggio loro derivante dalla mimetizzazione nel tessuto sociale e dalla conseguente possibilità di continuare a condurre i propri affari illeciti in condizioni di relativa tranquillità senza destare le attenzioni degli inquirenti. La criminalità organizzata infatti preferisce agire con modalità silenziose, affinando e implementando la capacità d’infiltrazione del tessuto economico-produttivo anche avvalendosi delle complicità di imprenditori e professionisti, di esponenti delle istituzioni e della politica formalmente estranei ai sodalizi.
Una indubbia capacità attrattiva è sempre rappresentata dai progetti di rilancio dello sviluppo imprenditoriale nella fase post-pandemica e dall’insieme di misure finalizzate a stimolare la ripresa economica nel Paese compulsate anche da finanziamenti europei tramite i noti fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
IN SICILIA
La criminalità organizzata siciliana, continua ad annoverare, tra le principali fonti di guadagno il traffico di stupefacenti, la gestione del giro di scommesse on line, le estorsioni declinate in tutte le loro forme e, con particolare riferimento alla zona di Palermo, la ricettazione e il riciclaggio di metalli preziosi – provento di rapine e furti – mediante la complicità di imprese commerciali del tipo “compro oro”. Gli esiti investigativi e le dichiarazioni dei collaboratori documentano come cosa nostra incoraggi i suoi accoliti a “raccogliere” quanto più oro possibile in considerazione dell’alto valore del metallo.
Se nel versante occidentale dell’isola permane una rigida struttura organizzativa, pur in assenza di un organismo decisionale di vertice che sembrerebbe non ancora formalmente ricostituito, nelle zone del catanese le famiglie di cosa nostra si confrontano con altre organizzazioni mafiose ugualmente strutturate e non meno aggressive, stringendo talvolta alleanze criminali finalizzate al raggiungimento di reciproci obiettivi criminali.
I sodalizi più strutturati, ai quali non manca la manovalanza criminale poiché attingono alle sacche di emarginazione radicate nelle periferie degradate delle città, risultano avere esteso la propria operatività in tutta Italia. Una decisa limitazione all’azione delle consorterie è scaturita, nel semestre, dai provvedimenti di sequestro e confisca di beni eseguiti a carico di esponenti e reggenti delle compagini mafiose.
Da menzionare, infine, l’evoluzione dei rapporti tra famiglie mafiose e gruppi criminali formati da stranieri e, in particolare, dai nigeriani sul conto dei quali sembra essere ormai consolidato, ad esempio nel palermitano, il loro ruolo di gregari nello spaccio di droga per conto di cosa nostra. In Sicilia cosa nostra continua ad evidenziare l’operatività delle sue articolazioni pressoché in tutto il territorio dell’isola con consolidate proiezioni in altre regioni italiane e con rinnovati rapporti con famiglie ormai radicate da tempo all’estero, anche oltreoceano.
Per i sodalizi di cosa nostra palermitana e quelli delle province occidentali della Sicilia la prolungata assenza al vertice di una leadership solida e riconosciuta, nel rendere meno stringenti regole e vincoli gerarchici, starebbe favorendo l’affermazione a capo di mandamenti e famiglie di nuovi esponenti che vantano un’origine familiare mafiosa. Si assiste, nel contempo, al ritorno in libertà di anziani uomini d’onore che cercherebbero di riaccreditarsi all’interno dei sodalizi di riferimento. Le numerose operazioni di polizia, nonché l’incisiva attività di prevenzione antimafia impongono alle consorterie mafiose siciliane un continuo sforzo di adattamento e di riorganizzazione se non, addirittura, di rigenerazione. Le recenti investigazioni hanno anche mostrato come molti detenuti mafiosi, tornati in libertà, sono stati nuovamente coinvolti nelle dinamiche criminali dei sodalizi di appartenenza.
Nell’area di Agrigento continua a registrarsi la presenza anche della stidda e di altri sodalizi para-mafiosi, come paracchi e famigghiedde.
Sul versante orientale dell’Isola operano altri sodalizi mafiosi non inseriti in cosa nostra ma altrettanto pericolosi. In particolare, a Catania la peculiarità del fenomeno mafioso è confermato dalla contestuale operatività di plurimi sodalizi: quelli costituenti vere e proprie articolazioni di cosa nostra e altri, con la medesima connotazione, ma ben distinti. Evidente inoltre è la propensione dei sodalizi catanesi ad espandere la loro zona di influenza nei contesti circostanti. L’assenza dunque di articolazioni rigidamente strutturate determina la presenza di organizzazioni diverse che coesistono, talvolta condividendo i medesimi spazi territoriali, in funzione del perseguimento dei comuni scopi illeciti.
Gli attuali equilibri criminali rappresentano quindi il risultato di una mafia ad “assetto variabile” con costante fluidità in cui, a seconda delle temporanee leadership o dei business illegali da gestire o da contendersi, nel tempo si sono succeduti periodi di alleanze, tregue negoziate o contrapposizioni violente tra i diversi clan.
Nelle province di Siracusa e Ragusa tangibili risultano le influenze di cosa nostra catanese e, in misura più ridotta, anche della stidda gelese, molto diffuse nel solo territorio ibleo.
Anche nel primo semestre 2022, la criminalità organizzata siciliana continua ad esercitare la propria “capacità attrattiva” sulle giovani generazioni non solo nel caso in cui esse siano espressione diretta delle famiglie mafiose ma, anche e soprattutto, quando esse facciano parte di un bacino di reclutamento più ampio da cui attingere manovalanza criminale. Una spinta verso il ricambio generazionale si avverte perlopiù all’interno di cosa nostra, in cui la volontà di affrancarsi dai vecchi boss potrebbe contrastare con l’affermazione della leadership di uomini d’onore ancora detenuti o recentemente scarcerati.
L’oramai minimale ricorso alla violenza da parte della criminalità organizzata siciliana rafforza la tesi che questa, e in particolare cosa nostra, intende evitare di generare allarme nella pubblica opinione per meglio perseguire i propri, irrinunciabili obiettivi di arricchimento e di acquisizione di maggiori e nuove posizioni di potere.
Nel traffico degli stupefacenti, cosa nostra impegna le sue migliori risorse per il coordinamento e la gestione di mercati e piazze di spaccio, quest’ultime affidate a gruppi criminali talvolta direttamente affiliati. Nella dimensione ultraregionale instaura relazioni commerciali e stringe alleanze o forme di cooperazione con altre matrici mafiose (quali ‘ndrangheta e camorra) per l’approvvigionamento di più ingenti quantitativi anche su larga scala. In particolare, le risultanze investigative del primo semestre 2022 hanno comprovato come cosa nostra abbia mantenuto aperto un canale preferenziale di negoziazione con le ‘ndrine calabresi soprattutto per l’approvvigionamento di cocaina.
Non può escludersi che cosa nostra possa, nel breve periodo, riuscire a emanciparsi dai menzionati canali di approvvigionamento in ragione dei primi tentativi registrati per ripristinare i vecchi flussi con i fornitori del continente americano, così da riacquisire il ruolo di player internazionale nell’ambito del narcotraffico.
Nel semestre in esame, con particolare riferimento alle estorsioni che costituiscono alla pari del traffico di sostanze stupefacenti un’altra fonte di primario sostentamento economico per le famiglie mafiose e per i familiari dei detenuti, si evidenziano crescenti modus operandi alternativi alla tradizionale richiesta del “pizzo”. Il ricorso alla pratica estorsiva, antico e fondamentale strumento di controllo del territorio per cosa nostra, oggi viene declinato con modalità più persuasive e senza ricorrere all’uso della violenza, “limitandosi” all’imposizione di forniture di beni, servizi e manodopera anche a prezzi leggermente superiori a quelli di mercato.
Un settore particolarmente appetibile a cosa nostra, che garantisce elevatissimi profitti a fronte di rischi molto modesti, è costituito dal settore dei giochi e delle scommesse online. In tale ambito, le attività di contrasto eseguite anche sul piano patrimoniale dalla Magistratura e dalle Forze di polizia hanno evidenziato una tendenza dei principali gruppi mafiosi a garantirsi la gestione, diretta o indiretta, di concessionarie di giochi e di sale scommesse, anche imponendo in maniera più rudimentale la sola installazione di slot machine in bar o tabaccherie, garantendosi una particolare forma di controllo del territorio, funzionale anche al riciclaggio dei capitali illecitamente accumulati.
CRIMINALITÀ D’IMPORTAZIONE
Nella regione siciliana, si conferma la presenza di organizzazioni criminali di etnia straniera cui è riconosciuta la tipicità mafiosa. In particolare, i sodalizi nigeriani basati sul cultismo e identificati da varie sigle rappresentano una minaccia significativa in Sicilia. Dediti prevalentemente alla gestione del traffico di stupefacenti, della prostituzione e, in alcuni casi, della tratta di esseri umani, risultano attivi soprattutto a Palermo e a Catania anche in ragione del “benestare” di cosa nostra che consente loro di controllare la prostituzione su strada e lo spaccio di stupefacenti in determinate aree territoriali.
SEQUESTRI, CONFISCHE, INTERDITTIVE E SCIOGLIMENTI DI CONSIGLI COMUNALI
Sul piano dell’aggressione ai patrimoni illeciti e in linea con la normativa di prevenzione antimafia, con particolare riferimento a sequestri e confische, anche nel semestre in questione la DIA ha conseguito risultati ragguardevoli, arginando concretamente il potere economico di cosa nostra. I sequestri (8 decreti) e le confische (6 provvedimenti) hanno interessato beni per un valore complessivo, rispettivamente, di quasi 10 milioni di euro e di oltre 30 milioni di euro.
Anche sul piano del contrasto alle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici e negli Enti locali, la DIA ha garantito il consueto fattivo contributo unitamente alle altre Forze di polizia, a supporto dell’Autorità prefettizia, consentendo l’emissione di 31 interdittive antimafia mentre, con il prescritto decreto del Presidente della Repubblica, sono stati prorogati gli scioglimenti di 6 consigli comunali.
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