Se ne sentiva parlare da qualche anno: ripristinare le province e rispettive elezioni.
Dieci anni addietro, con l’istituzione delle Città metropolitane e dei Liberi consorzi, le province erano state abolite dall’allora governo regionale (di centrosinistra) del presidente Rosario Crocetta (Pd).
Adesso il governo regionale siciliano (di centrodestra) presieduto dal presidente Renato Schifani (FI) il mese scorso ne ha approvato lo schema di riforma.
“Con questo testo onoriamo un impegno assunto con i siciliani in campagna elettorale, e soprattutto diamo risposta a un’esigenza sentita non soltanto in Sicilia, ma in tutto il Paese, come dimostrano le iniziative legislative presentate in Parlamento e in fase avanzata di discussione. Per questo sono ottimista su un iter veloce in Ars, attraverso anche un confronto con tutte le forze politiche, rispetto al quale siamo sempre disponibili” aveva dichiarato l’attuale presidente della Regione Siciliana presentando il disegno di legge sulla riorganizzazione delle Province e delle Città metropolitane adottato dalla Giunta nella mattinata dello scorso 3 marzo dalla Giunta.
Alcuni deputati regionali siciliani dell’Opposizione di centrosinistra, in particolare del Pd, avevano tuttavia manifestato delle preoccupazioni per l’eventuale assenza di copertura finanziaria per sopra citato disegno di legge.
Sul punto era intervenuto con una nota l’assessore regionale all’Economia Marco Falcone.
“Già nell’ultima Legge di stabilità – ha comunicato Falcone – il Governo Schifani ha confermato non solo la copertura da 300 milioni nel triennio 2023/25 che la Regione devolve agli enti intermedi, ma ha assegnato ulteriori risorse – ben 165 milioni sullo stesso triennio – attraverso il Fondo sviluppo e coesione, fatto mai accaduto prima. Vorremmo ricordare che le fonti a cui attingono le ex Province sono essenzialmente le risorse da Rc Auto, dall’Imposta provinciale di trascrizione e dalle accise dell’energia elettrica. Sulle prime due, preme sottolineare che lo Stato opera un prelievo forzoso. Nel corso dell’ultimo incontro fra il presidente Renato Schifani e il ministro Roberto Calderoli a Palazzo d’Orleans – ha poi concluso l’assessore – abbiamo chiesto di eliminare o ridurre sensibilmente tale prelievo nell’ambito della programmata abolizione della Legge Delrio, una riforma fallimentare da lasciarci al più presto alle spalle. Siamo pronti a essere auditi in commissione affari istituzionali all’Ars per sgombrare il campo da ogni dubbio e giungere alla rapida approvazione di una riforma che, come indicato dal presidente Schifani, dovrà fare da apripista per il resto d’Italia”.
IN COSA CONSISTEREBBE LA NEO RIFORMA DELLE PROVINCE AVVIATA DALLA REGIONE SICILIANA ?
Le Province dovrebbero essere sei, più le tre Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina.
Il progetto di riforma individua gli organi di governo e la loro composizione, introducendo la figura del consigliere supplente.
Inoltre stabilisce le quote rosa nelle liste, con almeno un quarto delle candidature riservato a donne e prevede la doppia preferenza di genere, come nei Comuni.
Introduce il collegio unico per l’elezione del presidente della Città metropolitana e della Provincia, la divisione della circoscrizione elettorale in collegi per l’elezione dei consiglieri provinciali, in modo da dare adeguata rappresentanza a tutti i territori.
Per le province con popolazione superiore al milione di abitanti sono previsti 36 consiglieri e massimo 9 assessori; per quelle tra cinquecentomila e un milione di abitanti, 30 consiglieri e fino a 7 assessori, mentre quelle con meno di 500.000 abitanti potranno eleggere 24 consiglieri e le giunte avranno massimo sei assessori.
Il ddl fissa le competenze dei nuovi organismi. Il sistema elettorale adottato sarà il proporzionale con metodo D’Hondt* per l’assegnazione dei seggi alle liste. L’entrata in vigore della legge, dopo l’approvazione in Assemblea regionale, è condizionata all’abrogazione della legge Delrio da parte del Parlamento nazionale.
*Il metodo D’Hondt, inventato e descritto per la prima volta dallo studioso belga Victor D’Hondt nel 1878, è un metodo matematico per l’attribuzione dei seggi nei sistemi elettorali che utilizzano il sistema elettorale proporzionale. Questo sistema prevede che si divida il totale dei voti di ogni lista per 1, 2, 3, 4, 5… fino al numero di seggi da assegnare nel collegio, e che si assegnino i seggi disponibili in base ai risultati in ordine decrescente. Il sistema, da lui ideato, è trattato nel libro “Système pratique et raisonné de représentation proportionnelle”, edito a Bruxelles. Tale metodo è stato adottato in numerosi Paesi, tra cui 13 dei 28 stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna), l’Albania, la Svizzera, la Turchia, Israele e, pur modificato, anche nella Repubblica di San Marino. In Italia era usato per l’elezione del Senato fino al 1992 e per le elezioni provinciali, attualmente viene impiegato nella distribuzione dei seggi di minoranza nel consiglio comunale e per il consiglio metropolitano.
Adduso Sebastiano






