A fine dicembre 2022 scadevano i termini per i cosiddetti “obbiettivi” per la 3ª rata da 19 miliardi di euro del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). L’erogazione sarebbe dovuta avvenire a febbraio 2023. Qualcosa di tutta evidenza ha frenato l’accredito. La Commissione europea, e per essa i cosiddetti suoi tecnici, hanno iniziato a rilevare a tutt’oggi delle inadempienze da parte dell’Italia. Entro giugno di quest’anno l’Italia avrebbe dovuto raggiungere 55 obiettivi. Di questi i target più rilevanti erano 27. I dati invece mostrerebbero che l’Italia ha raggiunto solo 10 obiettivi dei 27, mentre gli altri 17 risultano non ancora completati. Sino adesso sono stati raggiunti gli obbiettivi riguardanti: l’invio delle dichiarazioni Iva precompilate; il Ddl Anziani; la riforma del codice degli appalti; l’assegnazione di appalti pubblici in vari ambiti; alcune misure legislative per espandere l’utilizzo dell’idrogeno come combustibile; la “revisione del quadro giuridico per gli interventi di rinaturazione dell’area del Po. Tra le scadenze tutt’ora in sospeso risultano: gli appalti per 6.500 stazioni di ricarica per le auto elettriche; i contratti per la costruzione di asili nido; un progetto da 4,6 miliardi di euro che dovrebbe arrivare a creare 264mila nuovi posti negli asili nido entro il dicembre del 2025, di quest’ultimo a quanto si apprende quasi un contratto su cinque non è stato stipulato a causa di ritardi nei Comuni.
Ciò va ad incidere anche sulla scadenza al 30 giugno della 4ª rata da 16 miliardi di euro del Pnrr. Il Governo ha dichiarato di volere mettere in campo “un’operazione di realismo” sulla possibile revisione del piano e sul suo perimetro. A usare il termine “realismo” è il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto, intervenendo venerdì al Festival del Lavoro a Bologna. Ma venerdì ci sono stati anche dei rumors secondo cui la Commissione europea avrebbe messo sul piatto l’offerta di procedere a un pagamento parziale della tranche per non dilatare ulteriormente i tempi d’esame, ricevendo però il ‘no, grazie‘ del Governo. Un’indiscrezione seccamente smentita da Palazzo Chigi: “L’opzione non è mai stata sul tavolo”. Tuttavia ieri i rumors sono stati rilanciati su quotidiani nazionali secondo cui Bruxelles avrebbe proposto al Governo di inviare 18,6 miliardi subito, per poi inviare i restanti 400 milioni una volta recuperate le mancanze, che riguardano in particolare la parte sugli alloggi universitari. La situazione appare ancora in una fase di stallo.
A fronte di queste situazioni di attesa per la riscossione della 3° e 4° rata, va evidenziato l’ulteriore risultato in linea con le aspettative del piano Pnrr da parte del gruppo Fs (Ferrovie dello Stato) che negli ultimi giorni ha assegnato o avviato lavori per oltre 3,6 miliardi di euro attraverso gare europee, riguardanti sia nuove opere che lavori di manutenzione. Tra questi, si includono i primi due lotti per il raddoppio della ferrovia Roma-Pescara. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha svolto un ruolo importante in questo risultato, poiché Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ha ottenuto circa 24 miliardi di euro di finanziamenti, di cui oltre l’80% è già in fase di realizzazione. Questo finanziamento contribuirà alla realizzazione di opere che saranno operative entro il 2026. Un’altra iniziativa significativa è il bando di gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione del nuovo tunnel del Virgolo, del valore di oltre 73 milioni di euro, che sarà finanziato anche con fondi provenienti dal PNRR. Questo progetto consentirà di aumentare la capacità dell’infrastruttura collegata all’asse del Brennero e al nodo di Bolzano, grazie alla separazione dei flussi di traffico tra la linea del Brennero e quella per Merano.
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