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Home » Cronaca » Italia. Pubblica amministrazione asservita alla mafia

Italia. Pubblica amministrazione asservita alla mafia

Maxi operazione antimafia e anti-pubblica-amministrazione-commistionata in Calabria. Misure cautelari per 45 soggetti e 22 indagati

Sebastiano Adduso Di Sebastiano Adduso
27 Giugno 2023
in Cronaca, Italia
Tempo di lettura:5 minuti di lettura
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Italia. Pubblica amministrazione asservita alla mafia
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Questa mattina nella Procura di Catanzaro si è svolta la conferenza stampa in cui è stato illustrato l’esito dell’operazione “Glicine akeronte”, una maxi operazione antimafia e anti pubblica amministrazione deviata, condotta dai Carabinieri del Ros e dai colleghi dei Comandi provinciali territoriali coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri, per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip distrettuale di Catanzaro, su richiesta della Dda, a carico di 43 persone. In carcere anche due lucani, entrambi di Viggiano (Pz): Enrico Moscogiuri, 50 anni, imprenditore del settore dei trasporti e Antonio Corbisieri, 45 anni, dipendente di una società dell’indotto petrolifero. Le persone coinvolte nell’operazione sono indagate, a vario titolo, per vari reati, che vanno dall’associazione per delinquere di tipo mafioso e dall’associazione finalizzata alle truffe all’estorsione ed all’illecita concorrenza. Nell’ambito dell’inchiesta viene contestato anche un omicidio.

L’operazione é stata condotta con il supporto, nella fase esecutiva, dei Carabinieri dei Comandi provinciali di Crotone, Cosenza, Catanzaro, Potenza, Parma, Brescia, Milano e Mantova e dello Squadrone Eliportato Calabria. Ventidue delle persone coinvolte sono indagate per associazione per delinquere di tipo mafioso, 9 per associazione per delinquere, 3 per associazione per delinquere finalizzata alle truffe ed altri per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, turbata libertà degli incanti, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Ci sono anche alcuni esponenti politici calabresi tra gli indagati dell’operazione ad alcuni dei quali, tra l’altro, viene contestato il reato di scambio elettorale politico-mafioso. Nell’ambito dell’inchiesta, inoltre, ad alcune delle persone coinvolte viene contestata una serie di truffe, con l’aggravante delle modalità mafiose.

Si tratta di una struttura ndranghetista – ha spiegato il procuratore Gratteri -, che si articola in cinque paesi del mondo, “dove abbiamo una presenza significativa della ‘ndrangheta“. Tra questi, in particolare, la Germania. Fondamentale infatti il contributo della Polizia federale tedesca, “una delle migliori polizie del mondo. Dopo l’Italia è la Germania il paese” con più alti tassi di ‘ndrangheta, ha sottolineato il Procuratore. “Noi oggi abbiamo arrestato 41 presunti innocenti“, chiosa Gratteri, che si sono resi colpevole di tutti i reati possibile riconducibili alla pubblica amministrazione, e tutti i reati di mafia. In particolare, l’epicentro dell’associazione per delinquere è una locale di ‘ndrangheta del crotonese, che aveva rapporti continui con la pubblica amministrazione. Quest’ultima, sottolinea il Magistrato, era “asservita alla ‘ndrangheta almeno per un periodo che va dal 2014 al 2020“. La locale mafiosa aveva “rapporti diretti con politica regionale“. Sono dieci gli avvisi di garanzia emessi. Tra questi quello che ha colpito l’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, 70 anni, eletto col Pd. L’ipotesi di reato a carico di Oliverio, che è stato in carica proprio dal periodo che va dal 2014 al 2020, é quella di associazione per delinquere aggravata dalle modalità mafiose. Tra gli indagati ci sono inoltre gli ex assessori regionali Nicola Adamo, Antonietta Rizzo, e l’ex consigliere regionale Seby Romeo, tutti del Partito democratico. Indagato anche il Dirigente Generale della UOA – Unità Operativa Autonoma Forestazione della Regione Calabria, Mimmo Pallaria, ex sindaco di Curinga (Catanzaro) ed attuale consigliere comunale dello stesso centro. Indagata poi Orsola Reillo, ex direttore generale del Dipartimento ambiente e territorio sempre della Regione Calabria. Finiti nel mirino degli investigatori anche l’attuale sindaco di Rocca di Neto, Alfonso Dattolo, all’epoca dei fatti consigliere regionale per l’Udc, e Raffaele Vrenna, di 65, imprenditore del settore dei rifiuti, fratello di Gianni, presidente del Crotone calcio. Agli indagati Oliverio, Devona, Adamo, Vincenzo Sculco e Romeo vengono contestate, tra le altre cose, “riunioni programmatiche” che si sarebbero tenute anche in uffici riservati della Regione nel 2017 e nel 2018. Riunioni in cui sarebbe stato elaborato “un accordo con Sculco, leader della formazione politica i Demokratici”, che avrebbe appoggiato “la formazione politica riconducibile a Mario Oliverio facendo convogliare un consistente pacchetto di voti da attingere dal proprio bacino elettorale in occasione delle elezioni regionali tra il 2019 e il 2020, in cambio dell’appoggio della candidatura di Flora Sculco, figlia di Vincenzo che si sarebbe candidata quale consigliere regionale”. Da tale patto, secondo gli inquirenti, sarebbero derivati una serie di incarichi e appalti elargiti dai politici a dirigenti e imprenditori di fiducia. In questo modo sarebbe avvenuta la penetrazione all’interno del Comune di Crotone (individuazione di dirigenti, condizionamento di appalti pubblici, affidamenti illeciti a imprese gradite a Sculco e Devona, affidamento di incarichi a soggetti graditi a Sculco e Devona). E poi la penetrazione nella società partecipata Crotone Sviluppo, con l’individuazione di direttori generali e dell’amministratore unico. E poi ancora la penetrazione nella Provincia di Crotone, mediante il “condizionamento del voto nel 2017, attraverso un accordo promosso da Sculco per far eleggere Nicodemo Parrilla”. Il quale, dopo essere stato eletto presidente della Provincia, è stato coinvolto e condannato nella maxi operazione antimafia Stige. Nel mirino del presunto “comitato d’affari” anche l’Aterp Calabria, distretto di Crotone, con l’indicazione da parte di Adamo, Sculco, Devona e Romeo “di professionisti loro graditi” per l’espletamento di alcuni incarichi, come quello “relativo all’accatastamento di immobili di edilizia popolare nell’area crotonese”. La Dda annota ancora la penetrazione nell’Asp di Crotone, mediante “la precisa concertazione tra Oliverio, Devona, Sculco e Adamo in ordine al controllo dell’ente, attraverso la rimozione dell’allora direttore generale Sergio Arena, persona sgradita a Sculco”. Al suo posto, una figura di vertice che potesse dare “un segnale di discontinuità” come Antonello Graziano, persona che “avrebbe contribuito a nominare i dirigenti Masciari e Brisinda, legati allo stesso Sculco”. Fra gli indagati anche Domenico Pallaria, all’epoca dei fatti direttore generate del dipartimento Presidenza della Regione Calabria, e Orsola Reillo, all’epoca dei fatti direttore generale del dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria. Un capitolo dell’inchiesta riguarda la gestione dei rifiuti. Gli imprenditori Gianni e Raffaele Vrenna si sarebbero interfacciati con i vertici della Regione, dopo aver ottenuto gli appalti per la gestione degli impianti di trattamento meccanico-biologico (Tmb), per assicurare alle società loro riconducibili un ruolo di monopolio nella gestione dei rifiuti solidi urbani. In particolare “sollecitando l’emanazione di leggi regionali, in ordine alle quali si accordavano per redigere essi stessi gli articolati”, allo scopo di superare “I’impasse normativo legato al divieto di costruzione di nuovi impianti di discarica”. I Vrenna, approfittando della “situazione emergenziale legata alla mancata attuazione del piano regionale dei rifiuti del 2016 che prevedeva un ampio ricorso alla raccolta differenziata al fine di minimizzare la produzione di Rsu”, avrebbero quindi dettato “direttive operative ai propri subordinati al fine di trattare i rifiuti in ingresso nei Tmb in maniera fittizia, risparmiando sui costi di gestione, per poi convogliare la quasi totalità dei rifiuti presso le discariche di Celico e Crotone, nonostante non fossero autorizzate a ricevere rifiuti non trattati, cosi incamerando le tariffe di smaltimento in discarica”.

NOTA

È bene sottolineare che, secondo il consolidato principio della presunzione di innocenza vigente nel nostro ordinamento, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda in esame sarà definitivamente accertata solo allorquando interverrà nei loro confronti una sentenza irrevocabile di condanna.

 

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Tags: Calabriamafiapubblica amministrazione
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