LAMPEDUSA – “Da questo estremo lembo d’Europa nel Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee”. Con queste parole, il Santo Padre, in visita a Lampedusa, ha voluto scuotere le coscienze delle istituzioni comunitarie direttamente dal cuore pulsante del confine marittimo europeo. Secondo il Pontefice, l’Europa possiede un potenziale unico che deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e di conseguenza ha una pari responsabilità morale e politica. Grazie alla sua posizione geografica e al suo assetto istituzionale, il Vecchio Continente è pienamente in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso all’interno di un piano strategico a lungo termine che sappia “accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti”, lavorando parallelamente sullo sviluppo dei paesi d’origine affinché “nessuno sia costretto a emigrare”.
Il benvenuto delle istituzioni siciliane. La storica visita ha suscitato profonda commozione tra le autorità locali. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha espresso su Facebook la sua gratitudine: “È un gesto di attenzione e di vicinanza che parla al cuore dei siciliani e che rende omaggio a una terra che, con generosità e senso di umanità, è stata negli anni approdo di speranza per migliaia di persone. Lampedusa è molto più di un confine: è un simbolo di accoglienza, solidarietà e dignità umana”. Schifani ha poi aggiunto che, con la presenza del Papa, questo messaggio assume una forza ancora più grande e raggiunge il mondo intero, accogliendo il Pontefice a nome di tutta la Sicilia.
L’aereo con a bordo Papa Leone XIV è atterrato sull’isola alle ore 8:54. Ad attenderlo c’era una folta delegazione istituzionale composta, oltre che da Schifani, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, dall’arcivescovo Metropolita di Agrigento mons. Alessandro Damiano, dal prefetto Salvatore Caccamo, dal sindaco di Lampedusa Filippo Mannino e dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento Giuseppe Pendolino.
I gesti simbolici: la preghiera e l’attraversamento della “Porta”. Subito dopo l’atterraggio, il Papa si è trasferito in auto al cimitero di Cala Pisana, noto come il cimitero dei “senza nome”, per una sosta di preghiera e un omaggio floreale sulle tombe dei migranti morti in mare. A segnare queste sepolture ci sono semplici croci ricavate dal legno delle barche naufragate.
Successivamente, il corteo, accompagnato dal Cardinale Prevost, si è diretto alla Porta d’Europa, la scultura in ceramica e ferro simbolo dell’ingresso nel Vecchio Continente. In questo luogo altamente simbolico, il Papa ha incontrato e salutato una famiglia di migranti e ha compiuto un gesto solenne. Dopo aver superato la Porta, il Santo Padre si è spinto da solo lungo la scogliera dell’isola. Nonostante le forti raffiche di vento che agitavano la sua veste e che gli hanno fatto volare via la papalina, il Papa è rimasto a
lungo immobile a scrutare l’immensità del mare. Un invito implicito e potente a considerare il Mediterraneo non più come una drammatica “tomba”, bensì come uno spazio di opportunità, di incontro e di civiltà.
La giornata ha vissuto un altro momento fondamentale sul Molo Favarolo, l’infrastruttura simbolo degli sbarchi e della prima assistenza. In un ideale legame di continuità con il magistero del suo predecessore, la delegazione pontificia ha scoperto e solennemente benedetto una targa commemorativa: da oggi, il sito assumerà ufficialmente la denominazione di “Molo Francesco”. A conclusione della memorabile visita, la delegazione guidata dal Pontefice e dal Cardinale Prevost si è diretta verso un gruppo di quindici migranti provenienti dall’hotspot posizionato nel centro dell’isola, gestito e presidiato dai volontari della Croce Rossa Italiana. Il Papa si è avvicinato con calore al gruppo e ha stretto la mano personalmente a ciascuno di loro. Un gesto semplice ma immensamente eloquente, che ha rimesso la dignità della persona al centro del dibattito globale, suggellando una giornata storica per l’isola di Lampedusa e
per il futuro delle politiche umanitarie europee.




