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Home » Cronaca » Mascalucia, operazione antimafia “Malupassu”, disarticolato il clan Santapaola-Ercolano

Mascalucia, operazione antimafia “Malupassu”, disarticolato il clan Santapaola-Ercolano

redazione Di redazione
3 Giugno 2020
in Cronaca, Provincia
Tempo di lettura:4 minuti di lettura
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Il gruppo di Mascalucia faceva capo al boss detenuto Pietro Puglisi. Ricostruite 15 estorsioni grazie anche al contributo delle vittime

Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica è stata data esecuzione, nel corso della notte, ad una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Catania, nei confronti di 20 indagati, dei quali 18 in carcere e 2 agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione denominata in codice “Malupassu”. Il provvedimento è stato eseguito da oltre duecento Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati (Compagnia di Intervento Operativo del XII Battaglione “Sicilia”, Nuclei Cinofili ed Elicotteri), su tutto il territorio nazionale ed ha riguardato esponenti apicali ed affiliati alla famiglia di cosa nostra denominata “Santapaola- Ercolano” attiva nel capoluogo e in tutta la provincia etnea, responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed altri reati.

L’assetto e l’operatività dell’associazione di tipo mafioso denominata “Santapaola-Ercolano”, sono stati ormai accertati in molteplici sentenze che si sono succedute nel corso degli anni, che ne hanno consentito una progressiva disarticolazione. Le indagini in oggetto, che si sono articolate dal 2017 al 2018, hanno consentito di accertare la struttura e l’organigramma di singoli gruppi del citato clan mafioso, ed in particolare di quello operante nel territorio di Mascalucia sotto la direzione dei familiari dello storico boss ergastolano Pietro Puglisi, oggi detenuto con il regime di cui all’art. 41 bis o.p. Puglisi è genero del boss deceduto, poi pentito, Giuseppe Pulvirenti detto “u malpassotu”, originario di Belpasso, da cui trae il nome l’operazione.

Dalle indagini è emerso che la gestione delle illecite attività del gruppo di Mascalucia – diretto senza soluzione di continuità dal carcere dall’ergastolano Pietro Puglisi all’epoca ancora non sottoposto al regime di cui all’art. 41 bis o.p. – negli anni precedenti alla scarcerazione di Salvatore Puglisi e Giuseppe Puglisi (figli di Pietro), era stata demandata a Salvatore Mazzaglia, Mirko Pompeo Casesa e a Alfio Carciotto, quest’ultimo coadiuvato dal figlio Antonio. Questi si erano inoltre avvalsi tra gli altri della fattiva collaborazione dei fratelli Bonanno.

In particolare, Salvatore Bonanno, poi divenuto collaboratore di giustizia, negli anni precedenti approfittando dell’assenza degli esponenti apicali del gruppo in quanto detenuti, aveva assunto un ruolo importante in seno al sodalizio, tanto da avviare e gestire personalmente talune attività estorsive con la collaborazione dei suoi fratelli, andando ben oltre i compiti assegnatigli. Dopo la sua scarcerazione, Salvatore Puglisi nell’anno 2017 diventava subito responsabile del gruppo di “Mascalucia” riaffermando il controllo del territorio e la posizione di vertice che aveva prima dell’arresto, operando in sinergia con gli altri sodali del gruppo.

L’indagine in particolare traeva origine dalla denuncia sporta presso gli uffici della Compagnia di Gravina di Catania nel febbraio del 2017 per tentata estorsione dai fratelli Giovanni Carmeni e Salvatore Carmeni, titolari della ditta di costruzioni “Carmedil s.r.l.”, i quali indicavano solo di aver rinvenuto presso un proprio cantiere edile un biglietto manoscritto a carattere intimidatorio, riportante l’inequivocabile richiesta del pagamento di una somma di denaro, pena la distruzione dello stesso cantiere.

A seguito di ciò venivano iniziate accurate indagini, tradizionali e tecniche, le quali permettevano di individuare tutta la linea gerarchica dell’organizzazione criminale, facente capo al clan mafioso Santapaola-Ercolano, e che era guidata dall’ergastolano Pietro Puglisi che esercitava l’azione di comando dal carcere per il tramite dei figli Salvatore e Giuseppe,  e di ricostruire l’esatta composizione del gruppo malavitoso e i ruoli dei sodali, ma soprattutto di fotografare la mappa delle attività delittuose, con riferimento particolare a quelle estorsive poste in essere nei confronti di esercenti e imprenditori.

Le somme estorte alle vittime venivano destinate al mantenimento dei sodali detenuti, in primis di Pietro Puglisi, nonché al soddisfacimento delle esigenze comuni del gruppo. Questa attività consentiva sin da subito e precisamente il 14 marzo 2018, di sottoporre a fermo di indiziato di delitto ben sette elementi di vertice del gruppo, i quali avevano palesato propositi omicidiari nei confronti di un esponente della “famiglia” per un contrasto a seguito di una attività estorsiva. Le investigazioni hanno consentito di dimostrare, con riferimento ad un territorio particolarmente esteso, che il clan imponeva la sua forza e dominio del territorio anche con il traffico di marijuana e hashish, dimostrando capacità organizzativa nel perpetrare le attività illecite e con l’intento di acquisire, in modo diretto o indiretto, la gestione o comunque l’assoggettamento di attività economiche e altro per realizzare profitti o vantaggi ingiusti.

Va evidenziato che il positivo esito dell’attività di indagine è stato conseguito anche grazie al fatto che gli inquirenti sono stati capaci di infondere fiducia in molti commercianti e imprenditori vittime di estorsione da parte del gruppo mafioso di Mascalucia e che hanno trovato il coraggio di ammettere i fatti confermando ulteriormente le responsabilità degli indagati. Contestati ben 15 episodi estorsivi e, nella maggior parte dei casi, gli indizi che già emergevano dalle attività di intercettazione hanno trovato sicuro riscontro e conferma nelle dichiarazioni delle vittime, e solo in pochi limitati casi invece le vittime sono state denunciate per favoreggiamento degli estortori per avere dichiarato il falso.

Di seguito l’elenco degli indagati tratti in arresto:

1.                  BONANNO Alessandro, nato a Catania il 22/06/1990;
2.                  CANTONE Rosario, nato a Mascalucia (CT) il 18/06/1956;
3.                  CANTONE Fabio, nato a Catania il 24/06/1987;
4.                  CARCIOTTO Alfio, nato a Catania il 30/10/1961;
5.                  CARCIOTTO Antonio, nato a Catania il 28/12/1991;
6.                  CASESA Mirko Pompeo, nato a Catania il 10/03/1983;
7.                  CURRAO Alfio, nato ad Adrano (CT) il 04/05/1967;
8.                  FRISINA Agatino Fabio, nato a Catania il 16/05/l979;
9.                  GIARRUSSO David, nato a Catania il 20/10/1977;
10.              LEONE Rosario Emanuele, nato a Catania il 19/05/1979;
11.              IUDICA Giuseppe, nato a Catania il 01/03/1973;
12.              MAZZAGLIA Giovanni, nato a Catania il 09/03/1990;
13.              MAZZAGLIA Salvatore, nato a Nicolosi (CT) il 29/05/1957;
14.              PUGLISI Pietro, nato a Catania il 31/07/1958;
15.              PUGLISI Giuseppe, nato a Catania il 24/07/1986;
16.              PUGLISI Salvatore, nato a Legnano (MI) il 30/11/1979;
17.              RANNESI Salvatore, nato a Misterbianco (CT) il 26/03/1967;
18.              TIRALONGO Salvatore, nato a Catania il 04/06/1975;
ai quali è stata applicata la custodia in carcere.

19.              ABATE Michele, nato a Catania il 11/07/1975;
20.              GULISANO Andrea, nato a Catania il 24/05/1973;
ai quali sono stati applicati gli arresti domiciliari

Tags: antimafiaestorsionimafiaMascaluciaoperazione malupassusantapaola ercolano
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