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Home » Cronaca » Notizie Italia. Istat, giù la produzione industriale

Notizie Italia. Istat, giù la produzione industriale

Il mese di aprile registra un calo considerevole sul comparto industriale. Un’onda che da tempo non si vuole vedere. L’OPINIONE

Sebastiano Adduso Di Sebastiano Adduso
10 Giugno 2023
in Cronaca, Italia
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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Notizie Italia. Istat, giù la produzione industriale
Facebook

Il mese di aprile registra un calo considerevole sul comparto industriale. La produzione continua a scendere da quattro mesi a questa parte. Il caro prezzi limita la capacità di spesa delle famiglie e si abbatte con forza sulle imprese: l’industria italiana è in difficoltà e la produzione crolla per il quarto mese consecutivo. L’Istat indica una flessione dell’indice destagionalizzato, che cala dell’1,9% rispetto a marzo, “con diminuzioni estese a tutti i principali comparti”. Il quadro è negativo anche su base trimestrale e su base annua, al netto degli effetti di calendario, si osserva una “caduta marcata” del 7,2%. Una contrazione tendenziale che risulta la più ampia da luglio 2020, quando la flessione era stata dell’8,3%.

I nuovi dati sono letti come “un campanello d’allarme” da Confcommercio che osserva come la crescita del Pii sopra 1’1%, prevista dopo l’ondata di revisioni al rialzo, sia un risultato «non scontato né già acquisito». Tanto più dopo la frenata della fiducia di famiglie e imprese registrata a maggio. Il rischio indicato dall’Ufficio studi è quello di un impatto negativo sulla Penisola delle difficoltà di Paesi come la Germania, oltre al peso dell’inflazione elevata e dei ritardi del Pnrr.

A gennaio di quest’anno era già stato lanciato un misconosciuto segnale: l’indice destagionalizzato della produzione industriale in Italia era diminuito dello 0,3% a novembre 2022 rispetto al mese precedente. Nella media del trimestre settembre-novembre il livello della produzione era calato dell’1% rispetto ai tre mesi precedenti.

L’OPNIONE

Da alcuni anni, con il Governo Conti, poi con quello Draghi e adesso con il Meloni, la potente – e chiaramente interessata in prima persona a quattro ganasce (salvo per chi non può o non vuole vedere) – propaganda politico-istituzionale-economico-mediatica-associativa e rispettive pletore di variegati “seguiti”, ha fatto persino credere a noi cittadini che basta un rapido e sostanzioso prestito (il Pnrr) per risollevare le sorti di una Nazione così, facendoci dimenticare che, se questa scommessa non dovesse vincersi, non solo ci aspettano “percorsi sconosciuti”, ma comunque i soldi andranno restituiti e, nessuno (ma figurarsi) ci sta dicendo ancora come.

Non è ragionevolmente solo un tempestivo prestito, per quanto anche cospicuo, che può risollevare le sorti di un individuo, azienda e comunità, se poi la mente non si disciplina (salvo non si si sia dei truffatori ma è un altro discorso). A maggior ragione per una collettività come la nostra Penisola, di tutta evidenza e notorietà quanto altrettanto dissimulato e mistificato, annosamente ammorbata trasversalmente, dagli scranni più alti fino all’ultimo strapuntino, nei parlamenti, istituzioni, burocrazia, ordini professionali e cosiddetta società civile, da ipocrisia, magniloquenza, insofferenza, cinismo, indifferenza, clientelismo, opportunismo, spartizione, commistione, arroganza, sprezzo, mercimonio, incontrollabilità e tanto panem et circenses pagato con i soldi pubblici. Se poi si aggiungono le, guarda caso, parallele “sommerse” mafie e innumerevoli delinquenze comuni sparse ovunque, non si può che concludere: fino a che dura.

E l’aspetto più inquietantemente paradossale è che non se ne può quasi neanche dibattere, poiché subito si viene additati di pessimismo o anche di motivazioni ideologiche avverse agli esecutivi di turno, addirittura le orecchie dei nostri governanti o amministratori del momento si offendono. Se non torna la ragionevole ragione in questa Nazione, di cui ci predicano nella nostra Storia (salvo che anche quella non sia una leggenda all’italiana), i nostri ragazzi un giorno, potrebbero, per un’eventuale disperazione (la cui causa saremo stati adesso noi adulti) invadere i cimiteri e distruggere le nostre lapidi, maledendoci.

 

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