Un gigantesco impero economico sotterraneo, accumulato in oltre quarant’anni di traffico internazionale di stupefacenti sotto l’egida di Matteo Messina Denaro, è stato smantellato.
Una imponente operazione internazionale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Palermo e portata a termine dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza ha condotto all’arresto di tre persone e al sequestro preventivo di beni, aziende e disponibilità finanziarie per un valore superiore ai 200 milioni di euro.
I tre indagati sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con le gravissime accuse di impiego di denaro di provenienza illecita, con l’aggravante del metodo mafioso e dell’aver agevolato l’organizzazione criminale di Cosa Nostra.
L’inchiesta, guidata in prima linea dal procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, è riuscita a mappare per la prima volta in modo dettagliato la “lavatrice” finanziaria della mafia trapanese. I flussi monetari ricostruiti dagli inquirenti partono dagli imponenti guadagni del narcotraffico degli anni ’80, blindati e messi a rendita per decenni per garantire la potenza economica e la latitanza dell’ex primula rossa di Castelvetrano.
Il sistema criminale poggiava su una fitta ragnatela transnazionale:
Scudi societari: Utilizzo massiccio di società off-shore per frazionare i capitali.
Coperture legali: Strutture finanziarie estere apparentemente pulite ma controllate da prestanome dell’organizzazione.
Per mettere i sigilli al patrimonio di Cosa Nostra, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno dovuto attivare una complessa rete di rogatorie e collaborazioni con le polizie giudiziarie di mezzo mondo. Gli accertamenti patrimoniali hanno toccato hub finanziari strategici e località balneari di lusso.
I dettagli più approfonditi sulla fitta rete di prestanome e sui canali bancari utilizzati per muovere il denaro vengono illustrati nel corso della conferenza stampa ufficiale presso la Caserma Mazzarella della Guardia di Finanza di Palermo, alla presenza del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e degli inquirenti siciliani.






