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Home » Paternò » Paternò. Ferrovia Motta-Regalbuto: un dibattito sempre più acceso

Paternò. Ferrovia Motta-Regalbuto: un dibattito sempre più acceso

Gli interventi Confratigianato Paternò (Gamiddo-Palumbo) e L'Aria Nuova APS (Panassidi)

Federica Zammataro Di Federica Zammataro
17 Agosto 2026
in Paternò
Tempo di lettura:12 minuti di lettura
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Paternò. Ferrovia Motta-Regalbuto: un dibattito sempre più acceso
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Il dibattito sul futuro della linea ferroviaria dismessa Motta Sant’Anastasia–Regalbuto si arricchisce di nuove riflessioni, ponendo al centro dell’attenzione la necessità di superare la secca contrapposizione tra i sostenitori della riattivazione dei treni e i fautori della trasformazione in pista ciclabile.

L’intervento di Giuseppe Panassidi (Polisnap, UPA e L’Aria Nuova APS)

Giuseppe Panassidi invita a spostare l’attenzione sui reali bisogni della Valle del Simeto, sottolineando che non basta schierarsi a favore dell’una o dell’altra opzione senza basi concrete. Una riattivazione ferroviaria richiederebbe infatti interventi strutturali profondi dopo decenni di abbandono, con l’adeguamento totale dell’infrastruttura alle normative vigenti. Prima di prendere decisioni, secondo Panassidi, occorre rispondere a precise domande sui flussi stimati di passeggeri e merci, sui costi di ricostruzione e manutenzione, sui collegamenti effettivi con il porto, l’aeroporto e la rete di Catania, oltre che sulle tempistiche reali e sui finanziamenti.

“Sul futuro della ferrovia Motta Sant’Anastasia–Regalbuto credo che stiamo rischiando di commettere l’errore più semplice: dividerci tra chi vuole la Greenway e chi vuole il ritorno della ferrovia. Io partirei da una domanda diversa: di cosa ha realmente bisogno questo territorio? Diciamoci innanzitutto una cosa. Parlare di riattivazione ferroviaria non significa prendere la linea esistente e rimetterci sopra un treno. Dopo decenni di abbandono, una eventuale riattivazione richiederebbe interventi profondi, il rifacimento dell’infrastruttura e il suo adeguamento agli standard e alle normative attuali. Proprio per questo non basta dire “vogliamo la ferrovia”. Lo stesso rigore deve essere applicato alla Greenway. Perché realizzare una pista ciclabile non significa automaticamente creare turismo e sviluppo. A Paternò abbiamo già visto cosa può accadere quando si costruisce un’infrastruttura ciclabile senza inserirla in una rete realmente funzionale: tratti isolati, interruzioni, attraversamenti problematici e spazi che finiscono persino utilizzati come parcheggio per auto e scooter. Ecco perché, prima ancora di scegliere tra ferrovia e Greenway, serve un vero tavolo territoriale. Devono sedersi insieme Paternò, Centuripe e tutti i Comuni attraversati o interessati, la Regione, gli enti competenti, le categorie produttive, le associazioni, i tecnici, i cittadini e soprattutto RFI, perché quando si discute del futuro di un’infrastruttura ferroviaria il proprietario e gestore del patrimonio ferroviario non può essere un interlocutore da coinvolgere dopo. A quel tavolo non servono slogan. Servono studi sulla domanda, flussi di merci e passeggeri, previsioni turistiche, costi di investimento, costi di gestione, manutenzione, finanziamenti disponibili, tempi di realizzazione e analisi costi-benefici.
Dovrebbe essere studiata seriamente anche una terza possibilità: ferrovia e mobilità ciclabile insieme, laddove tecnicamente possibile. La politica dovrebbe partire dai problemi e cercare la soluzione migliore, non partire dalla soluzione e cercare successivamente le ragioni per giustificarla, un bene pubblico non può diventare la bandiera di una parte politica, di un gruppo o di chi in quel momento riesce a imporre la propria idea. La storia italiana e siciliana è piena di opere pensate, annunciate, finanziate, riprogettate e discusse per anni. Il dibattito infinito sul Ponte sullo Stretto di Messina dovrebbe almeno averci insegnato quanto possa costare, economicamente e politicamente, discutere di una grande infrastruttura senza riuscire a costruire intorno ad essa una prospettiva stabile, condivisa e concretamente verificabile.
Non dobbiamo decidere se ci piace di più una ferrovia o una pista ciclabile.
Dobbiamo capire quale soluzione, ferroviaria, ciclabile o integrata, possa produrre il maggiore beneficio possibile per Paternò, per la Valle del Simeto e per tutti i territori interessati, rispetto ai soldi pubblici necessari per realizzarla e mantenerla.
Innovare non significa necessariamente costruire qualcosa di nuovo, a volte significa avere l’intelligenza di capire quale patrimonio possediamo già e decidere, dati alla mano, quale sia il modo migliore per utilizzarlo.”
L’intervento di Confartigianato Paternò

Sul tema si registra anche la presa di posizione di Confartigianato, che condivide l’esigenza di affrontare la questione con pragmatismo e attenzione al tessuto economico locale. L’associazione di categoria sottolinea l’importanza di non cedere a decisioni guidate esclusivamente da ragioni ideologiche o di consenso immediato, evidenziando il valore strategico che un’infrastruttura di collegamento può rappresentare per il sistema produttivo, l’artigianato e le imprese della zona.

Gamiddo e Palumbo: «Favorevoli al recupero della linea ferroviaria. Sulle infrastrutture strategiche serve un confronto preventivo con le organizzazioni datoriali e con chi ogni giorno produce, investe e crea lavoro sul territorio». Per Confartigianato, infatti, la Ferrovia delle Arance non rappresenta soltanto una testimonianza del passato. In una moderna visione del territorio può tornare a essere un’infrastruttura al servizio della mobilità, delle imprese, dell’agricoltura, del turismo e delle comunità, contribuendo a creare nuove occasioni economiche e occupazionali. «Crediamo che il recupero della Ferrovia delle Arance meriti di essere valutato con grande attenzione e con una visione rivolta al futuro – dichiara il presidente di Confartigianato Paternò, Carmelo Gamiddo –. La mobilità ciclabile e il turismo sostenibile rappresentano certamente opportunità importanti, ma non possiamo permettere che la loro realizzazione comporti la perdita definitiva della possibilità di ripristinare la ferrovia. Un’infrastruttura ferroviaria può tornare strategica per collegare territori, sostenere il turismo e accompagnare lo sviluppo delle nostre attività produttive. Prima di rinunciarvi definitivamente dobbiamo essere certi di non stare cancellando un’opportunità che domani sarebbe impossibile ricostruire».
«Quando si parla di infrastrutture e di scelte destinate a incidere per decenni sull’economia di un territorio, il confronto con il mondo produttivo deve avvenire prima, non dopo – afferma il segretario comunale di Confartigianato Paternò Vito Palumbo –. Le organizzazioni datoriali rappresentano migliaia di imprese che conoscono quotidianamente le difficoltà e le potenzialità di questo territorio. Artigiani, commercianti, agricoltori e imprenditori sono quelli che investono, creano occupazione e tengono viva l’economia locale. Non possono apprendere a decisioni assunte ciò che riguarda direttamente il futuro delle loro attività Chiediamo un confronto costruttivo, preventivo e permanente con le sigle datoriali sui temi strategici che incidono sulle attività produttive: infrastrutture, viabilità, mobilità, aree produttive, turismo e sviluppo economico. Non vogliamo porre veti e non chiediamo corsie preferenziali. Vogliamo contribuire alle decisioni con proposte, competenze e con la conoscenza di chi vive ogni giorno il tessuto economico locale. Confrontarsi prima significa assumere decisioni migliori e soprattutto evitare scelte irreversibili».
Tags: binarioconfratigianato paternòferrovioa delle arancegamiddomotta-regalbutopalumbopanassidipaternàUpa
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