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Home » Cronaca » Paternò. Caporalato in agricoltura: sequestrati 10 milioni all’imprenditore Rosario Di Perna (VIDEO)

Paternò. Caporalato in agricoltura: sequestrati 10 milioni all’imprenditore Rosario Di Perna (VIDEO)

redazione Di redazione
7 Luglio 2017
in Cronaca, Paternò
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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Paternò. Caporalato in agricoltura: sequestrati 10 milioni all’imprenditore Rosario Di Perna (VIDEO)
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Beni sequestrati nei territori di Paternò, Belpasso, Biancavilla, Ramacca (nel catanese), Floresta e Patti (nel messinese)

Ingente sequestro della Direzione Investigativa Antimafia di Catania, diretta da Renato Panvino, nell’ambito di una indagine contro il caporalato e lo sfruttamento della forza lavoro in agricoltura. Alle prime ore dell’alba è scattata un’operazione della Dia che ha condotto al sequestro preventivo di un patrimonio aziendale del valore di 10 milioni di euro. Il destinatario della misura è l’imprenditore agricolo di Paternò Rosario Di Perna, originario di Raccuja, Messina.
Il decreto di sequestro di beni, è stato emesso dal Tribunale di Catania (Sezione Misure di Prevenzione), su proposta del Direttore della Dia, Nunzio Antonio Farla.
L’imprenditore è gravemente indiziato di aver costituito un’associazione, operante a Paternò e in Romania, preordinata al reclutamento di manodopera rumena per l’impiego nelle campagne paternesi in assenza delle garanzie minime di tutela spettanti ai lavoratori, secondo le forme e modalità del cosiddetto caporalato, contro cui il parlamento ha approvato una legge specifica nello scorso autunno.

Il patrimonio sequestrato comprende un’impresa individuale ed una società operanti nel settore agricolo, rapporti bancari, numerosissimi immobili ubicati tra la provincia di Catania e Messina e una decina di automezzi, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Di Perna, era stato già colpito – unitamente al figlio Calogero e ad altri indagati di nazionalità rumena – da un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa nel 2015 dal Tribunale di Catania (operazione di polizia denominata “Slave”), poiché gravemente indiziato di aver costituito un’associazione, operante a Paternò e in Romania, preordinata al reclutamento di manodopera rumena per l’impiego nelle campagne paternesi, in assenza delle garanzie minime di tutela spettanti ai lavoratori, costringendo le numerose vittime a subire condizioni lavorative vessatorie con violenze e minacce, implicite ed esplicite, e commettendo nei loro confronti più delitti di estorsione (cd. caporalato). Le vittime venivano, inoltre, collocate in alloggi di fortuna, privi delle condizioni minime di abitabilità (acqua corrente, energia elettrica, servizi igienici, riscaldamento).

Nell’ambito della citata operazione “Slave”, condotta dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, oggi diretta dal dr. Carmelo Zuccaro, furono arrestate 9 (nove) persone, quasi tutte provenienti dalla Romania, accusate di appartenere alla predetta associazione a delinquere dedita al “capolarato”.
Di Perna, ritenuto elemento a capo dell’organizzazione delinquenziale annovera, tra l’altro, condanne per truffa all’Inps, furto continuato e usura, per i quali era già stato tratto in arresto in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal Tribunale di Catania. In attuazione della vigente normativa antimafia, che ha introdotto un più ampio ventaglio di soggetti sui quali è possibile avviare indagini finalizzate all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati – tra i quali figura anche il reato di caporalato, contestato al Di Perna dalla D.D.A. di Catania – la D.I.A. di Catania ha svolto approfonditi e complessi accertamenti patrimoniali non solo sul conto di quest’ultimo, ma anche sulle attività riconducibili ai familiari, in primis al figlio Calogero, titolare di un’impresa e cointeressato in una società inserita nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli.

Gli accertamenti patrimoniali svolti sul suo conto, ai fini dell’applicazione della misura di prevenzione, hanno evidenziato l’assenza, in capo all’imprenditore, di risorse lecite idonee a giustificare gli investimenti effettuati e, nel contempo, una cospicua e generalizzata sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio posseduto. Il Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, accogliendo la proposta presentata dal Direttore della D.I.A., con il provvedimento odierno, ha disposto il sequestro del patrimonio riconducibile al Di Perna, stimato in circa 10.000.000,00 di euro. In particolare, sono stati sequestrati diversi rapporti bancari in corso di quantificazione, n. 8 automezzi, due aziende – la Difruit s.r.l. di Paternò, operante nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli e la ditta individuale Di Perna Calogero, operante nel settore delle colture agrumicole -, nonchè svariati immobili costituiti da n. 20 fabbricati e da n. 48 appezzamenti di terreno ubicati nei comuni di Paternò, Belpasso, Biancavilla, Ramacca, Floresta (Me), Patti (Me) per una estensione totale di oltre 50 ettari.

Tags: caporalatocaporaliCataniaDiadirezione investigativa antimafiaimpresain evidenzalavorolavoro nerooperazionePaternòpatrimoniorumenisequestrosfruttamento
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