Un adolescente di 13 anni della provincia di Palermo si è tolto la vita nella sua villetta nella quale abitava con la sorella maggiore e i genitori che lo scorso sabato sera, quando è accaduta la tragedia, erano usciti. A trovare il ragazzo sono stati i genitori al rientro. All’arrivo dei medici del 118 il 13enne era però già spirato. Il sospetto che il ragazzo fosse vittima di bullismo sarebbe emerso dalle preoccupazioni manifestate nelle chat di alunni e genitori. Il ragazzo sarebbe stato bullizzato per il suo presunto orientamento sessuale. Due fascicoli sono stati aperti dalla Procura per i minorenni e dalla Procura ordinaria di Palermo per istigazione al suicidio. Sono stati sequestrati il cellulare e il computer della vittima per accertare se il ragazzo sia stato deriso e chi l’abbia preso in giro fino a esasperarlo per il suo orientamento sessuale. Pare che già al primo anno di scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) il ragazzino sarebbe stato oggetto di bullismo per il suo presunto orientamento sessuale: “sei un gay” gli avrebbero sempre gridato altri compagni. L’adolescente con il sostegno dei genitori aveva cambiato scuola, ma nonostante ciò la ghettizzazione è continuata. L’ex dirigente dell’istituto scolastico si sarebbe accorta qualche anno addietro che qualcosa non andava e aveva messo a conoscenza i genitori del 13enne il quale all’inizio dell’anno scorso sarebbe stato da uno psicologo scorso poi ancora quest’anno. Secondo quanto si apprende, per gli insegnanti il ragazzino era ben integrato e aveva anche buoni voti, mentre per i compagni era in serie difficoltà di inserimento con gli altri studenti. A ciò si aggiunga che sabato pare abbia avuto un diverbio con i genitori che gli hanno vietato di uscire. L’istituto scolastico ha sospeso le lezioni per due giorni anche per consentire, oggi, ai ragazzi di partecipare al funerale dell’amico.
L’OPINIONE
Purtroppo ancora, nella nostra -patinata- società moderna, civile e occidentale, l’essere gay è come avere un marchio (come pure essere altro), eloquente ciò di come mentalmente la società italiana è rimasta decenni addietro. La nostra è una società che dalla 500 con due cilindri e due tempi è passata nel tempo a quella digitale elettrica, mentre di contro quanto edulcorato, sembra tradizionalmente rimasta la visione di allora.
Ci si batte il petto, oppure oggi si va sui social, o ancora sui palchi, o in tv, propinando ovunque retoriche, di tutta evidenza per mistificare la propria coscienza, mentre parallelamente si continua con i propri reconditi assilli cerebrali. Siamo come divenuti i cittadini, dai più giovani ai matusalemme, lo specchio di una annosa anacronistica quanto impagliata classe politica e istituzionale (uomini, donne e altro), rafferma, venale, cinica, egocentrica, ipocrita, retorica, per non parlare della sciagura sociale costituita dalle crescenti rispettive pletore di elettori-opportunisti.
Addolora molto per quel ragazzino. Doveva vivere la propria unica vita anche se era gay. Ma come per tanto altro, si deve avere paradossalmente tutt’oggi nel 2023 anche la fortuna di nascere nel posto giusto, pure nella nostra cosiddetta società avanzata (o avariata ?).
In questa magniloquente Nazione, di troppi (da destra a sinistra) culturalmente vecchi nostalgici o camaleonti giovani vecchi, si fa credere che un “progetto”, una passerella, una giornata (tutto pagato con finanziamenti) possa trasmettere messaggi progressisti alle nuove generazioni (ma anche agli adulti seppure in questo caso è più arduo essendo già il cervello strutturato con i suoi percorsi). Eppure gli studiosi della psiche umana ci dicono (anche se ultimamente a bassa voce e in privato visto che non sembra si possa più esplicitare fuori dal pensiero unico specialmente negli stantii Ordini professionali) che invece è il lavoro costante di una vita. Tale discordanza appare significativa della lampante carenza di buona fede di tutto il sistema italiano, il quale per rastrellare altri soldi pubblici e nella fattispecie sulla fondamentale formazione interiore dei concittadini, s’inventa situazioni temporali che giovano solo alle attinenti tasche, ma non ai nostri adolescenti, ai giovani e neppure ai cittadini cosiddetti già maturi (spesso solo altrettanti figli adulti).
Nella vita si sbaglia, ma quando gli errori sono ancora reversibili, fermarsi per guardarseli è il modo ragionevole per gradualmente correggerli, a maggior ragione dovrebbe farlo una classe politica e istituzionale che ha la responsabilità della guida di un popolo. Ma figurarsi in Italia (e specialmente in Sicilia) ove tutti, dagli scranni più alti fino all’ultimo strapuntino, delirano sempre di sapere e non sbagliare mai e in ogni settore.
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