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Home » Cronaca » Sicilia. Arrestato ex consigliere di FdI per voto di scambio

Sicilia. Arrestato ex consigliere di FdI per voto di scambio

I CC di Palermo hanno arrestato un ex consigliere comunale di Palermo di Fratelli d’Italia per voto di cambio politico-mafioso

Sebastiano Adduso Di Sebastiano Adduso
9 Aprile 2024
in Cronaca, Palermo, Sicilia
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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I CC di Palermo hanno arrestato un ex consigliere comunale di Palermo di Fratelli d’Italia per voto di cambio politico-mafioso
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I Carabinieri del Comando provinciale i Palermo hanno arrestato l’ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Mimmo Russo. L’uomo, storico referente dei precari palermitani, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio politico-mafioso, concorso in estorsione aggravata e concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. L’inchiesta è stata coordinata dalla Dda di Palermo. Il provvedimento è stato disposto dal Gip di Palermo Walter Turtirici che ha accolto le richieste del Procuratore Maurizio de Lucia, dell’Aggiunto Marzia Sabella e del Sostituto Andrea Fusco. Il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per Russo e la misura degli arresti domiciliari per Gregorio Marchese, figlio del killer di Cosa nostra Filippo (detto “Milinciana”, melanzana, tra i killer di Carlo Alberto Dalla Chiesa) e per il consulente d’azienda Achille Andò, che risulta anche iscritto al Grande Oriente, il primo è indagato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, il secondo per corruzione. Attualmente Mimmo Russo era componente del coordinamento cittadino di FdI. Negli anni Novanta era stato consigliere di circoscrizione, prima di approdare in Consiglio comunale. Ha più volte cambiato partito: da Alleanza Nazionale al Mpa di Raffaele Lombardo, da Azzurri per l’Italia, al movimento Palermo 2022, infine in Fratelli d’Italia.

LE INDAGINI

Le indagini del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Palermo sono state condotte tra 2020 e il 2023, su delega della Dda di Palermo, in ordine al rapporto esistente tra un sindacalista (il Russo) nonché amministratore del locale Comune (in carica sino al giugno del 2022) ed esponenti di Cosa nostra palermitana. Russo avrebbe messo il suo sindacato a disposizione dei boss detenuti per fargli ottenere l’affidamento in prova e quindi farli uscire dal carcere. E a fargli la campagna elettorale era Filippo Marchese (di cui sopra). Sono una decina i pentiti che accusano Russo, particolarmente dello Zen, ove l’ex consigliere comunale avrebbe stretto un patto elettorale col boss Sandro Diele del Borgo Vecchio e dove, il Russo, secondo i collaboratori, vantava pure rapporti con Salvatore Cucuzza, capomandamento di Porta nuova. I pentiti raccontano che Russo pagava a Cosa nostra le preferenze con denaro, buoni di benzina, posti di lavoro e si era anche offerto di pagare la festa del quartiere in cambio dell’appoggio elettorale, salvo poi tirarsi indietro lamentando che nessuno aveva sostenuto la “sua candidata”.

Arrestato ex consigliere di FdI per voto di scambio

Dicevano i boss di lui: è un politico che fa avere posti di lavoro, promette posti di lavoro. Dalle intercettazioni telefoniche sono anche emersi gli interessi tra il Russo e un gruppo imprenditoriale impegnato nella realizzazione di due centri commerciali. Il Russo si sarebbe attivato per sbloccare la variante del piano regolatore per destinare i terreni su cui doveva sorgere la struttura, destinati fino ad allora a verde agricolo, in cambio del quale avrebbe potuto promettere assunzioni ai mafiosi e, loro familiari, parenti e amanti, presso il medesimo centro commerciale in occasione delle elezioni comunali del 2022 alle quali si è presentato come candidato. Il meccanismo era consolidato: i posti di lavoro incassati da soggetti a cui aveva fatto favori venivano usati insieme a denaro, buoni benzina o cibo, come merce di scambio con esponenti mafiosi, per avere in cambio voti.

Arrestato ex consigliere di FdI per voto di scambio

L’indagine ha anche riguardato l’ippodromo di Palermo in quanto dalle intercettazioni si è acquisita la presenza di esponenti mafiosi poiché era per loro una sorta di stipendificio. Della situazione all’ippodromo del capoluogo si vantava per telefono Gregorio Marchese (figlio di Filippo). Indagato Massimo Pinzauti, procuratore generale della Sipet, la società che aveva vinto la gara per la gestione della struttura e che avrebbe consentito che Gregorio Marchese fosse il proprio braccio operativo a Palermo. Il dirigente, secondo gli inquirenti, non si sarebbe fatto scrupolo di usare le intimidazioni mafiose di Marchese per far rinunciare due professionisti a riscuotere i loro crediti verso la Sipet.

NOTA

Giova precisare che la responsabilità penale delle condotte elencate sarà definita solo dopo l’emissione di eventuali sentenze passate in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza.

Tags: arrestatoconsiglieremafiapalermoscambiosiciliavoto
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