Il governo nazionale di centrodestra, la cui premier è Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, se da un lato ha confermato lo stanziamento di 11,6 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, per un altro verso, con un emendamento del pomeriggio di lunedì u.s. alla legge di bilancio, ha inteso rimodulare i fondi per finanziare l’opera. La proposta di modifica prevede una riduzione degli oneri a carico dello Stato di 2,3 miliardi (su un totale di circa 11,6 miliardi al 2032). Le risorse risparmiate dallo Stato vengono recuperate dal Fondo di sviluppo e coesione: 718 milioni arrivano dalla quota del fondo destinata alle amministrazioni centrali e 1,6 miliardi dalla quota destinata alle Regioni Calabria e Sicilia. In sostanza, i fondi per la realizzazione del Ponte sullo Stretto saranno per una parte coperti dai ministeri e dalle risorse europee destinate alla Calabria e alla Sicilia con minori opere. Nell’emendamento in questione depositato dal governo alla legge di bilancio, si apprende che, per consentire l’approvazione da parte del Cipes (Comitato Interministeriale per la Politica Economica Estera ) entro il 2024 del progetto definitivo del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria, ”è autorizzata la spesa complessiva di 9. 312 milioni di euro, in ragione di 607 milioni di euro per l’anno 2024, 885 milioni di euro per l’anno 2025, 1. 150 milioni di euro per l’anno 2026, 440 milioni di euro per l’anno 2027, 1. 380 milioni di euro per l’anno 2028, 1. 700 milioni di euro per l’anno 2029, 1. 430 milioni di euro per l’anno 2030, 1. 460 milioni di euro per l’anno 2031 e 260 milioni di euro per l’anno 2032»”.
Barbagallo, PD “Ci dica Schifani quali e quante opere non verranno finanziate in Sicilia”
Le due regioni, Sicilia e Calabria, interessate dall’opera contano insieme 9,4 miliardi di fondi Fsc (6,6 quelli stabilititi dal Cipess per la Sicilia) su una somma complessiva di 32,4 miliardi. Con l’emendamento in questione vengono vincolati 1,6 miliardi dei predetti fondi per il Ponte sullo Stretto. Si ridurrebbe pertanto la disponibilità per altri interventi inerenti infrastrutture e trasporti. Va detto che, quasi anticipando il sopracitato emendamento, la Giunta regionale di centrodestra del Presidente Renato Schifani, dopo che il 16 ottobre aveva dichiarato di poter contribuire con un miliardo di euro al costo del Ponte sullo Stretto, il 6 dicembre u.s. ha preso atto all’unanimità che i fondi Fsc non sono sufficienti e che nell’attività di programmazione degli interventi del Piano sviluppo e coesione (Psc) 2021-2027 “in Sicilia dovranno essere inserite alcune delle opere già programmate dal precedente esecutivo regionale, nonché altri nuovi interventi di forte impatto economico e strategico”. Ciò potrebbe “comportare una ulteriore riflessione sulla determinazione, al ribasso, dell’ammontare del contributo che la Regione siciliana dovrà destinare alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina”.
Sulla vicenda è intervenuto con un comunicato il segretario regionale del PD Sicilia e deputato alla Camera, Anthony Emanuele Barbagallo.
“Sul Ponte sullo Stretto il presidente della Regione, Renato Schifani, si è incartato. Ieri infatti il governo nazionale ha annunciato che gran parte delle risorse arriveranno dalle quote del Fondo di sviluppo e coesione destinate alla Sicilia e alla Calabria. Adesso Schifani dica ai siciliani quante e quali opere saranno sacrificate sull’altare di Salvini grazie a questo scippo perpetrato, a suo dire, in modo non concordato, ai danni della Sicilia”. Lo afferma il segretario regionale del PD Sicilia, a proposito della decisione del governo Meloni di rimodulare i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto, riducendo gli oneri a carico dello Stato.
Barbagallo, PD “Ci dica Schifani quali e quante opere non verranno finanziate in Sicilia”
“Che l’iniziativa non sia stata concordata tra Regione e governo centrale – aggiunge il segretario regionale in Sicilia del PD – è un aspetto ancor più grave. Fino ad ora, infatti, era stata sbandierata, come da prassi propagandistica, la concordia e l’unità di intenti tra i due governi di centrodestra. Tutto fumo negli occhi della Sicilia e dei siciliani – prosegue – che devono accollarsi da un lato, le fandonie del ministro Salvini, che utilizza il Ponte sullo Stretto per fare campagna elettorale in vista delle prossime europee ma accollando ora i costi solo a Sicilia e Calabria. E dall’altro un presidente della Regione inerte che – conclude – si comporta da fedele scudiero del sovrano, limitandosi a partecipare a inaugurazioni farlocche per infrastrutture, in alcuni casi, di livello poco più che medievali”.






