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Home » Cronaca » Sicilia. Domiciliari ad un noto imprenditore per bancarotta, truffa e minacce

Sicilia. Domiciliari ad un noto imprenditore per bancarotta, truffa e minacce

La GdF di Capo d'Orlando (VIDEO) ha arrestato un noto imprenditore e più volte sindaco prima con la destra e poi il centrosinistra

Sebastiano Adduso Di Sebastiano Adduso
29 Dicembre 2023
in Cronaca, Sicilia
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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La GdF di Capo d'Orlando (VIDEO) ha arrestato un noto imprenditore e più volte sindaco prima con la destra e poi il centrosinistra
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Questa mattina, militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno dato esecuzione ad una misura cautelare personale degli arresti domiciliari a carico di Roberto S. detto Enzo, noto imprenditore, già sindaco di Capo d’Orlando per diversi mandati, prima nelle file della destra e poi del centrosinistra e la cui notorietà cominciò all’inizio nel 1990, con l’esperienza nell’Acio (Associazione Commercianti Imprenditori Orlandini) la prima associazione antiracket d’Italia.

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LE INDAGINI

L’indagine, condotta dalle Fiamme Gialle della Tenenza della Guardia di Finanza di Capo d’Orlando, sotto la direzione dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti, durata oltre due anni, ha riguardato principalmente condotte di bancarotta fraudolenta, concernenti tre note società, tutte con sede a Capo d’Orlando, attive nel settore delle comunicazioni, nella commercializzazione degli agrumi e nella gestione di un importante società sportiva di basket. Le investigazioni, che dovranno comunque trovare conferma in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio e fermo restando il generale principio di non colpevolezza sino a sentenza passata in giudicato, hanno reso possibile l’individuazione dell’indagato quale unico artefice delle ipotesi di bancarotta, anche avvalendosi di false contabilizzazioni e distrazioni dirette di somme societarie sui propri conti correnti personali.

Domiciliari ad un noto imprenditore per bancarotta, truffa e minacce

Più in particolare, le indagini – espletate attraverso intercettazioni telefoniche e molteplici consulenze, oltreché l’esame di un notevole compendio documentale – consentivano di documentare come l’imprenditore oggi destinatario della misura custodiale amministrasse le nominate società – assieme ad altre tutt’ora attive – attraverso diversi prestanome, senza mai apparire come rappresentante legale: sono stati accertati, nel dettaglio, circa 86 milioni di euro di debiti, in gran parte con l’Erario, causando un ingente ammanco per le casse pubbliche. In altre parole, è stato ricostruito un disegno unitario che lega assieme tutte le condotte di bancarotta contestate, cristallizzando una serie di operazioni volte allo svuotamento delle citate società orlandine ed alla successiva costituzione di nuovi assetti societari, attivi nei medesimi settori commerciali, alle quali sono stati trasferiti i beni strumentali delle prime, in modo da poter operare sul mercato senza i debiti maturati dalle fallite.

Domiciliari ad un noto imprenditore per bancarotta, truffa e minacce

La richiesta di misura cautelare era stata avanzata dalla Procura di Patti e, in un primo momento, rigettata dal GIP per la ritenuta insussistenza delle esigenze cautelari. A seguito di appello proposto dal Pubblico Ministero titolare delle indagini, il Tribunale del Riesame riconosceva invece sussistenti le esigenze cautelari, ordinanza poi confermata dalla Cassazione, che ha ritenuto inammissibile il ricorso della parte, rendendo esecutivo il provvedimento che applicava gli arresti domiciliari. Nello specifico, il Tribunale messinese ha ritenuto che, a fronte di un granitico quadro di gravità indiziaria, sussistano plurimi indici di un persistente pericolo di reiterazione della fattispecie criminosa: il noto imprenditore Sindoni, infatti, dopo avere gestito le società e dopo averle condotte scientemente al fallimento, con il concorso dei legali rappresentanti prestanome delle stesse, le ha svuotate e ha continuato a gestire le nuove imprese costituite, adottando anche per queste ultime le medesime strategie distrattive delle risorse, a proprio vantaggio ovvero a favore di società a lui riconducibili. In relazione alla medesima indagine, per il noto imprenditore è stato già chiesto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti il rinvio a giudizio, oltre che per le tre bancarotte documentate, anche per reati tributari, truffa ai danni dello Stato e minaccia rivolta ad un curatore fallimentare.

NOTA

L’attività d’indagine svolta testimonia il perdurante impegno dei Finanzieri del Comando Provinciale Messina e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti a presidio della sicurezza economico-finanziaria del territorio ed a contrasto agli illeciti in materia societaria e tributaria, a tutela del mercato legale, dell’economia sana nonché del corretto assolvimento delle imposte finalizzate al finanziamento della vita pubblica del Paese.

Tags: bancarottadomiciliariimprenditoreminaccenototruffa
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