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Home » Cronaca » Sicilia. I motivi della misura cautelare all’ex presidente della Regione

Sicilia. I motivi della misura cautelare all’ex presidente della Regione

La misura del divieto di dimora è motivata con l’uso personalistico dell’auto blu, più false attestazioni al proprio autista. L’OPINIONE

Sebastiano Adduso Di Sebastiano Adduso
21 Maggio 2024
in Cronaca, Sicilia
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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La misura del divieto di dimora è motivata con l’uso personalistico dell’auto blu, più false attestazioni al proprio autista. L’OPINIONE
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Ne davamo notizia ieri della misura cautelare a carico dell’ex presidente della Regione Siciliana Gianfranco Miccichè, con anche il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 24.000 euro, quale profitto dei reati di peculato, truffa aggravata ai danni dell’Assemblea Regionale Siciliana e false attestazioni sulla presenza in servizio del dipendente pubblico, a vario titolo contestati.

I motivi della misura cautelare all’ex presidente della Regione

Fermo restando che la responsabilità penale delle condotte elencate sarà definita solo dopo l’emissione di eventuali sentenze passate in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza, le motivazioni che hanno determinato la misura cautelare sarebbero da ricondurre all’uso personalistico dell’auto blu, per questo il deputato è indagato per peculato e, all’avere rilasciato attestazioni al proprio autista facendolo figurare in servizio mentre era altrove, per questo entrambi indagati per truffa.

I motivi della misura cautelare all’ex presidente della Regione

Secondo quanto accertato dalla Procura di Palermo e convalidato dal Gip che ha emesso la misura cautelare, l’auto blu, un’Audi, che l’ARS (Assemblea Regionale Siciliana) assegna per svolgere solo attività istituzionale agli ex vertici che siano rimasti parlamentari, sarebbe stata utilizzata dall’ex presidente della Regione Miccichè – ex commissario in Sicilia di Forza Italia e poi passato quale deputato al gruppo misto – per svariati motivi trasportando: familiari, amici, sacchi della spesa, di cibo, il gatto quando portato dal veterinario, raggiungere l’aeroporto per le vacanze. Per oltre trenta volte (33), tra marzo e novembre del 2023, l’Audi blu, avrebbe fatto viaggi per privati, per fare visite mediche, per dare passaggi nel tragitto Palermo – Cefalù e viceversa, a componenti della segreteria del Miccichè a persone assunte nello staff politico, quali anche quelli della pulizia, della manutenzione della piscina, della derattizzazione. Il veicolo sarebbe stato utilizzato, secondo l’accusa, anche per portare al politico la cocaina e per fargli recapitare il cibo acquistato al ristorante dell’amico M. F., uno chef indagato per spaccio di droga nell’ambito di una inchiesta che svelò che l’ex presidente della Regione più volte si era rivolto a lui per acquistare sostanze stupefacenti.

I motivi della misura cautelare all’ex presidente della Regione

Il Gip solleva anche un’altra contestazione a Miccichè, ovverosia l’avere confermato le false missioni del suo autista Maurizio M. che invece, secondo le investigazioni, per ben 76 volte, dichiarando il falso, avrebbe attestato di essere fuori in servizio, così intascando l’indennità di missione. Per questo l’autista è indagato per truffa in concorso con l’ex presidente della Regione.

L’ex presidente della Regione Gianfranco Miccichè in una nota fa sapere che lui e il suo staff hanno sempre lavorato ed agito con la massima trasparenza e rigore e che è pronto a chiarire tutto davanti gli organi competenti, aggiungendo che non comprende il divieto di dimora a Cefalù dove vive e è residente, ritenendo questa situazione una prosecuzione del massacro mediatico che ha subito in precedenza.

Da alcune intercettazioni riportate pure dalla stampa risultano alcune frasi sconcertanti per un deputato che era stato anche presidente della Regione “Stai tranquilla che sul peculato, proprio, na puonnu … sucare altamente”, diceva l’ex presidente della Regione Siciliana ad una delle sue collaboratrici preoccupata che, dopo la pubblicazione delle notizie sull’inchiesta sul pusher che riforniva il politico, l’attenzione degli inquirenti fosse concentrata sul suo impiego del veicolo.

L’OPINIONE

A proposito di controlli, sono diversi negli anni gli articoli per segnalare la mancanza, di tutta evidenza, tranne per chi non può o non vuole vedere, sull’assenza ormai cornica dei controlli nel generale sistema pubblico-politico italiano e specialmente siciliano (significativo, per chi ha ancora un po’ di coscienza civile e cervello indipendente, un articolo dell’anno scorso: Sicilia. Corte dei conti, la Regione effettui controlli sul Pnrr per prevenire la corruzione. La Corte dei Conti invita la Regione Siciliana a incrementare il controllo di legalità sulle aree ad alto rischio corruzione. La corte dei conti nella rispettiva relazione citò sette volte la parola corruzione).

Negli anni (in modo trasversalmente compiacente) i blasonati Governi e Parlamenti, nazionali e regionali,  della nostra (pressoché involuta almeno sotto l’aspetto politico-amministrativo) Repubblica e Democrazia, hanno gradualmente invalidato le verifiche sul sistema pubblico-politico, aggravando ulteriormente la situazione anche con l’estromissione dei cittadini (che non sono le pletore di codazzi) dalla partecipazione efficace persino nei rispettivi Comuni, sicché l’anarchia, la commistione, la corruzione, la concussione, la spartizione, l’omertà, il narcisismo, la mistificazione e la magniloquenza, regnano ormai sovrani, mentre parallelamente vessano con leggi affastellate, confuse e incomplete nonché con l’estorsione fiscale soprattutto periferica le cittadinanze. Fino a che dura.

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