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Home » Cronaca » Sicilia. L’emergenza acqua incalza l’Isola. Certa “cultura” ci farà morire pure di sete

Sicilia. L’emergenza acqua incalza l’Isola. Certa “cultura” ci farà morire pure di sete

La Sicilia ammorbata da annosa accidia pubblico-politica è giunta persino all’emergenza idrica e ora invoca il Governo nazionale. L’OPINIONE

Sebastiano Adduso Di Sebastiano Adduso
7 Aprile 2024
in Cronaca, Sicilia
Tempo di lettura:5 minuti di lettura
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La Sicilia ammorbata da annosa accidia pubblico-politica è giunta persino all’emergenza idrica e ora invoca il Governo nazionale. L’OPINIONE
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E così siamo persino arrivati nell’Isola con l’acqua alla gola per carenza del prezioso liquido. Ci siamo già occupati più volte del clima e della siccità che avanza, in ultimo con l’articolo “Sicilia. Una situazione drammatica a causa della siccità. La Regione Siciliana ha chiesto lo stato di emergenza contro l’avanzare della siccità. Preoccupa l’erogazione di acqua potabile. L’OPINIONE”. In Sicilia ci sono risaputamente condutture colabrodo, scarsa manutenzione degli invasi, dissalatori inattivati e pressoché ormai obsoleti, carente realizzazione di pozzi e ricerca di sorgenti. Per non dire dell’assenza di riciclo e dello spreco d’acqua. Eloquente della crisi idrica è da sempre la provincia agrigentina. Il sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, qualche giorno addietro partecipando all’Assemblea dei Sindaci dell’Aica, l’Azienda idrica dei Comuni agrigentini, convocata in urgenza per discutere sulle possibili soluzioni per alleviare la grave crisi idrica incombente a causa della perdurante siccità, ha dichiarato che era persino pronto a restituire il titolo di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025” se la città dovesse essere ancora irrimediabilmente attanagliata dalla crisi idrica. La risposta (e figurarsi) dei ministri e parlamentari presenti, nazionali e regionali, nonché qualche ex presidente della Regione, ma anche degli stessi primi cittadini, è stata la solita, ovverosia che: bisogna coinvolgere il governo nazionale a sostegno di un’isola assetata e disperata, affinché siano adottate misure straordinarie. Per carità, nell’emergenza, uno Stato e quindi una Nazione dimostra di esistere se si alza il livello della solidarietà e mutuo soccorso (eloquente, con questa altra emergenza, che l’Autonomia differenziata è pertanto un artificio politico per istallare altri prolissi apparati regionali allargando il clientelismo elettorale). Mai che si senta qualche politico, specialmente cosiddetto leader, che aggiunga anche l’emergenza di ripristinare sanzioni, responsabilità civili e penali, a cominciare dai “piani alti” e per tutti, nessuna corporazione o categoria esclusa, affinché si risponda effettivamente di certe lampanti indolenze ed inefficienze, poiché, la X dell’elettore “libero” ormai, a detta di tutti, sembra divenuta quasi vana. Sono infatti notoriamente quanto mascherato, i variegati bacini irregimentati, il clientelismo socio-economico-lavorativo e certi ambienti, purtroppo sempre più diffusi, corrotti e delinquenziali, a “dettare” il voto.

Intanto, la Regione siciliana in questi giorni ha fatto pervenire al Governo Meloni una relazione con una richiesta di stato di emergenza, stimando la necessità di avere investimenti per 720 milioni di euro, di cui 130 per le misure a breve e 590 per quelle a medio termine, che servirebbero per gli interventi negli invasi, i dissalatori fissi, pozzi e sorgenti, campagne di informazione sul risparmio idrico e per l’individuazione di risorse alternative come i dissalatori mobili, oltre alle navi e alle autobotti.

Il presidente della regione Renato Schifani, intende costituire una task force snella e operativa, dallo stesso presieduta, per realizzare pozzi e dissalatori. Una struttura definita “smart” che non necessariamente sarà formata dai dirigenti generali, bensì da ingegneri idraulici ed esperti “L’emergenza siccità che vive la Regione non nasce oggi e non è certo imputabile al governo di centrodestra. Con spirito di massima collaborazione da lunedì mi metterò in contatto con Palazzo Chigi e col ministro della Protezione civile per incontrarlo e lavorare fianco a fianco con lui, informandolo periodicamente delle azioni messe in campo dalla regione”. Il ministro a cui fa riferimento è però il precedente presidente della regione Sicilia.

Secondo un report della Protezione civile, sarebbero già 142 su 391 i Comuni dove sono state ridotte le forniture di acqua per la popolazione, e a seguito di una seconda riduzione di prelievi messa in atto, gli invasi Fanaco e Ancipa – che servono le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo, Trapani – potranno reggere il primo fino a metà luglio e il secondo invaso forse fino a settembre. Ma la situazione di crisi idrica, per l’Osservatorio dell’Autorità di Bacino, si starebbe estendendo ad altri Comuni perdurando il fenomeno di scarsità di precipitazioni. Inoltre, le previsioni di pioggia dei prossimi mesi, basate sull’osservazione delle medie mensili degli anni passati, non appaiono sufficienti a mitigare la siccità in atto. Intanto, sul fronte delle imprese, in vista del tavolo di concertazione convocato dall’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino, Confcooperative chiarisce la propria posizione e si aspetta l’annuncio di misure straordinarie, analoghe a quelle adottate in Emilia Romagna per il post alluvione. In particolare, Confcooperative auspica la possibilità di una sospensione dei mutui per un anno. La provincia e la città di Messina sembrano trovarsi al momento in una condizione migliore rispetto alle altre località siciliane. Il sindaco Federico Basile ha dichiarato che si sta lavorando per far fronte alla crisi idrica che stima una riduzione di fornitura d’acqua del 15% circa, ma se la situazione dovesse peggiorare si dovrà diminuire l’orario di erogazione in città.

L’OPINIONE

Ovviamente ci occupiamo della nostra Sicilia, seppure, non possiamo tacere che l’arrivare sempre ad un’emergenza appare di tutta evidenza una trasversale (senza distinzione di età, estrazione e genere) e incancrenita “cultura” nazionale, ovverosia un’assenza cronica del senso del dovere e della dovuta quanto forzosa doverosità da parte del sistema pubblico-politico e rispettive pletore di “seguiti”, in maggioranza notoriamente dedito da decenni a bivaccare, dedicarsi alle proprie cose e “ingrassarsi”. In Sicilia in ciò sembriamo volere mantenere una sorta di primato. Il risvolto dissimulato di questa annosa e successoria “mentalità” politico-istituzionale, appare (almeno ai chi ancora può e vuole vedere) che l’emergenza è divenuta la decennale prassi per alzare i toni di un preordinato dibattito al fine di stanziare ulteriori soldi (estorti fiscalmente ai contribuenti-noti) e senza controlli, con l’alibi che si deve intervenire subito per necessità. Quando invece, nell’era della scienza moderna e dell’intelligenza artificiale, se ci fosse parallelamente anche il sano timore per legge di essere licenziati (andarsene concretamente a casa per sempre e per chiunque, nessuno indenne dal puntale alla base), si potrebbero certamente pianificare interventi preventivi e mirati per raggiungere gli indispensabili fini e interessi comuni tanto più per una società complessa del 21° secolo, anche per non giungere a qualche soglia di non ritorno che così continuando non sembra più peregrina.

LA COPERTINA

Nell’immagine di copertina, l’invaso Fanaco, bacino artificiale compreso nel territorio comunale di Castronovo di Sicilia in provincia di Palermo, il cui livello si presenta estremamente basso per effetto della siccità, tanto che le sue sponde sono ampiamente visibili.

Tags: acquaculturaemergenzaincalzaisolamoriresetesicilia
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