Nelle prime ore del 27 febbraio la Polizia di Stato di Palermo, segnatamente personale della Squadra Mobile e della S.I.S.C.O., ha eseguito un fermo di indiziato di delitto, emessodalla Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di tre indagati, ritenuti responsabili a vario titolo di omicidio, tentato omicidio, porto abusivo d’arma da fuoco e tentata estorsione, reati aggravati dal metodo mafioso. La sparatoria era avvenuta ieri pomeriggio nel Quartiere Sperone di Palermo, nella quale è stato ucciso Giancarlo Romano, 37 anni e ferito gravemente Alessio Caruso di 29 portato in gravi condizioni al Pronto soccorso del Buccheri La Ferla e operato d’urgenza. Entrambi risultano avere precedenti. La vittima 37enne sarebbe stata raggiunta da almeno tre colpi di pistola alla testa e nella parte bassa del corpo, uno dei quali vicino all’inguine, e sarebbe morto a causa della vasta perdita di sangue. Inutili i tentativi di rianimarlo da parte dei sanitari del 118. Il 29enne invece sarebbe stato colpito due volte all’altezza dell’addome, un proiettile è uscito e individuato mentre un secondo proiettile sarebbe rimasto dentro.
LE INDAGINI
I provvedimenti precautelari scaturivano dall’attività di indagine conseguente all’omicidio di ROMANO Giancarlo, attinto da colpi di arma da fuoco nel pomeriggio di ieri 26 febbraio, in via XXVII maggio e del tentato omicidio di C.A., cl. ’95, tuttora in pericolo di vita per le gravissime lesioni riportate all’addome ed alla testa. Quest’ultimo, tra i destinatari del provvedimento di fermo di indiziato di delitto, si era reso protagonista di un primo scontro a fuoco, avvenuto pochi minuti prima, di fronte ad una sala scommesse, sita in corso dei Mille, nel quale erano rimasti feriti un avventore dell’esercizio, nonché M.C. cl. ’69, autore dell’omicidio di ROMANO Giancarlo.
Mafia, tentata estorsione, sparatoria, un morto e un ferito, tre fermi
Il contrasto che determina il conflitto a fuoco trae origine dal tentativo di estorsione sui proventi illeciti generati dalle scommesse clandestine ed in particolare da un debito maturato dall’autore dell’omicidio nei confronti della vittima. La ricostruzione dei fatti è avvenuta mediante la visione delle immagini registrate dalle telecamere di video sorveglianza installate nella zona, nonché in virtù dell’attività di riscontro degli elementi assunti nel corso delle numerose perquisizioni effettuate dagli investigatori nelle ore immediatamente successive agli eventi delittuosi. Nel corso delle stesse venivano anche rinvenute due armi utilizzate negli scontri a fuoco.
NOTA
Giova precisare che la responsabilità penale delle condotte elencate sarà definita solo dopo l’emissione di eventuali sentenze passate in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza.






