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Home » Cronaca » Sicilia. Mentre si dibatte sulla dispersione scolastica una scuola quasi chiude

Sicilia. Mentre si dibatte sulla dispersione scolastica una scuola quasi chiude

A Catania un convegno sulla dispersione scolastica. Intanto una scuola nel messinese quasi chiude per problemi strutturali. L’OPINIONE

Sebastiano Adduso Di Sebastiano Adduso
1 Ottobre 2023
in Cronaca, Sicilia
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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A Catania un convegno sulla dispersione scolastica. Intanto una scuola nel messinese quasi chiude per problemi strutturali. L’OPINIONE
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A Catania si è svolto il primo Convegno nazionale dell’anno milaniano (2023-2024) promosso dal Comitato per il centenario della nascita di don Lorenzo Milani (1923-2023) istituito dal Ministero della Cultura. La città etnea registra il più alto tasso di dispersione scolastica in Europa, forte pertanto vuole essere il messaggio che si vuole lanciare ai diversi soggetti ed attori in campo. Il convegno si è aperto nel pomeriggio di giovedì 28 settembre 2023, alla presenza delle autorità e di oltre 300 insegnanti e dirigenti provenienti dalle diverse realtà del territorio nazionale nella prestigiosa sede dell’Università di Catania, il Monastero dei Benedettini, per concludersi il giorno dopo in una scuola che opera in un contesto di forte rischio educativo intitolata ad una testimone di giustizia, l’Istituto comprensivo “Rita Atria”. Ricercatori, insegnanti, pedagogisti, magistrati, sindacalisti della scuola animeranno il dibattito arricchendo i lavori con diversi punti di vista (storici, pedagogici, giuridici, etc.), in un confronto quanto più necessario, per imporre nel dibattito pubblico nazionale il tema, a partire proprio dalla figura di Milani, dai testi e dalle sue battaglie. Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Filippo Pennisi, presidente della Corte d’Appello, Giuseppe Vecchio, garante regionale dei diritti dell’infanzia. Uno spaccato sulla realtà minorile siciliana lo ha offerto Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, che ha illustrato il progetto “Liberi di scegliere. Presente anche una rappresentanza di scuole in campo per contrastare la dispersione scolastica testimonierà quanto la scuola pubblica fa e che cosa serve per non perdere nessuno. “Se si perde loro la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati”. Con questa dura denuncia don Lorenzo Milani ed i suoi alunni, nel 1967, alzavano il velo su un vero e proprio dramma per l’intero Paese. A distanza di oltre cinquant’anni la dispersione scolastica rimane, pur con percentuali diverse, un problema ancora attuale e le parole di Milani risuonano ancora oggi come un forte grido di allarme che rivendica risposte concrete ed urgenti. L’Italia infatti: 1) registra una dispersione scolastica al 12,7%, fra le peggiori in Europa, seguita solo da Spagna (13,3%) e Romania (15,3%); 2) gli obiettivi fissati in termini di livelli massimi da raggiungere relativamente alla dispersione scolastica fissati dall’Unione Europea per il 2030 (9%) saranno improbabilmente raggiungibili senza un deciso cambio di rotta; 3) la percentuale dei 15 – 29enni che non studiano e non lavorano (NEET) raggiunge la drammatica percentuale del 23,1% contro una media europea del 13,1%. Inoltre, dopo la pandemia, è notevolmente aumentato il numero di bocciature per superamento del numero massimo di assenze nell’anno scolastico: ben 83.000 nell’anno scolastico 2021-‘22.

“La scuola è un bene comune, e da sola non può farsi carico di tutto. Tutti, a partire dalle Istituzioni, dobbiamo farci carico della scuola, unica garanzia di futuro della società. La povertà educativa è la più grave, causa e conseguenza di altri mali”. Con le parole di Rosy Bindi, presidente del comitato nazionale per il centenario della nascita di Don Lorenzo Milani, e dell’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, si sono conclusi i lavori del convegno nazionale dedicato al contrasto della dispersione scolastica.

Nel frattempo un Istituto tecnico nel messinese rischia quasi di chiudere per problemi strutturali. Si tratta dell’Istituto superiore “Salvatore Pugliatti” di Furci Siculo, dopo le verifiche della Città metropolitana di Messina che ha ordinato l’interdizione di una porzione della struttura al termine degli accertamenti di vulnerabilità sismica. La conseguenza nell’immediato è stata la chiusura per inagibilità di un’ala del plesso. I più penalizzati sono al momento gli studenti che senza la disponibilità dei laboratori non possono svolgere le attività pratiche fondamentali per il loro corso di studio. Gli studenti hanno proclamato lo stato di agitazione e se non avranno risposte entreranno in sciopero.

LOPINIONE

La conclamata ‘divergenza’ all’italiana e specialmente alla siciliana. Da un lato interessanti convegni, dibattiti, incontri, propositi e intenti, dall’altro la decennale realtà. Nella fattispecie quella di un Istituto scolastico che quasi deve chiudere poiché la politica e le istituzioni preposte avevano di tutta evidenza da anni la responsabilità di controllare, prevenire e intervenire per non arrivare ora a dovere sbarrare alcuni laboratori penalizzando soprattutto gli studenti. Il decennale sistematico sistema pubblico-politico e rispettiva sciagura di ’seguiti’ ha provocato l’ennesimo danno e stavolta aggravato poiché in pregiudizio di una scuola e soprattutto dei nostri ragazzi. Bell’esempio e insegnamento ai nostri giovani. Ci si augura che chi di competenza e responsabilità si dia da fare per risolvere al più presto questa situazione che, definirla vergognosa è quasi un complimento. I video sui social dell’Istituto superiore “Salvatore Pugliatti” di Furci Siculo sono significativi di come quella scuola consenta agli studenti, attraverso i docenti e i laboratori, di imparare una conoscenza tecnica e strumentale che di certo si potrà trasformare anche in un lavoro e quindi in occupazione che significa anche libertà di potere scegliere nella vita.

 

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Tags: chiudedispersionescolasticascuola
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