Il 4 maggio innanzi alla 10ª Commissione Affari Sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale del Senato, c’è stato il primo monitoraggio semestrale di Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, un ente pubblico non economico di rilievo nazionale che svolge una funzione di supporto tecnico e operativo alle politiche di Governo dei servizi sanitari di Stato e Regioni, attraverso attività di ricerca, monitoraggio, valutazione, formazione e innovazione) sull’attuazione degli standard del DM 77/2022 riguardante il semestre giugno-dicembre 2022 inerente le azioni previsti dalla missione 6 component 1 del Pnrr.
Gli interventi sono divisi in due macrocategorie: interventi previsti nei POR (Piano Operativo Regionale) allegati ai CIS (Contratti Istituzionali di sviluppo) sottoscritti tra le Regioni/PA e il Ministero della Salute in attuazione del Pnrr; interventi Extra POR che utilizzano altre fonti di finanziamento (art.20, Fondi regionali, Fesr etc.).
Il report fa segnare diversi ritardi da parte delle Regioni nell’attivazione delle previste Case della comunità, Centrali operative territoriali e Ospedali di comunità la cui scadenza è per il 2026.
La Sicilia, dopo la Campania, figura al momento tra le regioni meno organizzate seppure destinataria dei finanziamenti maggiori, quasi 800 milioni di euro. Infatti nessuna delle 156 case di comunità, delle 49 centrali operative e dei 43 ospedali di comunità sono stati realizzati. La responsabilità sembra essere delle Asp a cui spetterebbe il compito di mettere a punto i progetti esecutivi per la ristrutturazione dei locali e dare seguito ai bandi.
E non sembra possa bastare di adeguare le strutture sanitarie già, tra l’altro, anche penalizzate da lungaggini burocratiche per impiegare le risorse finanziarie, bensì bisognerà pure reperire il personale medico e infermieristico per farle funzionare. In merito sarebbe necessario che le Asp rivedano le loro piante organiche e soprattutto che la Regione e lo Stato mettano sul tavolo più risorse per il personale da assumere, rivedendo al rialzo i tetti di spesa bloccati da anni.
“La lunghezza dell’iter – viene detto nel monitoraggio di Agenas – determina spesso un parziale superamento della programmazione che non risulta sempre coerente con la normativa che nel frattempo interviene. L’aumento dei costi degli interventi e l’emergere di nuovi e diversi fabbisogni potrebbero richiedere variazioni degli interventi stessi e, quindi, la conseguente necessità di procedere a rimodulazioni dell’Accordo per aggiornarne i contenuti, nonché a revoche di interventi già approvati e relativa richiesta di sostituzione con nuovi interventi”.
In sostanza ci sarebbe in Sicilia il rischio di non incassare i finanziamenti del Pnrr per la Sanità e anche che le opere rimangano incompiute e a carico dei contribuenti. L’iter complessivo andrebbe pertanto accelerato.
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