Sono stati aggiornati all’1 giugno 2023 i valori d’invaso complessivi nei serbatoi e laghi siciliani e risultano essere al di sotto di ben 62 milioni di metri cubi di acqua rispetto ai valori dello stesso periodo del 2022.
La Sifus Confali, con a capo il suo segretario regionale Ernesto Abate, commenta questi dati con pessimismo riguardo alla gestione delle acque all’interno dell’Isola.
“Non che questo ci gratifichi o ci destabilizza – afferma Abate –, poiché questo dimostra oggettivamente che la desertificazione di un territorio non sempre dipende dalla sua piovosità, bensì dalle politiche messe in atto per la captazione e la regimazione delle acque medesime. La Sicilia dimostra come pur essendo la Regione d’Italia più ricca d’invasi è quella che non riuscirà a gestire il prezioso liquido blu nemmeno in quelle aree in cui la quantità accumulata, vedi ad esempio il caso del Biviere di Lentini che potrebbe garantire tranquillamente oltre 3 mesi d’acqua a decine di ettari di terreno agricolo, ma che inevitabilmente costringerà una grande area della Piana di Catania, a non poter essere servita. Purtroppo tutto ciò non può essere addossato solamente alla vetustà delle infrastrutture consortili e nemmeno ai lavoratori della bonifica siciliana ai quali strutturalmente sono stati ridotti i periodi di durata del contratto di lavoro stagionale. Purtroppo nemmeno si può addossare la totale colpa alla naturale quiescenza del personale che non viene rimpinguato correttamente, poiché molta responsabilità va data alla politica regionale, visto che i Consorzi di Bonifica sono Enti pubblici di diritto privato, commissariati e vigilati dalla Regione medesima. E che pur avendo a disposizione tutti gli strumenti normativi per adottarsi programmaticamente e preventivamente, non si adottano in tale direzione, credendo che l’ennesima riforma possa risolvere attraverso ricette miracolose, un rilancio di questi Enti strumentali che purtroppo senza le originarie competenze sono finiti nel mirino della strumentalizzazione mediatica e che attraverso la proposta di governo regionale, si apprestano ad essere annaquati diventando sempre più Consorzi di irrigazione, piuttosto che garantire la Bonifica del territorio, quale strumento fondamentale per la difesa e la tutela del territorio, finalizzato alla mitigazione del dissesto idrogeologico”.
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