Il Pnrr sta salvando il Sud dalla recessione, ma la crescita nel 2023 è dimezzata rispetto al resto del Paese, pari allo 0,4%, e non basta a fermare la povertà che dilaga sempre di più anche tra chi lavora. Il Rapporto Svimez sull’economia e sulla società del Mezzogiorno descrive un “meccanismo micidiale”, con le parole del presidente Adriano Giannola. Quasi una famiglia di lavoratori su dieci nel Meridione vive in indigenza assoluta e tra bassi salari, anni di precariato, lavoro in nero e part time involontario avere un impiego spesso non basta per guadagnare abbastanza per vivere. Così si continua a emigrare, nonostante l’occupazione aumenti. A partire sono sempre più i giovani laureati: circa 20mila in un solo anno, nel 2021.
Sud. Il Pnrr ancora evita la recessione socio-economica
Nonostante un miglioramento negli abbandoni precoci, con un calo dal 20% nel 2008 all’11,5% nel 2022, il Mezzogiorno presenta ancora tassi più elevati, soprattutto nelle regioni di Campania, Calabria e Sicilia (nel 2022 gli abbandoni precoci meridionali sono stati 15,1% contro il 9,4% del Centro-Nord). Dal 2011 al 2023 il Mezzogiorno ha perso oltre un milione di residenti e il calo ha avuto intensità doppia nelle aree interne. Per Svimez il rischio è lo «spopolamento e il gelo demografico» con la perdita, al 2080, di 8 milioni di abitanti. «Numeri da far tremare i polsi», secondo il sindaco di Napoli e delegato dell’Anci, Gaetano Manfredi, che ha sollecitato un modello di sviluppo industriale del Mezzogiorno orientato a imprese ad alto valore aggiunto e alto tasso tecnologico per garantire ai giovani il lavoro di qualità.
L’OPNIONE
Questi rapporti e di più origine, negli anni si somigliano tra di loro, poiché, di tutta evidenza, la situazione socio-economica, ma pure etica e deontologica, specialmente al Sud, è andata gradualmente, nella sostanza disfacendosi, mantenuta a galla unicamente dal debito pubblico, dall’estorsione fiscale e ora dal Pnrr, di cui 120 mld si dovranno restituire e la restante parte anche se a fondo perduto, indirettamente si dovrà fare altrettanto, in quanto l’Italia contribuisce annualmente alla costituzione del bilancio europeo che al momento non ha altre entrate se non quelle degli Stati che la compongono. Una classe politico-istituzionale che non fosse deteriorata dentro e solo imbellettata fuori, dovrebbe interrogarsi seriamente su come sia possibile che nonostante i tanti soldi che si stanziano da anni, la condizione del Sud sia sempre precaria. Ma non se la possono porre questa domanda, o meglio, la mettono in maniera retorica, dando le solite trite soluzioni (specialmente emergenziali così si giustificano i fondi), ovverosia che si deve stanziare di più (così aumenta la risaputa e reciproca, anche nazionale, spartizione).
Sud. Il Pnrr ancora evita la recessione socio-economica
Quando invece è lampante (almeno per chi ancora può e vuole vedere) che è come buttarli in un pozzo nero dove vige la corruzione, ripartizione, concussione, arroganza, sprezzo, mercimonio e impunità. Non c’è notoriamente, in modo visibile e palpabile, quanto edulcorato e anche dissimulato, un settore dello Stato, e a cascata, Regioni, Enti, Partecipate, Province, Comuni, che non si sia, guarda caso, negli anni gonfiato a dismisura. Un esempio quest’ultimo per la società che ha infettato nel tempo anche le menti delle nuove generazioni, accrescendo, con gli adulti già prima similmente inquinati, la tendenza alla illegalità costituzionalizzatasi (con norme e interpretazioni al fine), il tutto infarcito di mistificazione, magniloquenza, elusione e cosiddetta cultura. Il colpo di grazia è stato anche escludere il cittadino da ogni partecipazione efficace alla Cosa pubblica nei propri Comuni, sicché, salvo lo ‘scruscio’ pilotato delle pletore di servi felici, menestrelli, professionisti, imprenditori e assoldati vari, di ogni rispettivo ‘clan’ politico-istituzionale, da destra a sinistra, i cittadini non si interessano più di niente salvo non sia panem et circenses, tanto da essere più complessivamente definiti in un recente report “sonnambuli, ciechi, senza meta”, a cui però mi è parso oggettivo aggiungere (ancora qualche minimo di dignità si cerca di non smarrirla): figli di uno Stato decadente (non condivido infatti più in generale che è la “società ad essere fallita” bensì è lo Stato che è intenzionalmente incancrenito). FINO A CHE DURA.






