Dopo 13 anni è terminata l’agonia di Laura Salafia, la studentessa originaria di Sortino, nel Siracusano, raggiunta nel 2010 da dei colpi di proiettile nelle vertebre cervicali in piazza Dante, nei pressi della Facoltà di Lettere e Filosofia al Monastero dei Benedettini a Catania.
Laura si è spenta all’età di 47 anni e oggi per lei il cuore ha cessato di battere dopo tante sofferenze. Il cordoglio sui social è forte e tra i post pubblicati in suo ricordo spicca quello di Massimo Pandolfi, che scrive: “Ciao Laura, dolcissima Laura. Ci hai lasciati stamattina, senza fare rumore. Te ne sei andata così, silenziosa, dopo una vita e una vicenda maledetta che invece hanno fatto tanto rumore. Quanto bene che hai fatto Laura, che storia la tua! Storia maledetta, certo, perché è ingiusto, misterioso, disumano, rimanere tetraplegici mentre si festeggia un 30 e lode all’esame universitario. Uscivi dalla facoltà di Catania con le amiche e sei finita per puro e dannatissimo caso in mezzo a una sparatoria fra balordi e un proiettile ti si è conficcato nel collo. Paralizzata, non hai mosso più nulla da quel 1 luglio del 2010. Avevi allora 34 anni. Sì, non hai mosso più nulla, ma non è mica poi così vero, perché in realtà hai mosso anche le montagne, cara e dolcissima Laura. La tua forza di perdonare, di sperare, di amare, di pregare, di stupirti di fronte alla tua nuova realtà hanno contagiato chiunque ha avuto l’onore e la fortuna di conoscerti e noi del Club L’inguaribile voglia di vivere siamo fra questi. Certo, ti abbiamo anche aiutato: ma sei tu in realtà che hai aiutato noi. Ci hai aiutato a vivere, tu che vivevi in un modo complicatissimo, fra tubicini vari attaccati in ogni centimetro del tuo corpo. Dal luogo misterioso ma sicuramente dolce come eri tu e dove sei ora, mi piacerebbe farti una domanda: ricordi, cara Laura, la nostra ultima cena e il nostro ultimo pranzo una sera d’inverno nella tua Catania? Io sì, ogni attimo. C’erano anche i tuoi genitori, tu eri strafelice; ti eri ‘spataccata’ . Ti ho insegnato io quel verbo: spataccarsi, un po’ romagnolo. Forse è l’unica cosa che ti ho insegnato perché, lo ripeto, la maestra di vita eri tu. Dicevi: ‘Una volta ritenevo di poter fare tutto da me. Ora riscopro il senso della fragilità della vita, l’incapacità di poter agire da sola. Quando sono uscita per la prima volta in giardino, dieci mesi dopo la pallottola, ci siamo fermati insieme ad ammirare gli alberi e i fiori. Li annusavo tutti. Tante volte, presi dalla quotidianità e dalla frenesia, non ci rendiamo conto dello splendore che ci circonda’. Anche tu, cara Laura, eri uno splendore. Grazie, di tutto”.
Laura Salafia venne resa tetraplegica dopo essere stata colpita da un proiettile mentre si trovava con dei colleghi universitari dopo aver sostenuto un esame.
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