Su disposizione di questa Procura Distrettuale i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania e gli Agenti della Polizia di Stato appartenenti alla Questura etnea hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, nei confronti di 7 persone, di età compresa tra i 19 e i 43 anni.
Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e allo stato degli atti, responsabili di detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo, clandestine e da guerra, ricettazione di arma clandestina, detenzione abusiva di munizionamento, detenzione illegale di un giubbotto antiproiettile e detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.
Tutti i reati sono aggravati dalla contestazione di cui all’articolo 416 bis.1 del Codice Penale, poiché, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati commessi avvalendosi delle condizioni e della forza di intimidazione derivanti dal vincolo associativo e al fine di agevolare l’attività di un gruppo mafioso operante nel quartiere catanese di Monte Po.
Il provvedimento, adottato in una fase delle indagini preliminari che non ha ancora consentito l’intervento della difesa e ferma restando la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva, rappresenta l’esito di una complessa attività investigativa sviluppata dai Carabinieri delle Compagnie di Paternò e Catania Fontanarossa e dalla Squadra Mobile della Questura di Catania.
Le indagini hanno consentito di ricostruire due distinti episodi, ritenuti tuttavia riconducibili, secondo l’impostazione investigativa, a una più ampia e pericolosa contrapposizione tra due gruppi criminali attivi nel territorio etneo.
La sparatoria di Motta Sant’Anastasia
Il primo episodio risale alla sera del 23 agosto scorso, quando la Centrale Operativa dei Carabinieri ha ricevuto la segnalazione di un conflitto a fuoco in atto in via Oberdan, a Motta Sant’Anastasia.
Le pattuglie giunte sul posto hanno rinvenuto numerosi bossoli e ogive sul selciato, avviando contestualmente i rilievi tecnici con il supporto della Sezione Investigazioni Scientifiche (S.I.S.) del Comando Provinciale di Catania e acquisendo le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona.
Dall’analisi dei filmati sarebbe emerso che un’utilitaria, con a bordo due persone, era stata inseguita e raggiunta da due motocicli, ciascuno con due persone in sella. L’autovettura sarebbe stata bersaglio di una consistente azione di fuoco e, dopo aver urtato un veicolo parcheggiato lungo la strada, i due occupanti sarebbero scesi.
Mentre, però, il conducente avrebbe cercato riparo tra le autovetture in sosta, il passeggero avrebbe risposto il fuoco esplodendo numerosi colpi in direzione dei motociclisti che, dunque, sarebbero scappati.
Le attività tecniche hanno consentito agli investigatori di collocare sul luogo un ventenne ritenuto responsabile, in relazione all’episodio, di tentato omicidio aggravato in concorso e reati in materia di armi. Per tali motivi, l’indagato è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto e emesso da questa Procura della Repubblica e attualmente ristretto in carcere a seguito di ordinanza di convalida del GIP e contestuale applicazione della misura custodiale.
Dall’attività investigativa è emerso il contesto nel quale la sparatoria sarebbe maturata. Secondo gli elementi raccolti, infatti, il conflitto a fuoco di Motta Sant’Anastasia si inserirebbe in una più ampia contrapposizione tra gruppi criminali riconducibili, rispettivamente, all’area di Monte Po e a quella dei “Cursoti Milanesi”, in un contesto di crescente tensione legato anche alla gestione di attività illecite sul territorio.
Monte Po, il gruppo armato e l’intervento della stazione Carabinieri di Nesima.
Tre giorni dopo, nel pomeriggio del 26 agosto, i Carabinieri della Stazione di Catania Nesima, impegnati in un servizio di controllo del territorio, sono intervenuti in via Leonardo Vigo, nel quartiere di Monte Po, dove hanno individuato un gruppo composto da circa 8 persone: alcuni indossavano tute da lavoro, uno una divisa da soccorritore e un altro aveva il volto coperto da un passamontagna.
L’arrivo della pattuglia ha provocato l’immediata fuga del gruppo che, nel dileguarsi nelle aree retrostanti gli edifici, ha abbandonato un borsone e numerosi oggetti successivamente recuperati e sequestrati dai militari.
All’interno del borsone sono stati rinvenuti una pistola calibro 22 con matricola abrasa, munizionamento di diverso calibro, comprese 19 cartucce calibro 7,62 × 39 destinate ad arma tipo AK-47, oltre 2 chilogrammi di marijuana, un giubbotto antiproiettile con colorazione mimetica, un passamontagna, una tuta monouso, guanti in lattice e una giacca riconducibile al personale sanitario del 118.
Dall’analisi integrata dei filmati sarebbe emerso un quadro ritenuto dagli investigatori particolarmente significativo, in quanto i componenti del gruppo sarebbero giunti progressivamente sotto i portici dello stabile, alcuni dei quali cambiando abbigliamento, indossando tute monouso, guanti e passamontagna e maneggiando armi da fuoco.
Uno degli indagati sarebbe stato ripreso mentre consegnava una pistola a un altro componente del gruppo; un altro mentre indossava una divisa da soccorritore con due pistole occultate nella cintura dei pantaloni; un ulteriore soggetto mentre impugnava contemporaneamente un’arma e un passamontagna.
Anche il ventenne, successivamente arrestato per la sparatoria di Motta Sant’Anastasia, sarebbe stato immortalato dalle telecamere mentre indossava una tuta bianca monouso e guanti neri e impugnava una pistola.
Gli accertamenti investigativi avrebbero, inoltre, consentito di identificare tutti i soggetti presenti, anche attraverso l’accurata analisi delle immagini di videosorveglianza – effettuata congiuntamente dai Carabinieri e dai poliziotti della Squadra Mobile – ed ai successivi approfondimenti eseguiti attraverso la consultazione delle banche dati in uso alle Forze dell’Ordine.
Un’azione di fuoco ritenuta imminente
Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo non si sarebbe riunito casualmente nel quartiere, ma si stava organizzando ed equipaggiando per compiere un’imminente azione delittuosa.
La disponibilità di diverse armi e munizioni, l’utilizzo di indumenti idonei a modificare l’aspetto o a rendere più difficile la loro identificazione, la presenza di un giubbotto antiproiettile e l’impiego di motocicli avrebbero rappresentato, secondo l’ipotesi accusatoria, gli elementi di un’organizzazione predisposta per affrontare un possibile conflitto a fuoco.
L’intervento tempestivo dei Carabinieri della Stazione di Catania Nesima avrebbe pertanto interrotto ed evitato l’azione prima che potesse essere portata a compimento.
Gli approfondimenti investigativi successivi hanno consentito di ricondurre anche questo episodio alla medesima contrapposizione criminale emersa dopo la sparatoria di Motta Sant’Anastasia.
Le attività tecniche avrebbero, infatti, evidenziato una crescente escalation tra le due fazioni, caratterizzata da azioni intimidatorie e conflitti a fuoco, in un contesto che avrebbe visto il gruppo criminale di Monte Po contrapposto a soggetti riconducibili all’area dei “Cursoti Milanesi”.
L’esecuzione dei fermi.
Alla luce del complessivo quadro indiziario emerso dalle indagini, la Procura Distrettuale della Repubblica di Catania ha emesso il decreto di fermo nei confronti dei 7 indagati.
Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Comando Provinciale di Catania e dai poliziotti della Questura di Catania.
Si ribadisce che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, per tutti gli indagati, vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.





