Il Ministero degli Interni ha diffuso un report dal 1° gennaio al 14 agosto di quest’anno da cui risulta che gli sbarchi di migranti sono stati 99.771 rispetto ai 48.028 del periodo 2022 e ai 33.881 del 2021. Le nazionalità dichiarate al momento dello sbarco in quest’anno 2023 sono state in ordine decrescente: Guinea 11.989; Costa d’Avorio 11.870; Egitto 7.821; Tunisia 7.735; Bangladesh 6.910; Pakistan 6.173; Burkina Faso 5.621; Siria 4.258; Camerun 3.433; Mali 3.360; altre 30.601. I minori stranieri non accompagnati sono stati nel 2023 9.925, mentre nel 2022 14.044 e nel 2012 10.053. Il principale Paese di partenza verso l’Italia è la Tunisia, mentre l’anno passato era a Libia. Aumentano i soccorsi a seguito di eventi Sar, coinvolti nel 72,64% dei casi: 64.764 (di cui 3.777 soccorsi da Ong) rispetto ai 19.171 (6.224 soccorsi da Ong) del 2022. I rimpatri sono stati 2.561(+28,05%) rispetto ai 2.000 dello scorso anno. Crescono anche le richieste di asilo: 72.460 (+70,59%).
I migranti morti in mare si contano nell’ordine di migliaia. Si stima che circa 300 bambini siano morti o scomparsi solo in questa metà del 2023 in naufragi sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale dal Nord Africa all’Europa. Secondo i dati Unicef (il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia è un organo sussidiario fondato l’11 dicembre 1946 per aiutare i bambini vittime della seconda guerra mondiale) dal 2018 circa 1.500 bambini sono morti o dispersi mentre cercavano di attraversare il Mediterraneo centrale. Inoltre molti naufragi durante la traversata del Mediterraneo centrale non lasciano sopravvissuti o non vengono registrati, rendendo praticamente impossibile verificare il numero reale di bambini morti, probabilmente molto più alto. A fine giugno di quest’anno, secondo l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni, un’agenzia delle Nazioni Unite), nei primi sei mesi del 2023 sono morti o dispersi circa 1.300 migranti nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso il Mar Mediterraneo: è il dato più alto dal 2017 ed è una sottostima del numero reale. Queste statistiche considerano infatti solo i naufragi noti e al momento. Nei primi sei mesi del 2022 sono morte più di 1.100 persone, nel 2021 poco meno di mille, nel 2020 oltre 400 e nel 2019 oltre 600. Le vittime dei naufragi nei primi sei mesi dell’anno 2018 sono state quasi 1.300 e tra le 2.100 e le 3 mila tra il 2015 e il 2017. Anche l’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati è l’agenzia specializzata nella gestione dei rifugiati) raccoglie numeri sulle morti in mare che, più o meno, hanno lo stesso ordine di grandezza di quelli dell’Oim. Le stime sui decessi in mare si basano sui rapporti delle guardie costiere nazionali, sulle notizie riportate da fonti stampa locali e internazionali, sulle testimonianze dei superstiti, delle organizzazioni sul territorio e delle organizzazioni non governative.
Sul tema dell’immigrazione, in un’intervista al Messaggero, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato “Potenzieremo il sistema delle espulsioni soprattutto di persone che si sono rivelate pericolose; e metteremo risorse e procedure più veloci per la realizzazioni di Cpr, i centri presso i quali vengono trattenuti gli irregolari da espellere“. E prosegue precisando che il governo conta di fare “un provvedimento entro settembre di rafforzamento del sistema della sicurezza con maggiori assunzioni e maggiori risorse finanziarie. Abbiamo ottenuto nell’ultimo anno un incremento delle espulsioni del 30 per cento. Vogliamo elevare questa percentuale” e continua il ministro affermando che il decreto Cutro sta funzionando “Ci ha consentito una gestione più ordinata del fenomeno” e gli effetti “ci incoraggiano a continuare su questa linea”. Sul notevole aumento di sbarchi spiega che “È il frutto di una pressione migratoria epocale legata a una drammatica crisi socio-economica in Tunisia. Adesso anche le Ong agiscono sotto le direttive della Guardia Costiera italiana. Il soccorso in mare è assicurato dallo Stato: su 72.046 salvataggi in zona Sar, quasi tutti sono stati fatti dallo Stato mentre le Ong ne hanno effettuati 4.113“.
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