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Home » Attualità » Santa Maria di Licodia, sulla questione randagismo interviene l’associazione “Porgi l’altra zampa”

Santa Maria di Licodia, sulla questione randagismo interviene l’associazione “Porgi l’altra zampa”

redazione Di redazione
22 Agosto 2016
in Attualità, Santa Maria di Licodia
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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«Conosciamo bene i nostri cani, che sono innocui e che la maggior parte di loro è stata già microchippata e sterilizzata da parte nostra», così Simona Finocchiaro dell’associazione animalista licodiese “Porgi l’altra zampa” getta acqua sul fuoco della questione randagismo

La questione sul randagismo sollevata nei giorni scorsi da Yvii24, alla luce di quanto assistito da un cittadino licodiese nei pressi della villa comunale di Santa Maria di Licodia, ha certamente suscitato sul web – e nello specifico sul gruppo “Sei di Santa Maria di Licodia se…” – un acceso dibattito che ha visto contrapporsi coloro che si mostrano preoccupati dalla presenza sul territorio licodiese di cani randagi e quanti invece convivono pacificamente con il problema.
Attraverso una nota della vicepresidente Simona Finocchiaro, dell’associazione animalista licodiese “Porgi l’altra zampa”, si è voluta analizzare la situazione del randagismo licodiese e come questa associazione si impegna quotidianamente per fronteggiare la problematica che a suo dire esiste ma che non deve destare preoccupazione.

 

Di seguito il testo della nota dell’Associazione

“Il problema del randagismo purtroppo è radicato da sempre in Sicilia e, nello specifico, Santa Maria di Licodia è uno dei paese più indietro sotto questo aspetto (rispetto a Biancavilla e Paternò) poiché il problema non è stato mai sollevato ne è stato mai oggetto di preoccupazione e gestione da parte del Comune. Questo in maniera erronea in quanto la competenza di gestione dei cani randagi è esclusivamente comunale.

La nostra associazione animalista, di recente fondazione, ha trovato parecchie difficoltà nella gestione del randagismo, in primis per la scarsa sensibilità da parte della gente e in secondo luogo perché ha dovuto farsi strada da sola in un comune fin troppo mal organizzato su una tematica del genere.
Nonostante tali difficoltà, comunque, il primo cittadino licodiese non ha chiuso totalmente le porte, cercando di supportare i costi di ricovero dei randagi ricoverati presso la struttura convenzionata Oasi Cisternazza di Zafferana Etnea e dando la possibilità alla popolazione licodiese di poter adottare un cane ricoverato presso il canile, usufruendo dello sgravio della TARI.

Inoltre, con l’aiuto dell’ispettrice capo della Polizia Municipale di Biancavilla Barbara Caruso e della rappresentante della Lav Angelica Petrina abbiamo effettuato varie riunioni per creare un vero protocollo di intesa tra associazione animalista e comune, ma al momento siamo ancora in attesa di risposta.

Riguardo alla questione sollevata dalla testata giornalistica Yvii24 che ha raccolto la segnalazione di un cittadino sulla problematica del randagismo, possiamo rispondere a coloro che temono il branco o il singolo cane da strada, che conosciamo bene i nostri cani, che sono innocui e che la maggior parte di loro è stata già microchippata e sterilizzata da parte nostra. C’è ancora molto lavoro da fare, ma vorrei rassicurare la cittadinanza dicendo che i cani del paese non aggrediscono se non stimolati. Può capitare che si divertano ad inseguire le macchine in corsa o i motorini, ma sono davvero buoni. Spesse volte, grazie anche alla nostra sensibilizzazione del territorio – tramite web e sul campo – abbiamo ottenuto il risultato che molta gente ci aiuta nella gestione di questi cani, lasciando vicino la propria abitazione cibo e ciotole con acqua. Invito vivamente a continuare a fare ciò, perché i cani vanno resi amici e non scacciati o maltrattati. Ognuno di noi può ergersi a tutor di questi animali e, se saremo bravi, riusciremo anche a creare dei veri tutor di quartiere.

Purtroppo i cani che versano nella situazione di randagismo sono molti e inviarli al canile non solo avrebbe dei costi esosi ma sarebbe come farli morire in un lager. Non sarebbe la prima volta che facciamo ricoverare dei cani e poco dopo scoprire che sono morti; ciò ci addolora e ci rende più consapevoli che il loro posto è con noi e non dietro a delle sbarre”.

Tags: associazione porgi l'altra zampain evidenzarandagismoSanta Maria di Licodiasimona finocchiaro
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