La Sicilia è tra le Regioni del Mezzogiorno che più soffre lo spopolamento, dove la percentuale di aree classificate come interne, comuni non necessariamente lontani dal mare, supera il 70%. Qui l’assenza dei servizi sta accentuando il processo di impoverimento, vista la migrazione di giovani e l’innalzamento progressivo dell’età media. Malgrado questo, nel corso degli anni non sono state messe in atto politiche regionali e nazionali adeguate che tamponassero l’emorragia. Sono questi i principali temi affrontati sabato scorso durante il convegno, tuttora in corso, “I comuni siciliani oltre la crisi demografica ed economica”, organizzato a San Marco d’Alunzio (ME) dall’ANCI Sicilia. Il dato preoccupante: dal 2019 al 2023, la popolazione è diminuita dell’1,93%, un andamento negativo di oltre 94 mila abitanti. Le uniche province in controtendenza sono Catania, dove lo spopolamento è dello 0,26% (-2.836 abitanti) e Ragusa, dove invece la popolazione aumenta dello 0,71% (+2.229). La maglia nera della crisi demografica spetta al territorio di Enna, (-4,58%, -7.431 abitanti). Seguono Caltanissetta (-3,91%, -10.155), Agrigento (-3,46%, -14.826), Messina (-3%, -18.533), Palermo (-2,23%, -27.413), Trapani (-2,13, -9.033), Siracusa (-1,67%, -6.530). Tra i capoluoghi di provincia, a soffrire di più dello spopolamento è Trapani, con -15,80%, -10.473. Seguono Enna che segna una perdita del 4,46%, -1.193 abitanti, Agrigento (-4,36%, -2.538), Messina (-4,31, -9.823), Caltanissetta (-3,90, -2.391), Palermo (-3,10%, 20.221), Siracusa (-2,57%, -3.075): in controtendenza Catania che cresce, dove la popolazione cresce dello 0,66% (+1.978) e Ragusa con +2,95% (+2.102 abitanti).
Paolo Amenta, presidente dell’Associazione dei comuni siciliani, durante la sua introduzione ha ribadito la “necessità di istituire un tavolo tecnico per analizzare il disequilibrio tutto siciliano rispetto al resto d’Italia”. Ha anche auspicato che “di crisi demografica, denatalità, di sistema emigrazione se ne parli ancora in altre iniziative organizzate in tutta la Sicilia con l’obiettivo di trovare soluzioni e avanzare proposte”.
Se da un lato Filippo Miracula, sindaco di San Marco d’Alunzio, ha sottolineato “l’importanza di esserci, di far parte di una realtà piccola ma importante”, dall’altro Maurizio Zingales, sindaco di Mirto e presidente del Coordinamento piccoli comuni, ha precisato che “lo spopolamento riguarda sicuramente tutta la Sicilia ma sono sicuramente i piccoli comuni a soffrirne di più. I giovani vanno via, chiudono le scuole, mancano servizi essenziali. Bisogna, quindi, avere il coraggio e la lungimiranza di fotografare le criticità osservando anche le soluzioni adottate nel resto d’Italia”.
il sindaco di Messina, Federico Basile, durante il suo intervento ha evidenziato che “circa il 30% dei comuni siciliani si trovano nella provincia di Messina (108 in tutto). Territori che negli ultimi 15 anni hanno perso circa 30 mila persone. È sicuramente necessario creare un sistema di rete per i borghi e fare in modo che la politica per i piccoli comuni valorizzi una programmazione concreta in grado di rilanciare tutti i settori dell’economia. Bisogna fare rete con una visione strategica, se non si investe in un sistema di programmazione purtroppo non si arriva da nessuna parte”.
“Manca una proposta organica e concreta – ha precisato Giuseppe Simone, vice presidente nazionale dell’Associazione Borghi più belli d’Italia – che dia ai borghi il diritto di sopravvivenza e alle comunità che vi abitano il diritto alla salvaguardia dell’equilibrio eco-ambientale ed economico”.
“È necessaria – ha aggiunto Andrea Messina, assessore regionale delle Autonomie locali – una strategia di conservazione e valorizzazione delle identità e delle risorse. Ai giovani amministratori auguro di riuscire a contenere gli effetti della globalizzazione con l’obiettivo di preservare le nostre risorse autoctone per consegnarle alle nuove generazioni. Il nostro obiettivo è lavorare assieme ai sindaci per prospettare un futuro migliore”.
Durante il suo intervento Luca Bianchi, direttore generale Svimez, ha precisato: “I piccoli centri risentono dei difetti e delle mancate scelte delle politiche nazionali. Se il Paese riduce le risorse per istruzione e sanità, inevitabilmente saranno i territori più deboli a soffrirne maggiormente. Dal 2011 al 2023 le aree interne del Mezzogiorno hanno perso il 7% della popolazione. Bisogna, quindi, capire cosa sta accadendo nel Paese facendo attenzione all’impatto che avrà l’autonomia differenziata, un modello che inevitabilmente tenderà ad aumentare il divario fra le regioni con la disastrosa conseguenza che chi avrà risorse già scarse ne perderà ulteriormente”.
“Purtroppo – ha concluso il segretario generale dell’ANCI Sicilia, Mario Emanuele Alvano – lo spopolamento non riguarda solo le aree interne o montane. Non è una questione limitata. In tutte le province i dati precisano che, tranne a Ragusa e Catania, negli ultimi 5 anni la popolazione dell’Isola ha subito un preoccupante decremento. Credo che nell’agenda politica il problema sia entrato solo a livello superficiale senza una reale volontà di risolverlo. Come sarà la Sicilia nei prossimi anni è un argomento che bisogna affrontare ogni giorno. Sulla base del censimento chiuso al 31 dicembre 2022, la popolazione siciliana risulta ammontare a 4.814.016 residenti. Un dato in calo dello 0,4% rispetto all’anno precedente. A questo si aggiunge la crisi finanziaria che colpisce i comuni da anni e che l’ANCI Sicilia non smette di denunciare: allo stato attuale abbiamo 70 comuni in dissesto, 43 comuni in piano di riequilibrio. In una fase in cui il mondo è alla ricerca della qualità dell’aria, di buon cibo e di una dimensione più naturale per la vita quotidiana il nostro enorme patrimonio rischia di non essere valorizzato in modo adeguato”.
L’OPINIONE
Lampante, ovviamente per chi ancora può e vuole capire, il ritenere a parrocchetto (presumibilmente anche per certi risaputi “ritorni” che ciò implicitamente comporta), che solo con gli investimenti si possa (nella fattispecie) invertire questa emorragia sociale che si trascina da almeno un decennio e non solo negli ultimi cinque anni. D’altra parte non potrebbe essere diversa la visione umana di chi da troppo tempo ci campa in un sistema pubblico-politico come quello italiano e specialmente siciliano, cui dietro i formalismi, perbenismi e parolieri di turno o triti discorsi di fine anno, c’è notoriamente l’arrivismo, l’egocentrismo, l’arroganza, quasi un delirio d’onnipotenza, lo sprezzo, l’omertà e il proprio conservatorismo e garantismo, il tutto agevolato dalle rispettive orde di vari codazzi che appestano le cittadinanze. L’essere umano non solo mangia, beve e altro, ma è costituito soprattutto da un fantastico quanto ancora in parte sconosciuto (e pure oscuro) cervello, non sempre disponibile a prostituirsi e ancora meno a piegarsi (a detta di tutti, anche di coloro che ci sono dentro, seppure detto molto a bassa voce se non persino con una mimica e comunque solo in privato e dietro l’angolo) all’annoso e subdolo potere del sistema pubblico-politico-istituzionale-giudiziario-professionale-imprenditoriale-universitario-formativo-cosiddetto democratico-civile-sociale. Sicché, specialmente i giovani vanno via da quest’Isola seppure di bellezza e vivibilità naturale impareggiabili.
SI SCRIVEVA NEL 2019 (La gente va via dalla Sicilia):
«L’OPINIONE. Un’emorragia che sta svuotando l’isola della propria forza biologica e produttiva trasformando la Sicilia in un ospizio di pensionati, diversi anche benestanti e poi anziani parecchi anche al limite della povertà se non peggio e comunque spesso disagiati se non disperati. Di seguito alcuni dei nostri articoli degli ultimi anni che si ritengono più eloquenti: “29 Settembre 2017 La CORRUZIONE”, “12 Marzo 2018 Comuni, un noto “bancomat” per amministratori e codazzi“, “29 Aprile 2018 Al Sud la disoccupazione giovanile è oltre il 50%. Però …”, “6 Maggio 2018 SEI DRASTICO … sull’Italia e specialmente Meridione e Sicilia”, “4 Giugno 2018 Abbattere la corruzione sarebbe già metà della ripresa nazionale sociale ed economica”, “14 Settembre 2018 Associazionismo preda del clientelismo. Cosa dice la norma”, “7 Febbraio 2019 Sentenze pilotate al Consiglio di Stato e al Cga della Sicilia”, “8 Febbraio 2019 Pagò sentenza del CGA per tornare all’ARS”, ”10 Febbraio 2019 Sicilia, l’Isola si spopola di giovani che fuggono dalle infauste conseguenze della trasversale rancida politica e istituzioni”, “7 Aprile 2019 Mafia nei comuni, legge da cambiare. Ma cambiare pure che i cittadini non hanno alcun forzoso controllo”, “11 Giugno 2019 Famiglie siciliane sempre più indebitate”, ”6 Luglio 2019 In Sicilia cresce la disoccupazione e l’Isola continua a spegnersi come una candela”, “24 Luglio 2019 Rompicoglioni, così l’arrestato per corruzione definiva i 5stelle nelle intercettazioni“, “31 Luglio 2019 Massoneria e mafia, operazione dei Carabinieri di Agrigento tra Licata e Palermo”, “20 Agosto 2019 Centinaia di aziende artigianali nei primi 6 mesi del 2019 hanno chiuso in Sicilia”, “19 Settembre 2019 La Regione Siciliana ha un contratto con un condannato per corruzione”, “17 Ottobre 2019 In Sicilia corruzione record” e l’ultimo di ieri “26 Ottobre 2019 Roma non sarà “Gotham City” ma …” che seppure rivolto ad un mera analisi della Nazione intera, rappresenta in modo riassuntivo, a parere di queste pagine, il vero nocciolo della questione e specialmente in Sicilia, ovverosia tutto scaturisce dalla DECENNALE QUANTO RISAPUTA E ALTRETTANTO DISSIMULATA CORRUZIONE NEL SISTEMA PUBBLICO-POLITICO-GIURIDICO-BUROCRATICO (notoriamente ipocrita e deviato)».
SI CONTINUAI A SCRIVERE NEGLI ANNI DOVENDOSI SEMPRE RIPETERSI (2023 – Italia. Una Nazione di giovani che da anni vanno via).
«L’OPINIONE. Ogni anno si ripetono sostanzialmente i medesimi variegati dati, in peggioramento, nonché direttamente o implicitamente le nefaste conseguenze per molti cittadini e ciò indipendentemente dai colori politici di turno. IL MALE ITALIANO: miriade di leggi preordinate, affastellate, confuse, la cui esplicitazione è a sua volta anche da interpretare, propugnate da decennali (strapagati) magniloquenti, incuranti, accidiosi e triti governi e parlamenti, nazionali e regionali, di centrodestra o centrosinistra (sostenute e validate elettoralmente dalle irreggimentate pletore, specialmente del sistema pubblico sempre in crescendo, mantenute attraverso l’estorsione fiscale e il debito pubblico). Norme che hanno, da un lato tenuto (al guinzaglio) la Nazione (e specialmente la Sicilia) in uno stato di bisogno generale, sotto sviluppo e di difficile serena: occupazione privata, attività imprenditoriale o proprietà personali (da qui anche l’annoso elevato numero emigrato di giovani, donne ma anche adulti, poiché non tutti possono essere dipendenti pubblici che da quel momento sono sicuri, stipendiati e, diciamolo, potendo anche non rendere senza addirittura timore di forzose sanzioni o licenziamenti) e, per un altro verso, hanno invalidato nel tempo, con premeditate modifiche legislative, qualsiasi legittima, snella e non costosa, civile reazione efficace dal basso da parte dei cittadini che non vorrebbero assoggettarsi al conclamato, compiacente, spartitorio, prepotente, arrogante, sprezzante, omertoso e mercenario (quanto altrettanto dissimulato o edulcorato soprattutto da velati parolieri, pensatori e divulgatori allineati) sistematico sistema politico-istituzionale-burocratico-giuridico-professionale-sociale italiano (e siciliano), ormai di tutta evidenza (tranne per chi non può o non vuole vedere) costituzionalizzatosi in una “sacra” e innominabile smisurata “piramide”, dalla base dei blocchi comunali fino ai puntali di Stato. A questo si sommi che gli ulteriori bacini elettorali di cittadini-servi felici, godenti del clientelismo e voto di scambio sociale, garantiscono ancora più il consenso, così rinsaldando ad ogni elezione gli analoghi trasversali poteri nazionali e regionali, i quali, da sempre si rivelano, pressoché unicamente, dei mercanti elettorali, remunerativi e carrieristici per se e la propria cerchia, la cui merce di scambio sono il numero di concittadini che gestiscono. Se si aggiungono anche i politici divaganti specialmente degli ultimi anni, il generale decadimento non può che gradualmente degenerare. La ragionevolezza, l’etica, la deontologia, il buon senso e inoltre il tanto decantato raggiungimento di fini e interessi comuni, in questa Nazione rimangono in modo lampante quanto ormai assuefatto, solo sulla carta e nei discorsi di fine anno o delle passerelle oppure convegni. Come se ne esce?».
E ANCORA NEL 2024 (Sicilia. Un’Isola che non è terra per giovani ma non è neanche terra per anziani).
«L’OPINIONE. Tutto condivisibile quanto sostenuto nel convegno dei sindacati. Tuttavia un aspetto (seppure da 67enne) devo più in generale stigmatizzare: attenzione la Politica e le Istituzioni, a continuare a rimettere in circolo, specialmente nel settore pubblico-politico [quali ad esempio, Comuni, Città metropolitane o Consorzi (province), Regione, Enti e Partecipate, come purtroppo mi pare stia avvenendo] certi cosiddetti pensionati, (senza distinzione estrazione e genere) anche quando esperti o blasonati, i quali però, mantengono, risaputamente quanto dissimulato, (e le cose si sanno e si capiscono se si è dei cittadini intellettualmente onesti, indipendenti e civili) quella edulcorata mentalità arrogante-sprezzante-mercenaria-corruttiva-spartitoria-omertosa, diciamo del passato, in quanto finiscono anche per contaminare (come temo mi pare stia accadendo) le nuove generazioni. Insomma, si stia accorti nei Governi e Parlamenti, a non trovare soluzioni (o forse escamotage legislativi, stante certa annosa quanto notoria degenerata mentalità), causa poi, a personale avviso, di ancora più generale devianze e quindi malessere dei comuni cittadini (che non sono le pletore di “seguiti” dei “referenti”) e specialmente in parecchi nostri giovani (che anche per questo vanno via non volendosi “piegare”) e chi rimane, temo, impara, attraverso “l’apprendimento ambientale” (caratteristica di noi primati-umani) ad allinearsi all’ipocrisia e retorica, magari elaborandolo in peggio».
CONCLUSIONE
Facciamoci tutti, ma a cominciare dagli adulti tra i 30 e i 90 anni, in particolare in quest’Isola, soprattutto eletti, nominati, incaricati e similari (senza distinzione di estrazione e, ora, anche di genere visto che negli ultimi decenni, finalmente, le donne sono potute divenire anche più protagoniste), un onesto esame di coscienza (sperando che ancora ne sia rimasta), dal Puntale all’ultimo Mattone della “Piramide”, nessuno indenne (salvo non vaneggiare di essere chissà “cosa” o inviati con una “mission” da chissà “chi”). Rammento al riguardo il titolo di un articolo del 2021 ”Carlo Alberto dalla Chiesa. Si combatte anche per i propri ragazzi/e”. Nell’Immagine di copertina è inserita una significativa foto in bianco e nero di decenni addietro, tratta dal Web, nella quale tanti giovani di quell’epoca andavano via dall’Isola. Purtroppo tutto a: proclami, magniloquenze e soldi; sembra cambiare, per poi, nella sostanza non cambiare nulla. Sicché: la mafia e la mentalità mafiosa ringraziano, come pure il mercimonio interiore pubblico-politico con irreggimentate pletore di “seguiti”.






