La Procura di Catania ha presentato appello contro la decisione del GIP che ha rigettato il sequestro dei beni delle società Rap di Palermo e Oikos. Questa indagine riguarda i siti delle discariche di Valanghe d’inverno e Tiritì (gestite dalla società Oikos nel catanese tra Motta Sant’Anastasia e Misterbianco, distando meno di tre chilometri dai centri abitati e attualmente con una capienza di un milione di metri cubi, con 1,5 milioni già sotterrati. Riceve solo rifiuti secchi o materiale indifferenziato già trattato in altri impianti. Ad ottobre dell’anno scorso, il Tribunale Amministrativo Regionale ha consentito, nelle more del giudizio di merito, alla Oikos, società della famiglia Proto, di tornare a utilizzare la discarica con una cauzione da un milione di euro). La Procura ha fatto notificare dai Carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) e della sezione di Polizia giudiziaria, un avviso di conclusione indagine a 32 persone, ipotizzando, a vario titolo, i reati di abuso nella gestione, il trattamento e lo smaltimento di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati invece del secco *.
Indagati, conferimento materiale indifferenziato invece del secco
L’avviso di conclusione indagini è firmato dai Sostituti procuratori Raffaella Agata Vinciguerra e Angelo Brugaletta, e vistato dal Procuratore aggiunto Ignazio Fonzo. Gli stessi Magistrati avevano in precedenza chiesto misure personali nei confronti di alcuni indagati e il sequestro dei beni delle due società indagate. Il GIP però aveva rigettato la richiesta. Adesso contro questa decisione la Procura ha parzialmente presentato appello, chiedendo al Tribunale di riformare la decisione del Giudice per le Indagini Preliminari, disponendo il sequestro dei beni della Rap di Palermo e dell’Oikos e la conseguente nomina di amministratori giudiziari. Sono indagati: gli imprenditori della Oikos spa, Orazio e Domenico P.; il capo dipartimento della Protezione civile regionale Salvatore C. in qualità di dirigente generale del servizio Autorizzazioni impianti gestione rifiuti; alcuni all’epoca dirigenti e tecnici della Rap; il sindaco di allora di Palermo Leoluca Orlando; e due suoi assessori che si sono succeduti all’Ambiente, Sergio Marino e Giusto Catania.
Indagati, conferimento materiale indifferenziato invece del secco
Inoltre sono indagati: il dirigente del Servizio ambiente del Comune di Palermo, Francesco F.; e i tre commissari nominati dal prefetto di Catania per la gestione delle discariche dell’Oikos, in carica dal 19 dicembre 2014 fino al 3 febbraio 2017, Maurizio C., Riccardo T. e Stefano S. L’ipotesi di accusa sarebbe che dalla Rap di Palermo (Risorse Ambiente Palermo) sarebbero stati conferiti nelle discariche gestite dall’Oikos materiali indifferenziati e non come frazione secca, come previsto, per l’inadeguatezza e l’inefficienza degli impianti di Trattamento meccanico biologico (Tmb) fisso e mobile, in uso nella discarica di Bellolampo (è attualmente attiva e utilizzata per lo smaltimento di rifiuti non pericolosi. Si trova a circa 5 km dal centro abitato di Palermo e occupa una superficie di circa 90.000 m² con un volume di circa 1.700.000 m³. Presenterebbe delle attenzionate e monitorate preoccupazioni riguardo la possibile contaminazione dei terreni circostanti). Ciò, secondo l’indagine della Procura, avrebbe permesso alle due società di conseguire ingenti guadagni. L’indagine si estenderebbe anche al progetto esecutivo di ampliamento delle discariche dell’Oikos, in cui un dirigente e un funzionario della Regione siciliana, Natale Z. e Gianfranco C. (sempre secondo la Procura) avrebbero omesso di procedere ai controlli sull’impianto di percolato, autorizzando la gestione abusiva in presenza di carenze progettuali.
* Il secco residuo è quella categoria di rifiuti solidi urbani che non possono essere riciclati a causa della loro natura. In altre parole, se un rifiuto non può essere gettato in nessuno degli altri bidoni (come vetro, carta, organico o plastica), allora andrà nel secco residuo. Questi materiali non sono recuperabili, riciclabili o compostabili e neanche i rifiuti speciali o pericolosi rientrano in questa raccolta. Di solito, a questa categoria vengono attribuiti nomi diversi come “indifferenziata”, “secco residuo non riciclabile” o “secco residuale”. Per aiutare i cittadini a gestire correttamente questa raccolta, molti comuni distribuiscono opuscoli sulla raccolta differenziata che contengono indicazioni su come separare i rifiuti nei vari bidoni e ridurre al minimo gli scarti che andranno nel secco residuo. Alcuni esempi di rifiuti secchi che si potrebbero dover gettare quotidianamente: penne a sfera e pennarelli, carta sporca, oleata o plastificata, assorbenti e pannolini, spazzolini, cd, dvd e vhs. Va ricordato che le specifiche possono variare in ogni comune, quindi si deve consultare le linee guida locali per la raccolta differenziata.
NOTA
Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati che, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, è da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità e con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice terzo e imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo agli indagati.






