PATERNÒ – Riportare al centro dell’agenda politica e sociale il futuro della storica linea ferroviaria Motta Sant’Anastasia–Regalbuto, evitandone lo smantellamento definitivo. Con questo obiettivo nasce ufficialmente il Comitato Popolare per la Difesa della “Ferrovia delle Arance”, una realtà civica che punta a riaprire un dibattito pubblico informato su quello che rappresenta un corridoio infrastrutturale potenziale per Paternò, la Valle del Simeto e l’intera Sicilia orientale.
La mobilitazione prende vita di fronte all’ipotesi, oramai concreta, di trasformare l’intero tracciato ferroviario, su proposta che prende piede in seno al comune di Centuripe, in una pista ciclopedonale (greenway). Un’opera di valorizzazione turistica in sé positiva, ma che solleva interrogativi cruciali sulla conservazione della rete di trasporto su ferro.
«Mobilità dolce sì, ma senza cancellare la ferrovia» Il Comitato, di cui è promotore i paternese Mirko Oliveri, mette subito in chiaro la propria posizione per evitare equivoci ideologici: nessuna contrarietà alle piste ciclabili, alla mobilità dolce o alla promozione del paesaggio, considerate leve strategiche per lo sviluppo locale. La riserva riguarda piuttosto il metodo e la definitività della scelta
Per questa ragione, la richiesta prioritaria rivolta alle istituzioni competenti (e quindi alla Commissione straordinaria) è quella di arrestare qualsiasi decisione affrettata e mettere a confronto concreto tre diverse opzioni tecniche:
La richiesta di studi tecnici su merci, passeggeri e intermodalità. Oltre alla tutela della sede ferroviaria, il Comitato chiede un’analisi pragmatica basata sui dati per verificare l’effettiva fattibilità di una riattivazione della linea. L’obiettivo è capire se la tratta possa integrarsi con le infrastrutture chiave della Sicilia orientale: l’Aeroporto di Catania, il Porto, la rete ferroviaria regionale e l’asse viario della Valle del Simeto.
Servono – sostengono i promotori – studi di fattibilità aggiornati e trasparenti su Flussi effettivi di passeggeri e potenziale di trasporto merci (in particolare per il comparto agricolo agrumicolo); Costi di ripristino ed effettivi margini di sostenibilità economica e ambientale; Benefici diretti per le imprese, la rete turistica e la mobilità dei pendolari della zona.
L’idea guida è quella di un sistema di trasporto intermodale moderno, in cui il vettore ferroviario e la mobilità dolce non si escludano a vicenda, ma cooperino per rilanciare l’economia locale.
«Il territorio ha il diritto di essere ascoltato prima»
Infine, il Comitato Popolare lancia un appello alla trasparenza e al coinvolgimento della comunità. Cittadini, associazioni di categoria, operatori economici, tecnici e amministrazioni locali devono poter analizzare preventivamente costi, opportunità e impatti di ogni singola opzione.
«Quando una decisione rischia di condizionare per sempre il futuro infrastrutturale di un territorio», conclude la nota del Comitato, «i cittadini hanno il diritto fondamentale di essere ascoltati prima attraverso un dibattito pubblico aperto, e non semplicemente informati a cose fatte».

Il comunicato integrale:
L’obiettivo è riportare al centro del dibattito pubblico il futuro della linea ferroviaria Motta Sant’Anastasia-Regalbuto, un’infrastruttura che potrebbe rappresentare ancora oggi un corridoio strategico per Paternò, la Valle del Simeto e l’intera Sicilia orientale.
Il Comitato non è contrario alle piste ciclabili, alla mobilità dolce o alla valorizzazione del paesaggio e del turismo. Al contrario, ritiene che siano importanti strumenti di sviluppo. La questione è un’altra, è davvero necessario cancellare definitivamente il sedime ferroviario per realizzare una greenway?
Trasformare un’intera infrastruttura ferroviaria in pista ciclopedonale significa compiere una scelta potenzialmente irreversibile. Una pista ciclabile può essere modificata nel tempo; un sedime ferroviario perduto è molto più difficile da ricostruire.
Per questo il Comitato chiede che, prima di qualsiasi decisione definitiva, vengano valutate concretamente almeno tre possibilità: greenway integrale, conservazione del corridoio ferroviario e soluzione integrata ferrovia–mobilità ciclabile, tecnicamente possibile. Chiediamo di riattivare la ferrovia. Chiediamo di verificare se possa rappresentare una possibilità concreta per il futuro. Servono studi seri sui flussi di passeggeri e merci, sui costi, sulla sostenibilità economica, sui collegamenti con Catania, aeroporto, porto e rete ferroviaria regionale, nonché sui benefici per le imprese, il turismo e le comunità della Valle del Simeto. Paternò e i territori attraversati dalla vecchia linea hanno bisogno di collegamenti moderni e intermodali. Non è necessario scegliere tra ferrovia e bicicletta, il vero obiettivo dovrebbe essere costruire un sistema nel quale ferro, mobilità dolce, turismo e ambiente possano convivere.
Il Comitato chiede inoltre trasparenza e partecipazione reale. Cittadini, imprese, associazioni, tecnici e operatori economici devono poter conoscere e discutere preventivamente costi, alternative e conseguenze delle scelte che riguardano il futuro dell’infrastruttura. Quando una decisione può diventare irreversibile, il territorio ha il diritto di essere ascoltato prima, non soltanto informato dopo.”




