Un allarme per il rischio di inquinamento mafioso dei Comuni è stato lanciato ieri dal segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino durante l’assemblea generale del sindacato a Palermo.
“La nuova normativa sugli appalti che apre alla discrezionalità per la gran parte delle assegnazioni – ha detto Alfio Mannino – e i fondi pubblici ed europei in arrivo esporranno i sindaci a enormi pressioni. Noi riteniamo che lo Stato stia battendo in ritirata nella lotta alla mafia e proprio per questo alzeremo il livello dell’attenzione e della rivendicazione e sollecitiamo strumenti diversi che possano fare da argine a illegalità, mafia e corruzione”.
Mannino ha ricordato la proposta di protocollo sugli appalti presentata al governo regionale “che non ha avuto finora alcun seguito concreto che andasse oltre gli apprezzamenti verbali”.
“Anche in questo caso – ha aggiunto il segretario regionale della Cgil – nella narrazione scompaiono i temi reali: che fine hanno fatto ad esempio gli interessi economici di Messina Denaro? Che strada hanno preso”.
L’OPINIONE
In questi anni, anche con la possibilità di scrivere per delle testate, ho sostenuto l’urgenza di ridare al cittadino la possibilità di partecipare efficacemente alla gestione della Cosa pubblica, quanto meno nel proprio Comune e che questo può avvenire solo con il ripristino di un Organo intermedio, snello e non costoso, come c’era decenni addietro prima che, guarda caso, fosse rimosso: il CoReCo (Commissione Regionale di Controllo) ovviamente rivisto in una forma moderna, cioè con al suo interno, a rotazione, anche un magistrato e tre ufficiali delle rispettive nostre Forze dell’ordine.
Anche il Procuratore Capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, già anni addietro e poi più recentemente, aveva evidenziato tale necessità di ripristino, altrimenti, diceva, gli amministratori continuerebbero ad essere soggetti, ad esempio, ai mafiosi. mentre, con quell’Organo (intermedio tra la politica locale e i Tribunali) potrebbero rispondere che il “favore” lo fanno, ma, il CoReCo glielo boccia e quindi così, implicitamente, sarebbero più tutelati e il mafioso, oppure il corruttore, rimarrebbero a bocca asciutta.
Quando ne ho parlato in qualche incontro, confronto o palco, vedevo l’assenso tra la gente comune, mentre i codazzi e loro referenti politici mostravano di tutta evidenza un palese dissenso, quasi di repulsione a solo sentirlo dire.
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