La vicenda è stata raccontata dalla trasmissione televisiva “Fuori dal coro” in onda su Rete 4. Una coppia di Avellino, nel luglio del 2022 aveva acquistato nel centro storico di Ortigia nella città di Siracusa, con tanto di registrazione dal notaio e caparra da 2 mila euro, un piccolo immobile come investimento. Nel 2021 hanno comprato anche l’appartamento che si trova accanto al loro per ampliare la proprietà, pertanto unificano i due locali. Nel luglio 2022 sono divenuti proprietari ad ogni effetto. Quando nel gennaio 2023 si sono recati presso l’immobile scoprono che l’appartamento era stato occupato nonché adibito a B&B (Bed-and-Breakfast). Si rivolgono pertanto ad un legale, l’avv. Aldo Ganci e, trovato un magazzino, decidono di spostare in esso quanto c’è nell’appartamento, quindi avviare i lavori per ristrutturare la casa, installarvi anche una telecamera, arredarla e quindi affittarla. Sennonché la donna che aveva precedentemente occupato l’appartamento si è rivolta al Tribunale.
Occupa l’appartamento lo trasforma in B&B, il Giudice le dà ragione
Il giudice di Siracusa le ha dato ragione, poiché, detto in sintesi, c’è stato un illecito da parte della coppia di Avellino, proprietaria dell’immobile, per essere entrati nell’appartamento, comunque occupato da terzi, ed avere sostituito la serratura, ciò in quanto, secondo la sentenza del Tribunale, la proprietà è di chi ne è in possesso in quel momento, anche se ha forzato la serratura. Il Giudice ha quindi intimato ai proprietari il ripristino dei luoghi e la restituzione delle chiavi. In sostanza l’appartamento di Siracusa dei due coniugi adesso è un B&B che non è dei proprietari della casa bensì dell’occupante abusiva. Questo caso di occupazione di casa rammenta un altro nella città di Messina del quale abbiamo scritto recentemente “Sicilia. Un’anziana va per operarsi e le occupano la casa”.
Nell’immagine di copertina, vista dall’alto, l’isola di Ortigia che costituisce la parte più antica della città di Siracusa.
L’OPINIONE
Che la Giustizia italiana sia imprevedibile, per usare un eufemismo, è notorio e forzosamente costrittivo. Ormai da anni gli avvocati non dicono più al cliente che dipende dalle leggi nei Codici, bensì dalla soggettiva interpretazione del giudicante di turno. A ciò, soprattutto, si aggiunga un maremoto di norme affastellate, incomplete e forse neanche nel tempo deliberate in dovuta sana fede. Per non parlare delle risapute lungaggini che, di tutta evidenza, almeno per chi ancora si azzarda a volere vedere e capire, sono come voluti dall’annosa e generalizzata politica e istituzioni, ma pure dagli ordini professionali, così tenendo il cittadino ad uno dei tanti “guinzagli” del decennale (incancrenito) sistematico sistema pubblico-politico italiano con annessi e connessi. Eppure un grande Magistrato, Pubblico Ministero di Palermo, ucciso, sembrerebbe, dalla sola mafia – così almeno ci vogliono dire i tanti prolissi processi di oltre trent’anni – affermava negli anni ’90 che se la Giustizia non sa dare risposte al cittadino quest’ultimo finisce con il rivolgersi altrove, tanto che, purtroppo, questo fenomeno lo si leggeva ancora, fino a qualche anno addietro, nei comunicati alla Stampa delle Forze dell’Ordine, ma che in ultimo anche quella doviziosa informazione alla cronaca è stata forzosamente rimossa.






